Capitolo 1

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Nella primavera del 2032 Sylvia Bethaniut stava vivendo giorni solo apparentemente tranquilli. Nel poco più di un anno e mezzo trascorso dalla fuga dagli Stati Uniti i cambiamenti avvenuti nella sua vita erano stati così radicali da farle distorcere la percezione del tempo. Era come se fosse morta e rinata seguendo un percorso evolutivo tormentato.

Tutto il suo vecchio mondo di affetti era stato spazzato via.

Non aveva più una famiglia, un lavoro, una casa.

Era sola e il mondo la vedeva come un'assassina.

Appartenente a una illustre famiglia newyorkese, laureata in informatica e con brillanti prospettive di carriera lavorativa, Sylvia aveva condotto per 28 anni un'esistenza felice garantita dall'ombrello protettivo del potentissimo padre, Davon Bethaniut. Amministratore delegato della T&T Group e uomo fra più ricchi e influenti del mondo, aveva ricoperto la figlia di ogni attenzione, pur evitando di viziarla eccessivamente. La madre, Misha Levine, medico di fama e specializzata nel campo della chirurgia estetica, l'aveva educata con severità, insegnandole ad avere una mente aperta e aliena dai pregiudizi, ad amare l'arte e la cultura.

Erano stati anni vissuti in un ambiente dorato, circondata dal lusso e dagli agi ben rappresentati dalla faraonica Villa Bethaniut, la residenza newyorkese di famiglia che nei suoi 10.000mq ospitava giardini, campi sportivi e due magioni ricolme di tesori artistici.

Fra i molti interessi che avevano mosso l'azione di Sylvia sin dall'età adolescenziale spiccavano la pittura, la scultura e i viaggi. La meta preferita di questi ultimi era l'Europa, che aveva visitato in lungo e in largo, con un particolare interesse per la Germania, la Francia e l'Italia.

Ma non aveva trascurato lo studio. Frequentata la prestigiosa Berkeley University, si era laureata in informatica ed era diventata in pochi anni una delle giovani menti brillanti di cui si componeva l'equipe del matematico e informatico Mark Hohlberg, premio Nobel e inventore del primo sistema operativo in grado di interfacciarsi direttamente con il sistema nervoso centrale umano. Si era trattato di una scoperta rivoluzionaria e molti paragonavano Hohlberg al più grande scienziato del XX secolo: Albert Einstein.

Sylvia aveva anche conosciuto l'amore, quello vero, formando con l'ambizioso e determinato Philip Dorley, rampollo di una ricca famiglia di avvocati del New Jersey, una coppia capace di riempire le copertine dei rotocalchi di tutto il mondo.

A 28 anni la sua poteva dirsi un'esistenza in continua ascesa e nulla pareva esserle precluso.

Poi qualcosa aveva annientato tutto quel mondo di incanti.

Il 15 settembre del 2027 il corpo di Philip Dorley era stato ritrovato privo di vita e orrendamente mutilato nella casa dove la coppia abitava, all'interno di Villa Bethaniut. Sylvia aveva subito gravissime ferite e per molti giorni si era temuto per la sua sorte. Quando medici avevano sciolto la prognosi dichiarandola fuori pericolo, si era subito trovata nella posizione di maggiore indiziata dell'omicidio e l'opinione pubblica si era immediatamente divisa fra colpevolisti e innocentisti.

Fra lo sconcerto e l'incredulità generali la giovane donna aveva clamorosamente confessato il delitto, pur non fornendo alcuna spiegazione sul movente. Era stata rinviata a giudizio con l'accusa di omicidio volontario aggravato da crudeltà. I genitori, sconvolti, avevano comunque fatto l'impossibile per garantirle una difesa adeguata in sede processuale, nonostante che le prove schiaccianti contro di lei avvalorassero la confessione. Il processo, drammatico e seguito ampiamente dai media mondiali, si era concluso con una sentenza di colpevolezza. Condannata a morte e rinchiusa nel penitenziario di massima sicurezza King John, nei pressi di Buffalo, durante la detenzione aveva scoperto di essere affetta da una forma acuta di leucemia e i medici si erano dimostrati assai pessimisti. Il peggioramento era stato rapido e inesorabile, a tal punto che si dubitava potesse sopravvivere sino al 20 giugno 2029, data fissata per l'esecuzione della condanna tramite iniezione letale.

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