65. Michele

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Se ne stava seduto sull'enorme divano nero stringendo tra le dita il bicchiere ghiacciato ricolmo del suo amaro preferito mentre godeva della bellezza di quel suono che mai aveva udito fino a quel momento.

La sua risata spensierata riempiva l'intera stanza. L'aveva vista sorridere ma era la prima volta che la sentiva ridere. Se ne stava stesa a pancia in giù sull'enorme tappeto grigio a guardare un programma in tv.

Posò lo sguardo sulle sue gambe snelle lasciate scoperte da un misero pantaloncino che aderiva come una seconda pelle sui suoi glutei perfetti.
Aveva messo su qualche chilo e le sue forme si erano arrotondate rendendola ancora più armoniosa e sensuale.

Era passato poco più di un mese da quel giorno maledetto e ancora non le aveva confessato che aveva ammazzato Maria. Non voleva arrecarle altre sofferenze. Fisicamente era guarita ma la sua anima era sicuramente spezzata.

Bevve tutto d'un sorso quel liquido amaro quando l'immagine di Simone si impresse nella sua mente. Aveva messo a ferro e fiamme tutti i quartieri di Napoli e lo stesso avevano fatto i suoi uomini a Budapest ma quel miserabile sembrava essere sparito nel nulla.

Un verme viscido e senza spina dorsale. Si nascondeva come un topo, ma lui l'avrebbe stanato era solo questione di tempo.
Era così fuorioso che non si accorse di aver stretto il bicchiere di vetro con troppa forza.

<Cazzo!> esclamò quando si accorse del sangue che scorreva dal palmo della sua mano.
<Che hai combinato?> Il tono allegro della voce di Elena fu sostituito dalla preoccupazione.
Si alzò di scatto e lo raggiunse, spalancò gli occhi alla vista del bicchiere frantumato e del sangue che non smetteva di scorrere.

<Ci vogliono dei punti...> sospirò tamponando la ferita con il disinfettante. Averla così vicina lo anestetizzava da qualsiasi dolore. Le ciocche di capelli scure le incorniciavano il viso  e quelle labbra sporgenti color ciliegia lo mandavano in tilt.

Avrebbe voluto baciarla, ma lei era troppo intenta a medicarlo da non accorgersi del suo sguardo imbambolato. L'amava da impazzire e per lei avrebbe fatto di tutto.

<Andiamo all'ospedale?> Alzò lo sguardo consentendogli di specchiarsi in quegli smeraldi meravigliosi.Scosse il capo e con la mano integra sfilò il cellulare dalla tasca dei pantaloni e chiamò il suo medico di fiducia. Non sarebbe mai andato in un ospedale pubblico soprattutto non a Napoli e non in quel momento.

Avevano deciso di restare a Napoli ancora per un pò, sarebbero ritornati a Budapest giusto in tempo per le elezioni e sperava in cuor suo di risolvere al più presto quel fastidioso problema che gli arrovellava la mente.

Fece scorrere le dita morbide sul suo avambraccio muscoloso
< ti stai allenando di più?>. Si morse un labbro e lui l'attirò a se imprigionandola tra le sue cosce.
Si stava allenando quattro ore al giorno, ogni giorno. Doveva essere forte fisicamente, il suo obiettivo era uccidere Simone con le sue stesse mani. Niente armi, sarebbe stato troppo facile.
Voleva godersi quel momento, voleva strappargli la vita a colpi di pugni.

<Voglio essere bello per te> scoppiò in una risata allegra e il suo cuore si alleggerì.
<Sei già bello...> lo spinse leggermente spostando poi lo sgurdo sul palmo insanguinato.
Riportò gli occhi su di lui e si morse le labbra.
Era sicuro che prima o poi gli avrebbe fatto quella domanda e non sbagliò.

<Stavi pensando a lui?> Abbassò lo sguardo sui suoi piedi. Ogni volta che parlavano di Simone era come se lei se ne vergognasse. Era convinto che non si fosse perdonata come diceva, in cuor suo quello che aveva subito lo portava addosso come un marchio che aveva scelto.

<Bambolina...> sospirò sollevando il suo bel viso con le dita <si, pensavo a lui> ammise sincero.
Quegli smerdaldi verdi si arrossarono e una patina luminosa li coprì. Le lacrime presero a scorrere su quel viso di porcellana e una stretta al cuore lo colpì a quella vista. Non meritava le sue lacrime, non meritava che lei provasse repulsione verso se stessa. Se la strinse addosso senza proferire parola.

~

<Signorina lo convinca a prendere gli antidolorifici prescritti> il medico si rivolse ad Elena e con un cenno del capo si congedò lasciandoli nuovamente da soli.

< Hai sentito?> si avvicinò a lui accarezzando con le dita la fasciatura che gli copriva l'intera mano.
Annuì senza distogliere lo sguardo da quelle labbra carnose piegate in un sorriso mozzafiato.

Se la strinse addosso con la mano integra e la baciò senza esitazione. Avanzò di qualche passo in direzione del divano e senza lasciare mai quelle labbra perfette si stese su di lei. Le sbottonò il pantaloncino ed infilò la mano dentro spingendola al di sollo della stoffa umida delle mutandine.

Non lo deludava mai, era sempre così calda ed accogliente e questa cosa lo faceva impazzire. Le infilò un dito dentro inghiottendo quei gemiti di piacere che gli facevano montare dentro una voglia incredibile di farla sua. Ma non poteva spogliarla con una mano sola, si scostò quel tanto che bastava per consentirle di spogliarsi e lo aiutò a sua volta a liberarsi dei pantaloni e dei boxer.

Non si persero in convenevoli, la penetrò di getto facendole mancare l'aria nei polmoni.
<Ti amo> le sussuerrò mentre la penetrava con lentezza ma con vigore e leccò le lacrime salate che le ricoprivano il viso.
<Ti amo> sospirò lei appoggiando le mani sulle sue spalle in modo da poter prendere il comando della situazione e per la prima volta nella sua vita Michele lasciò che fosse una donna a scoparlo.
Ma lei non era una donna qualsiasi era la sua donna, si era lasciato andare a lei senza esitazioni perchè era l'unica che l'aveva fatto sentire come non si era mai sentito, al sicuro.

Elena

Non vedeva le sue amiche da un po di tempo.
Ma mentre con le altre aveva mantenuto dei contatti telefonici, Maria sembrava sparita nel nulla, non una telefonata, non un messaggio di scuse.

Nessuna delle ragazze l'aveva più sentita, nemmeno Vittoria aveva più notizie di lei.
Era preoccupata per lei nostante l'avesse tradita senza alcuni scrupolo.
Perchè l'aveva fatto? Forse Simone la stava minacciando?
Un brivido le percorse la schiena al pensiero che Simone avesse potuto farle del male. Sospirò affranta, era una stupida! Si stava preoccupando di una persona che l'aveva ingannata, era stata lei ad attirarla su quella spiaggia, era stata lei a consegnarla a Simone. Era per colpa sua che non riusciva a guardarsi allo specchio, era per colpa sua che dormiva poco la notte, era per colpa sua che si sentiva sporca nei confronti del suo uomo.

<Non torturarti...> alzò gli occhi e lo intravide attraverso lo specchio. Era bellissimo nel suo completo nero elegante, si volto nella sua direzione e gli sorrise.
<Sei bellissima> fece scorrere il suo sguardo lungo la sua figura incendiandole la pelle. Era capace di eccitarla solo con gli occhi, la guardava come se volessa mangiarla <questo vestito ti sta d'incanto.>

Si avvicinò a lei e le avvolse i fianchi con le braccia per poi girarla in direzione dello specchio.
Abbassò lo sguardo sui suoi piedi ma lui la strinse con forza obbligandola ad alzare lo sguardo.
<Guardati> sospirò al suo orecchio facendola rabbrividire <come puoi privarti di questa vista?> aggiunse accarrenzando con le dita il contorno del suo viso.

Si guardò allo specchio, osservò il suo viso e quello dell'uomo che le stava accanto e non potè trattenere il sorriso. Era bellissimo e insieme erano meravigliosi.
In quel momento desiderò che tutto ciò potesse non finire mai, che quella strana sensazione di felicità potesse durare per sempre.

Eppure dall'altro lato della città, nascosto nel buio qualcuno stava tramando e stava desideranno con tutto se stesso di portarle via ogni cosa che di più cara le era rimasta su questa terra.

Ci sarebbe riuscito?

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⏰ Ultimo aggiornamento: 16 hours ago ⏰

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