Have a Holly Jolly Christmas

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«Chissà... in un'altra vita, o in un altro universo, esistono Kai e Dean che spaccano il culo a tutti»

«Loro sono Kai e Dean. Due fratelli che potranno viversi come voi non avete potuto fare mai.»

K A I
(Junior✨)

Le persone non mi piacciono.
O meglio: sono poche quelle che riesco davvero a sopportare.

È da quando sono piccolo, in realtà, che ho difficoltà nel relazionarmi con gli altri.

Un tempo soffrivo per questo. Mi chiedevo come mai non riuscissi mai ad istaurare rapporti duraturi e perché amassi così tanto la solitudine.

Oggi penso di essere semplicemente fatto così. È una spiegazione che mia madre odia ogni volta che gliela ripropongo, ma non me ne vengono in mente altre. E poi a me basta.

Quindi, con gli anni ho smesso di forzarmi ad essere simpatico e socievole, e mi mostro fin da subito per quello che sono:

uno stronzo.

Ma forse non lo sono abbastanza, perché se fosse così non obbedirei al desiderio -ordine- di mia madre nel vedere me e mio fratello con dei ridicoli maglioni natalizi addosso.

Ci posizioniamo di fronte l'albero, addobbato con almeno un centinaio di palline, (comprese quelle con la nostra faccia), e aspettiamo che ci scatti questa maledetta foto, che finirà appesa l'anno prossimo.

Sono diciotto anni che ci costringe a ciò.

Con oggi, diciannove.

«Kai, sorridi di più, sembra che tu stia andando al patibolo» ordina mamma.

Forse perché per me sorridere ad una fotocamera equivale ad andarci sul serio?

Forzo i miei muscoli facciali in un sorriso falso, perché voglio che questo supplizio finisca il prima possibile.

«Io sono perfetto, vero?» aggiunge Dean.

Mamma annuisce.

«Un perfetto coglione, sicuro» dico tra i denti, per farmi sentire solo da lui.

«Tu hai un maglione con un elfo. Non credere di essere migliore di me» mi pizzica un fianco. Ricambio il gesto e finiamo per mormorarci insulti.

«Ma quando crescerete?» Sbuffa mamma, esausta dei nostri battibecchi continui.

«Lo sai che abbiamo un modo tutto nostro di giocare» prova a rassicurarla D.

«Perché parli al plurale?» inarco un sopracciglio, gettando un'occhiata maligna al mio consanguineo.

Io e lui andiamo d'accordo a giorni alterni.
Sono più le volte in cui battibecchiamo che quelle in cui siamo in pace, ma non c'è niente che non farei per Dean. E lui per me.

Siamo cresciuti fianco a fianco, essendo l'uno la spalla dell'altro, ed è la persona più importante della mia vita. Colui che sarà sempre prima di ogni cosa, anche di me stesso.

Però ci picchiamo spesso e ci urliamo addosso la maggior parte del tempo.

Come adesso.

LimitlessLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora