Capitolo 28 - Date da bere ad un assetato (revisionato)

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**** AVVISO : SCENE ESPLICITE ****

Mi svegliai che era ancora notte, in un letto che non era il mio, in una stanza che non era quella di Grifondoro. Dopo un primo momento di panico, dovuto al fatto che non riconobbi il luogo, mi ricordai cosa fosse successo la sera precedente. Tirai dei respiri lenti e profondi per mantenere il controllo e non andare nel panico. Anche se razionalmente avevo capito e avevo accettato la cosa, talvolta le mie emozioni nei confronti della mia storia erano ancora contraddittorie. Mi alzai dal letto per andare in bagno a bere un bicchiere d'acqua e sciacquarmi il viso, ma non sapendo quale fosse la stanza giusta, aprii la prima porta che trovai.

Ovviamente non era la porta del bagno, ma bensì la porta della camera di Thomas. Anche se era buio, dalla finestra filtrava una leggera luce stellare che si adagiava, come una dolce coperta sul suo corpo mezzo scoperto. Il mio sogno proibito dormiva come un fanciullo, il torace tonico e scolpito scoperto, il lenzuolo che cadeva licenzioso a coprirgli la vita, i polpacci muscolosi nuovamente scoperti. Un braccio ricadeva inerte sul suo ventre, mentre l'altro era portato dietro la testa. Sembrava un dio greco, di quelli che si scolpivano nella pietra, per metterli nei templi dove la gente andava ad adorarli.

Spinta da qualcosa che nemmeno sapevo riconoscere, varcai la porta. In un primo momento avrei voluto solamente toccarlo, accertarmi che non fosse un sogno partorito dalla mia mente malata. L'avevo sognato talmente tante volte, ma non ci ero mai andata nemmeno lontanamente vicino. Era l'uomo più bello che avessi mai visto. Ero ormai giunta ai piedi del letto e stavo allungando un mano per sfiorargli una gamba, quando notai un leggero cambiamento. Percepivo della tensione, come se qualcuno mi stesse osservando. Alzai lo sguardo e lo vidi che mi fissava.

- Ti piace quello che vedi? - mi domandò con lo sguardo malizioso, che generalmente usava per provocarmi.

- Vuoi che ti dica la verità? - gli domandai stando al gioco, e per provocarlo mi andai a sedere nella metà del letto ancora intatta. 

Lui si girò a fissarmi e alzò un sopracciglio come a chiedermi cosa volessi, o meglio se volessi. Per tutta risposta mi distesi accanto a lui e appoggiai una mano sui suoi pettorali, mentre lui spostava il braccio che aveva dietro la testa sotto la mia. Come un gatto che si acciambella sulle gambe del padrone per le coccole, così mi sistemai contro il suo corpo. Mi sentivo a mio agio con lui, peccato che appena mi sistemai comoda comoda, l'aria divenne elettrica e il mio respiro cominciò a farsi pesante. La mano che avevo adagiato sul suo torace prese a muoversi, come se avesse volontà propria e io spalancai gli occhi fissandola. Thomas voltò il capo verso il mio e poggiò le sue meravigliose labbra sulla mia testa, mentre con le dita, quelle lunghe dita delicate e forti con cui suona la chitarra, cominciò a percorrere il mio braccio, dalla spalla fino al gomito, lentamente, come una dolce tortura. Nel caso non se ne rendesse conto, mi stava mandando a fuoco.

- Non hai la più pallida idea di cosa stai facendo e di cosa mi stai chiedendo, vero? - mi sussurrò fra i capelli.

Io ero rapita dalle sensazioni; quelle che giungevano dalle mie dita che girovagavano birbanti sul suo petto e da quelle che mi provocava lui. Sapevo quello che stavo facendo? Beh sì. Non era la prima volta che stavo con un ragazzo, ma lui non era un ragazzo. Lui era l'uomo che mi aveva protetta più di una volta dalla mia stessa magia, l'uomo che c'è sempre stato, l'uomo che ha scombussolato il mio cuore, quello che mi ha baciata come se fossi l'acqua in mezzo al deserto, quello per cui andavo a fuoco. - Provi anche tu quello che provo io quando passo la mano sul tuo corpo? - gli domandai curiosa.

- Non saprei. Tu cosa provi? - mi rispose.

Alzai la testa per poterlo guardare negli occhi e cercai di fargli capire con lo sguardo cosa mi stesse facendo con quelle dita.

Anche se... (in revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora