68 - EPILOGO

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Il volo di ritorno verso Londra fu molto più lungo di quanto indicassero le lancette dell'orologio. Non riuscivo a stare ferma, continuavo a pensare e ripensare a come sorprendere Leah. Non volevo solo comunicarle la mia decisione: volevo farle un regalo, qualcosa che le restasse impresso per sempre.

Avevo chiesto al Barcellona, per rispetto, di mantenere il massimo riserbo sulla mia scelta almeno fino alla scadenza ufficiale del mio contratto, che sarebbe avvenuta nel giro di pochi giorni. Così avrei avuto il tempo di organizzarmi, di rendere quel momento speciale.

Appena atterrata a Londra, presi un taxi e andai direttamente in hotel. Non volli tornare a casa: era troppo rischioso. Una sola occhiata furtiva tra me e Leah e avrebbe capito tutto. Così le scrissi un messaggio, mentendo a malincuore:
"Resto un giorno in più a Barcellona, voglio godermi un po' di tempo con le ragazze. Ci vediamo prestissimo. Ti amo."

Lei rispose subito:
"Divertiti, amore. Mi manchi già."

Mi si strinse il cuore. Volevo abbracciarla, dirle tutto, ma dovevo resistere ancora un po'.

Il mattino dopo, mentre l'Arsenal si allenava come da programma, io ero già in viaggio verso il centro sportivo, vestita in modo anonimo, con un cappellino calato sugli occhi. Dentro la stanza del presidente ero nervosa, emozionata come la prima volta che avevo firmato un contratto da professionista.

Dalla grande vetrata potevo vedere il campo d'allenamento: le ragazze correvano, ridevano, sudavano. Leah era in prima fila, guidava il gruppo con il suo solito entusiasmo. Eppure... nei suoi gesti c'era qualcosa di trattenuto. Come se stesse combattendo con un pensiero che non voleva affrontare.

Paola mi strinse il braccio:
«Tutto bene?»

Annuii, anche se il cuore batteva così forte che sembrava voler saltare fuori dal petto.

Finalmente arrivò Renée, sorridente come sempre, una luce di energia positiva che riempiva la stanza. Si sedette di fronte a me, aprì una cartellina rossa e iniziò a rileggermi tutte le condizioni del contratto: bonus personali, sponsor tecnici con Adidas, partnership con Audi, campagne pubblicitarie in cui sarei stata uno dei volti principali dell'Arsenal. Ogni dettaglio era stato curato alla perfezione.

Poi Renée si prese qualche minuto per parlarmi a cuore aperto:
«Lucia, voglio costruire questa squadra intorno a te. Sei una leader naturale, sei il tipo di calciatrice che fa crescere chiunque abbia accanto. Non si tratta solo delle tue qualità tecniche, è la tua mentalità che fa la differenza. Sei speciale. Per questo ti vogliamo qui, con noi, per aprire un nuovo ciclo vincente.»

La sua voce era sincera, e mi emozionai. Non era solo questione di calcio, era questione di appartenenza, di famiglia.
«Grazie, Renée. Davvero. Non ho mai incontrato un'allenatrice capace di trasmettere così tanto con così poco. Mi avete cambiato, come calciatrice e come persona. Darò tutto per ripagarvi.»

Presi la penna, respirai a fondo e firmai.

Click. Flash. Il fotografo della società immortalò il momento, mentre stringevo la mano a Renée e al presidente.

Tutto era ufficiale. Ora non restava che comunicarlo alla squadra.

Poco dopo, Renée convocò tutte le ragazze nella sala conferenze, dove solitamente analizzavamo le partite. Io restai fuori, nascosta dietro la porta, spiando attraverso uno spiraglio.

Leah era seduta in prima fila, il viso teso, le mani intrecciate tra loro.

Renée prese la parola, energica come sempre:
«Questa stagione è stata un viaggio incredibile. Non è iniziato nel modo più semplice: l'addio di Jonas, la confusione, la perdita di punti che sembravano costarci tutto. Poi è arrivata Lucia. Ha portato nuova linfa, nuova speranza. Abbiamo vissuto l'addio di una leggenda come Viv, e accolto nuove stelle come Chloe e Mariona. Abbiamo visto questa squadra rinascere, risalire la classifica, conquistare la FA Cup, vincere il campionato davanti alla nostra gente.»

Si fermò un momento, lasciando che il peso delle sue parole si sedimentasse.

«Oggi siamo qui per ringraziarvi. Tutte. Nessuna esclusa. Ma c'è un nodo importante da sciogliere. Come sapete, il prestito di Lucia dal Barcellona è terminato...»

Vidi Leah abbassare lo sguardo, mordendosi il labbro. Mi strinse il cuore vederla così.

Renée proseguì, mantenendo il tono serio:
«Abbiamo lavorato duramente per trovare il modo di riempire quel vuoto a centrocampo. E sono felice di dirvi che abbiamo concluso un affare importantissimo. Signore, vi presento il nostro nuovo acquisto.»

A quel punto, senza aspettare oltre, spalancai la porta ed entrai.

Per un secondo ci fu silenzio. Poi, come una marea, l'urlo di gioia delle ragazze mi travolse.

Leah rimase immobile, gli occhi sgranati. Solo quando mi avvicinai, come se finalmente realizzasse che era tutto vero, si alzò di scatto e mi corse incontro, stringendomi in un abbraccio fortissimo.

«Non ci credo...» sussurrò tremante. «Non ci speravo più...»

Le altre ci circondarono, urla, applausi, risate. Mi sentii sommersa da quell'ondata d'amore.

Quando l'euforia si placò, presi la parola, la voce tremante ma decisa:
«So che in molti pensavano che avrei scelto il Barcellona. E vi dico la verità: il cuore è stato messo a dura prova. Ma la scelta, alla fine, è stata semplice. Qui mi sento a casa. Qui posso crescere, lottare, diventare la calciatrice che sogno di essere. Non voglio vincere per abitudine. Voglio vincere facendo la differenza. E voglio farlo con voi. Grazie per avermi fatto sentire parte di questa famiglia.»

Gli applausi ripresero ancora più forti. Non avrei potuto desiderare momento più perfetto.

Più tardi, tornata finalmente a casa, non feci neanche in tempo ad appoggiare la borsa che Leah mi saltò letteralmente addosso, facendomi quasi cadere.

«Amore mio!» esclamò, piangendo e ridendo insieme. «Non hai idea di quanto stia sognando in questo momento.»

La strinsi forte, il cuore pieno.
«E invece io sono qui, per restare. Per noi. Per l'Arsenal.»

Mi guardò negli occhi, seria, accarezzandomi la guancia.
«Pensavo davvero che scegliessi il Barcellona. Credevo che avresti rincorso il sogno di vincere lì...»

Sorrisi, stringendola ancora più forte.
«Il sogno è qui, Leah. Il sogno sei tu, siete voi, è questa maglia.»

Le nostre labbra si cercarono, si trovarono in un bacio lungo, intenso, pieno di promesse.

Da quella sera iniziava il nostro futuro. Non sapevamo dove ci avrebbe portato, quali sfide, quali vittorie o sconfitte ci attendevano. Ma sapevamo che le avremmo vissute insieme, fianco a fianco, con il cuore pieno di orgoglio e ambizione.

Era solo l'inizio di qualcosa di molto, molto più grande.

E il meglio, sapevamo entrambe, doveva ancora venire.

Il cuore nel palloneLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora