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☩ D E S P E R A D O - APOCALISSE ☩ XXXIX Quindi, finché ha senso, va bene anche non sapere il perché
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-Questo passo è il mio preferito! – urla Jamie, sotto le risate di tutto il gruppetto di pugili che si abbassano con le ginocchia a novanta gradi, indurendo i muscoli delle natiche in piccole pulsazioni che li portano su e giù; Trevor se ne sta in mezzo a Celine e Bev, la seconda che sta sopportando con un po' più fatica quel momento, la prima che è talmente forte e resistente da non sentire nulla, assieme all'uomo accanto a lei, che cerca di non ridere alla battuta di Jamie e di regolare la respirazione, ancora un po' instabile sulle gambe; sta riprendendo piano con il gioco, e sta facendo il possibile per tornare resistente come prima, che ricorda ancora tutti i pugni presi da David, quella forza che per un attimo gli ha fatto dubitare delle sorti di quel match che ha poi stravolto. E poi, circondato da tutti quei pugili, che ridono con lui, che sembrano voler davvero parlare con lui o anche solo passare un'ora di allenamento, si sente molto più a suo agio: ha riscoperto una simpatia che di sé non aveva mai notato, un modo di giocare col mondo esterno che aveva creduto non facesse mai parte di lui. Terence, che gli sta dietro, mentre cerca di non buttarsi a terra dalla disperazione per quei balletti mischiati al cardio, è quello che più lo ha fatto sentire coeso in quella palestra: si è preso le peggiori scazzottate durante gli sparring, senza mai buttare la spugna contro quel Trevor Ward che tanti ammirano; si è svegliato sempre un'ora prima di lui per poterlo svegliare con le urla più sgolate che si potessero sentire all'alba di Desperado, solo per andare a correre insieme, nonostante la fatica del vincitore. Lo ha fatto sentire per la prima volta parte di un vero rapporto, stringendolo a sé, schioccandogli dei baci improvvisi sulle guance, scherzando e facendolo ridere come non ha mai riso; gli ha rubato infinite volte l'asciugamano dalla doccia, facendolo dannare, con quel sorriso di bambino e i capelli biondi e bagnati a coprirgli gli occhi – sembra averlo guardato e averci trovato un uomo, senza passato e con solo il presente a fare da padrone, un uomo a cui voler bene. Poi non sa perché, sarà che ha due anni in meno di lui, un mondo che lo aspetta, e ancora tanta esperienza da fare nel mondo del pugilato, ma Trevor che prima lo vedeva come una minaccia, una fonte di incertezza, in un certo senso ora ci ritrova un conforto, un sorriso su cui poter contare, una chiacchierata quando di parole profonde non servono, una pacca sulla spalla quando l'allenamento non va come previsto, quando si chiede se ha senso tutto quello che sta facendo – nel sorriso di Terence trova la speranza di non aver di nuovo sbagliato tutto, che nel sorriso di quella persona che reputa una conoscenza ma che più di tutti gli sta facendo dubitare della vera natura di quel rapporto. E sente di provare affetto per lui, profondo e sincero: vede in lui il ragazzo con cui avrebbe passato tutte le notti a studiare instancabile, vede in lui il ragazzo con cui rincorrere treni che si perdono, lezioni confuse, una birra di sera, stesi su un balcone, a credere che ci possa essere ancora tanto, di quel mondo così incomprensibile, solo per loro. E poi, in mezzo a Bev e Celine, non si è mai sentito così a suo agio: sempre angosciato nel poter spaventare le donne e farle sentire a disagio, Trevor non è mai stato un ottimo comunicatore, si è lasciato scivolare via qualsiasi occasione; gli scambi di opinioni con le sue docenti del liceo e dell'università erano le uniche cose che per un attimo riuscivano a distaccarlo dal pensiero costante di sua madre, terrorizzata dalle fasce che portava alle mani, dal sangue che gli bagnava il volto, terrorizzata dal fatto che non fosse smilzo e di media altezza come suo padre, che avesse dei pensieri, una mente che lei non poteva in alcun modo controllare e poter dire sua. Invece Bev e Celine non perdono tempo a prenderlo in giro, quella vittoria ai loro occhi è solo il risultato del buon lavoro di Michael, il buon lavoro di un collega che come loro butta sangue in un quadrato; non sembrano spaventate dalle ferite che si stanno rimarginando, o dal fatto che poi in realtà Trevor è sempre un po' schivo, ma che riesce a sorridere un po' di più. E sa bene che lo guardano con gli occhi di due colleghe, e che nessuna di loro due ha gli occhi di Michelle – si è reso conto che gli va bene più di quello che vuole ammettersi. Allora continua a imitare i loro movimenti, ancora agile ed elastico, accaldato e sudato per l'afa di quei giorni e l'allenamento intenso, le gambe che si muovono delicate e sfuggenti, si spostano da una parte all'altra senza un vero impegno, tra le risate di tutti, le imprecazioni di Terence, il cantare a squarciagola di Jamie, e Bev e Celine che continuano a punzecchiarlo su quanto sia in realtà sgraziato, quando tra le risate si notano le loro piccole e innocenti bugie.