Il viaggio dall'America all'Inghilterra era lungo e noioso, Kim non sopportava più né le cuffiette, né gli altri passeggeri, tanto meno le super finte hostess.
Provava a concentrarsi sul fatto che per dieci giorni avrebbe dovuto vivere con i 5 Seconds of Summer e che finalmente sarebbe stata fra le braccia di Luke. Prima di partire gli aveva mandato un messagio ogni 10 minuti perché era troppo euforica e Luke continuava a ridere ma era troppo contento anche lui.
"Preghiamo i passeggeri di allacciare le cinture di sicurezza, stiamo per iniziare la fase di atterraggio. Preghiamo inoltre di chiudere i tavolini e di..." Kim non ci pensò troppo, si mise la cintura e mise le sue cianfrusaglie nello zainetto. Aveva un sorriso enorme e continuava a guardare Londra illuminata nella sera dal finestrino. Appena scesa un'aria più fresca di quella di casa sua le colpì il viso e lei respirò a pieni polmoni. Nell'aeroporto era difficile non perdersi e, fortunatamente, video un uomo di mezza età, con un vestito scuro e un cartello con su scritto "Miss Punk Rock Armstrong". Capì che era lì per lei e che, ovviamente, l'aeroporto era troppo affollato perché uno di loro l'andasse a prendere.
"Luke..." lei scosse la testa guardando il cartello che l'uomo aveva in mano.
"In realtà è stato il signor Hood" lui rise un po' e poi prese la valigia di Kim per guidarla fino alla macchina.
Dopo qualche minuto si trovarono nel traffico del centro e Kim osservò affascinata la capitale inglese che probabilmente le avrebbe fatto da casa dal prossimo autunno.
"I ragazzi hanno una vera e propria casa oppure un appartamento?" chiese Kim per passare il tempo.
"Una piccola casa in periferia" rispose lui.
"Adesso sono a casa?"
"In realtà solo il signor Hemmings, gli altri li ha mandati via poco fa, qualcosa mi dice che voleva stare da solo" l'uomo aveva un punta di umorismo che fece arrossire e sorridere Kim. Era così contenta che sospirava in continuazione e il traffico non le dava minimamente fastidio.
Il tragitto su quella lussuosa macchina le sembrò ancora più infinito di quello sull'aereo. Kim non riusciva a stare ferma e quando la macchina si fermò non aspettò neanche che l'autista le aprisse lo sportello per scendere, si era già fiondata fuori, non diede conto neanche alla valigia e salì quei pochi scalini della casa che non si fermò neanche a guardare, sapeva fosse quella.
Suonò il campanello e poté giurare di sentire qualcuno all'interno quasi cadere per le scale, sentiva dei passi veloci sempre più vicini alla porta e man mano il cuore le batteva sempre più forte.
"Arrivoooo" sentì gridare da dentro e all'udire quella voce profonda e così famigliare le vennero delle lacrime agli occhi.
Quando la porta si spalancò non diede a Luke neanche il tempo di pronunciare il suo nome che lei gli era già saltata addosso e lo aveva baciato.
"Dio, Kim non ci credo che sei qui" continuava a dire Luke mentre lei era stranamente silenziosa.
"Hey, ragazzina allora? Che hai?" le chiese poi, mentre le accarezzava il viso.
"N-niente Luke, è che sono troppo, davvero, troppo felice di rivederti" la strinse di nuovo a sé mentre il suo sorriso andava solo ad estendersi.
"Scusatemi, questa è la sua valigia signorina, buon soggiorno a Londra" disse l'autista congedandosi.
"Grazie" rispose lei gentile.
"Vieni Kim, rendiamolo ottimo questo soggiorno" Kim la tirò dentro e ricominciò a baciarla. Gli era mancato quel sapore.
Aveva i pensieri che si accavallavano ma tutti quanti riconducevano a lei. Kim e solo Kim. A come le sue mani conoscessero perfettamente il suo corpo, a come la sua bocca era delicata e quella pelle così morbida e candida.
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Quando Ashton, Calum e Michael tornarono a casa Luke e Kim erano sul divano abbracciati a gurdare la tv. Il primo che lei vide fu Michael e si abbracciarono talmente tanto da ricadere sul divano. Poi salutò anche Calum e Ashton che stavano morendo dal ridere. Lei raccontò loro di come erano cambiate le cose, del viaggio, di come fosse finita bene la scuola e di..
"Dan?" Luke stava per fare un salto dal divano, solo a sentire quel nome aveva cambiato espressione.
"Kim, per favore dimmi che non è vero" la sua voce era seccata.
"Ti dico che è davvero pentito e poi sono un paio di mesi che andiamo molto d'accordo, è diverso e il nostro rapporto anche lo è. Se non ti fidi di me puoi chiedere a Jimmy" lei alzò le spalle.
"Quindi lo accetta anche lui?" Calum era sorpreso.
"Ve l'ho detto è tutto diverso, sono cambiate tante cose da quando siete andati via." spiegò nuovamente Kim.
"Comunque la cosa non mi piace" Luke aveva le labbra imbronciate e le braccia conserte.
"Luuukeeey" Kim gli si avvicinò, aveva la voce lagnosa "non essere geloso, io amo te, ho attraversato l'oceano per vederti" lei lo baciò e lui sorrise.
"Alla faccia sua" Luke le diede un altro bacio e i tre ragazzi risero.
"Ehm, ci sarebbe un'altra cosa che devo dirvi, ma questa è una sorpresa, è davvero una bella cosa" Kim si morse un labbro sorridendo. I ragazzi erano curiosi.
"Domani che ne dite di accompagnarmi al Royal College of Arts per dare un'occhiata? Perché, sapete, è lì che mi troverete per il prossimo semestre e quelli successivi spero" lo disse così, come niente fosse. Lei sorrideva e i ragazzi aveva una faccia da pesce lesso. Si girarono tutti a guardare Luke e poi di nuovo Kim.
"Dici sul serio?" Chiese Michael "Cioè in autunno ti trasferisci qui a Londra?"
Kim annuì a Michael e poi tornò a guardare Luke.
"E' fantastico" sussurrò per poi abbracciarla. Era l'inizio di una relazione meno complicata rispetto a quella dei passati mesi. Niente distanza, niente ragazzi come Dan, niente Jimmy che era geloso e niente papà Billie Joe con cui dividere la casa.
Potevano finalmente essere sereni.
AMORINIIIII
Non aggiorno da una vita ma almeno ho fatto tornare i Lukim. Lo so che mi amate hahahah.
Io amo voi e se il capitolo vi è piaciuto riempite la stellina :)
A presto,
Mar.
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Rage and Love
FanfictionKimberly Mary Armstrong, 17 anni e un carattere decisamente forte. Carattere ereditato dal padre, il famoso cantante/chitarrista dei Green Day, Billie Joe Armstrong. Ne va fiera, ma odia chi lo loda davanti a lei. E se a lodarlo fossero quattro rag...
