La valigia è pronta, messa lì, sul letto. La casa è stata rimessa a posto, tutto per come l'abbiamo trovato. La macchina è stata riconsegnata. Gli addii detti.
Adesso devo solo rendermi conto che questa vacanza è finita. E lo faccio mentre do' l'ultima occhiata alla facciata dell'edificio, mentre salgo sul taxi e aspetto che ci riporti tutti all'aeroporto. Lo faccio mentre aspetto dopo il controllo bagagli, seduta da sola, in attesa dell'imbarco.
Ricordo che questa vacanza è iniziata nel migliore dei modi. Mi divertivo, non avevo pensieri, stringevo amicizie e ne rafforzavo altre.
Mi rendo conto che, invece, è finita come non mi sarei mai aspettata. Mi ero immaginata risate, abbracci, saluti.
Tutti insieme, dovevamo essere tutti insieme, felici e uniti come non mai, dopo questa esperienza che ci ha visti catapultati in un mondo che non è il nostro - frenetico, attivo, sconosciuto, pronto ad essere esplorato e vissuto.
Mi ero immaginata il ritorno mentre insieme agli altri pensavamo ansiosi e spaventati all'imminente percorso che ci attende all'università. Eravamo tristi, ma felici di poter stare insieme ancora un altro po'. Eravamo abbronzati, ancora un po' addormentati. Eravamo amici.
Adesso mi ritrovo seduta su questa scomoda poltrona di plastica, circondata da persone che non so più se ritenere mie amiche.
Non ho più parlato con Valentina.
Ieri sono stata tutto il tempo nel letto, aspettando che questa enorme valigia che mi sta davanti si preparasse da sola. Poi ho capito che nessuno sarebbe venuto in mio aiuto, perciò ho cominciato a raccogliere le mie cose con estrema lentezza, ma prima che Valentina fosse di ritorno per poter raccogliere le sue, di cose, io avevo già finito e me ne stavo beatamente sdraiata nel patio a fumare decine di sigarette.
Ho tenuto la mia mente spenta, come mi ero prefissata. Il vento non ha smesso di soffiare per tutto il giorno e ad un certo punto quasi mi dava fastidio.
Ho cercato di ricordare le parole del mio prezioso istruttore, di cercare nuovi amici quando quelli attuali avrebbero usato il mio passato contro di me.
Valentina forse lo ha fatto, ma gli altri non ne hanno la più pallida idea. E comunque, non sono per niente pronta a lasciarli. Non voglio lasciarli.
In tutti i momenti in cui abbiamo incrociato gli sguardi, o quando ci ritrovavamo nella stessa stanza, si percepiva tensione nell'aria.
Se io non voglio lasciarli, loro sicuramente vorranno lasciare me.
Adesso Valentina mi è seduta di fronte, ma lontana da me, e lontana da Riccardo. Non so cosa ne sarà di loro due, ma - rifletto - in questo momento non so niente.
A quanto ne so, ieri non si sono rivolti la parola nemmeno per sbaglio. Quando eravamo a pranzo tutti insieme, seduti al tavolo della cucina, quelli ancora assonnati non ci facevano caso, ma nessuno parlava con nessuno. E ho capito che ero io la causa.
Mi sono sentita veramente di merda. Se un giorno prima avevo pensato che quella casa non stava in piedi senza di me, ieri pensavo che era proprio perché c'ero io che era crollata.
Per la prima volta mi sono sentita la causa di tutto. Perché no, anni prima non mi ero sentita il male in persona, solo la persona a cui il male era stato fatto.
Mi sono chiesta come avessero fatto tutti quanti a sopportarmi per anni. Mi sono chiesta se sono stata sempre così cattiva e orribile.
Poi ho realizzato che probabilmente avevo continuato a soffiare sul fuoco debole per tutto questo tempo, finché adesso si è trasformato in un incendio di dimensioni enormi, a cui non è potuto sfuggire nessuno.
STAI LEGGENDO
A summer to live
Romansa[Completa] Feste. Alcol. Sesso. È questo il suo stile di vita. Sofia è una ragazza di diciotto anni che è partita a Los Angeles per le vacanze estive dopo il diploma. A farle compagnia è la sua comitiva di amici, tra cui c'è anche la sua migliore...
