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JAKE

Dopo aver finito il nostro allenamento mattutino andiamo tutti, compresi Price, al Bell's per bere qualcosa e stare un po' insieme. È stata una mia idea un po' perché voglio stare ancora con Alessio, ancora non riesco a credere che abbia proposto di vedere semplicemente come va senza complicazioni varie, e un po' perché ora fanno parte della squadra e dobbiamo legare con loro perché siamo una famiglia. A quanto pare però le ragazze sono più importanti del nostro tempo insieme perché, non appena mettiamo piede nel locale, Oliver e Brian dandomi una pacca sulla spalla si allontanano e vanno verso Alyssa e Aisha. Oliver è già cotto e credo che presto lo sarà anche Brian, quindi restiamo solo io, Alessio e suo fratello che però lancia un'occhiata eloquente per chiedere il permesso di dileguarsi.

-Va' pure, tranquillo ed esci con lei. Starà di sicuro da sola nel suo appartamento- gli concede Alessio mentre Blake, sorridente ci saluta per poi uscire di lì. Non ci vuole un indovino per capire che sta andando dall'altra ragazza del gruppo... Aria se non sbaglio.

-E così ne rimasero due- sospira Alessio, le braccia incrociate al petto mentre tiene d'occhio sua sorella e la sua amica che stanno chiacchierando con i miei migliori amici.

-Credo che passeremo molto tempo insieme, che lo vogliamo o no- gli passo un braccio attorno al collo con fare amichevole, come faccio in continuazione con i ragazzi.

-Già- mi lancia un'occhiata di sottecchi, ma lo vedo che alza l'angolo della bocca in un mezzo sorriso.

-Ed è un bene o un male secondo te?-

-Devo ancora decidere- si volta a guardarmi riducendo così la distanza fra noi. Vorrei baciarlo invece mi ritraggo di poco, togliendo il mio braccio dal suo collo, e gli faccio segno con il mento di uscire fuori di qui. Due minuti dopo siamo nella mia macchina senza una meta precisa. Dato che ieri sono stato io a decidere, ora chiedo a lui dove voglia andare.

-E che ne so. Sei tu quello che conosce la città qui, dimenticato?- non ha smesso di sorridere neppure un secondo come, d'altronde, ho fatto anch'io.

-Be' allora ti toccherà fidarti di me suppongo- dico mentre penso al posto perfetto in cui andare.

Dopo un po' accosto, spengo l'auto e ci dirigiamo verso la spiaggia. In fondo siamo a San Diego, California, cos'è meglio della spiaggia? Ci sediamo sulla sabbia, in riva al mare, distaccati da tutti. Anche se non c'è poi molto gente considerando che in estate non ci si può proprio accostare.

-Sto iniziando a credere che tu abbia una qualche strana ossessione per le spiagge. Ma considerando dove siamo non posso fartene una colpa. No California?- ripenso a quando abbiamo passato più di mezz'ora sdraiati, lui sopra di me, a baciarci sulla sabbia. Me la sono ritrovata tra i capelli, nei vestiti... praticamente ovunque, ma n'è valsa la pena. Sarei contento di ripeterlo se anche lui lo volesse.

-Hai detto bene Illinois...- per un po' stiamo in silenzio ad osservare il mare mentre io mi torturo perché c'è una cosa di me che in pochi sanno e che so di dover dire a lui se voglio che le cose funzionino.

-Senti Alessio...- inizio tenendo lo sguardo sempre fisso difronte a me, ma lui mi interrompe subito.

-È la prima volta che mi chiami col mio nome quindi deduco che sia una cosa seria...- neanche lui mi guarda, ma stringe le braccia attorno le ginocchia per stare più comodo.

-Abbastanza, sì. Ci sono cose di me che dovresti sapere se vogliamo che funzioni...- e di nuovo mi fermo quando vedo che si sta togliendo le scarpe e i calzini per poi mettersi in piedi.

-Possono aspettare. Anche tu dovresti sapere delle cose su di me, ma non ne voglio parlare ora- inizia a camminare verso il mare a passo lento fino a fermarsi e voltarsi verso di me, ancora immobile.

-Alessio davvero dovresti saperle prima di...- ma la mia voce viene sovrastata dalla sua.

-Vieni o no? Se non stai per morire in questo esatto istante allora tutto può aspettare. Ma non io, quindi alza il culo e vieni qui García- e obbedisco. Alzo il culo e lo raggiungo, dopo essermi tolto le scarpe anch'io. inutile dire com'è andata a finire. Ovvero con noi due bagnati fradici che rischiamo di prendere la polmonite quindi andiamo a casa mia per asciugarci e metterci dei vestiti puliti. Fortunatamente abbiamo la stessa taglia quindi gli ho prestato dei miei vecchi vestiti. Poi ci sediamo sul divano, pronti a parlare, quando un adorabile uragano di sei anni mi piomba addosso dalle spalle.

-Shelly. Non dovevi tornare stasera?- le chiedo posizionandola sulle mie ginocchia. Lei fa spallucce e poi mi dice che è voluta tornare prima per stare un po' di tempo con me ed è allora che nota Alessio seduto al mio fianco e si nasconde dietro al mio braccio per la vergogna.

-È tua sorella minore?- chiede lui salutandola con la mano. Stringo ancora più forte a me la bambina che sta cercando rifugio tra le mie braccia e poi dico le parole che cambieranno tutto. perché è sempre così, cazzo. L'ho già vissuto coi ragazzi, solo che loro erano lì e non mi hanno giudicato mentre non so quale potrebbe essere la reazione di Alessio.

-Lei è Shelly. Mia figlia- sgancio la bomba stringendo ancora di più a presa sulla piccola perché, se non capirà questo, se non la accetterà, la mia sola possibilità di essere felice e di capire se sono o no gay, anche se credo molto dipenda da Alessio, perché è stato il primo dal quale sono stato attratto, svanirà. Svanirà tutto se lui non lo capisce ed è per questo che ho paura. Ed è per questo che mi sto ancorando a mia figlia per evitare d sprofondare.

-Tua... figlia?- chiede incredulo, annuisco, la mascella serrata. Dalla sua prossima mossa dipenderà se gli racconterò o meno la mia storia. Ma lui è un tesoro e, sporgendosi verso la piccola, si presenta e gli tende la mano.

-Ciao. Io sono Alessio. Un amico di tuo padre. Ti va di giocare un po' con me?- e allora riprendo fiato. Non mi ero neanche accorto che stessi trattenendo il respiro. Sorrido a entrambi e iniziamo a giocare al gioco preferito di Shelly. Vorresti. Quando si addormenterà gli racconterò tutto.

Il Mio Destino Sei TuDove le storie prendono vita. Scoprilo ora