Capitolo 8

33 4 38
                                        

Come Sheeva aveva immaginato, Bashur accolse con scetticismo e profonda irritazione la scorribanda notturna in compagnia di Sylvia.

Rientrato in albergo un'ora prima dell'alba, gli bastarono pochi istanti per scoprire che le due discepole erano assenti. Attraverso una breve Caccia nel Sesto Livello le individuò all'interno di un locale notturno. Malgrado la situazione fosse apparentemente tranquilla, d'istinto pensò ad un modo per costringere Sylvia a rientrare. Lo fermò l'idea di essere costretto ad affrontare Sheeva. Non aveva alcun dubbio che la responsabile di quell'uscita notturna fosse lei e che avesse compiuto un gesto irresponsabile, oltre a trasgredire ad una regola primaria dei rapporti fra Maestro e discepolo. Si chiese se fosse il caso di informare immediatamente il Signore, dovunque fosse. Anzi, si era spettato di trovarlo nelle vicinanze dell'albergo ma non ne aveva scorto tracce neppure nel Sesto Livello. Immaginò che avesse deciso di rimanere nell'ombra, avvolgendosi in un potente Manto Oscuro, e che stesse vigilando con discrezione. Una scelta condivisibile che testimoniava la volontà di agire in modo elusivo. Sentendosi rassicurato, Bashur si convinse che la cosa migliore da fare fosse attendere il ritorno di Sheeva e ascoltare la sua spiegazione.

Durante l'attesa andò rimuginando sulla possibilità di porre un divieto ad altre future "passeggiate" notturne. Era essenziale che la giovane Demone comprendesse i rischi che poteva far correre a Sylvia con il suo comportamento avventato.

All'alba le due donne rientrarono in albergo. Erano entrambe in forma umana, indossavano eleganti abiti e avevano l'aria di essersi divertite, quantomeno di non aver corso rischi. Non erano avvolte da Illusioni o Manti Oscuri e questo lo sorprese perché costituiva una novità. Bashur le osservò in silenzio, senza farsi notare, mentre entravano nell'ascensore che le avrebbe condotte al piano dove si trovavano le loro stanze. Si muovevano con sufficiente naturalezza, parlavano sottovoce e sui loro volti era stampato un sorriso soddisfatto.

Dopo che Sylvia, raggiunta la propria stanza, si fu addormentata con ancora i vestiti addosso, un istante dopo essersi coricata, Sheeva scese nella hall e si diresse verso il divano dove la attendeva il Capocaccia con aria incupita. Lui era ovviamente in forma umana, quella di Mathias Necker, e stava sorseggiando una tazza di cioccolato caldo. Sheeva ne aveva percepito la presenza malgrado il leggero Scudo Illusorio di cui si era circondato quando erano entrate nell'albergo. Era pronta ad affrontarlo e a imporre il privilegio di Capo se fosse stato necessario. Rafforzò il Controllo e assunse l'aria più autorevole che poteva, mentre il Capocaccia emanava un'Onda Emotiva di profonda irritazione.

"Che intenzioni minacciose! E questo il modo di accogliermi?" Mormorò lei con voce calma. Gli si sedette accanto e per allentare la tensione sfoggiò un sorriso che avrebbe liquefatto anche il Demone più irascibile.

"Ho solo una domanda da fare – Mormorò il Capocaccia con apparente imperturbabilità – Dov'è il Signore?"

"Non è qui. Si è dovuto recare a Brema e ha assegnato a me il compito di proteggere te e Sylvia".

Bashur si sforzò di assorbire con distacco le informazioni e non rilevò alcuna anomalia nel comportamento di Sheeva, che pareva pienamente consapevole del proprio operato.

"Accetto volentieri la tua offerta di protezione, ma mi domando se quello che hai fatto stanotte rientri nei tuoi compiti".

"Sylvia non ha corso alcun pericolo, se è quel che intendi. Non ci sono Paladini nei paraggi, e non ho percepito tracce di Cercatori. Inoltre abbiamo preso tutte le precauzioni".

"Quindi eri sicura di poterti prendere cura di lei?"

"Si. Dopo la fuga dagli Stati Uniti non è mai stata viva come stanotte". Rispose la Demone.

Il Sentiero della TenebraLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora