☩ VENTISETTE ☩

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☩ D E S P E R A D O - APOCALISSE ☩XXVIIGiovedì: La cerimonia di pesatura

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☩ D E S P E R A D O - APOCALISSE ☩
XXVII
Giovedì: La cerimonia di pesatura

-Sono già alla seconda maglia fradicia! – Michael si agita da una parte all'altra della palestra, il corpo madido di sudore, mentre Trevor lo guarda, assorto e silenzioso, col viso e col corpo più asciutti: ha nascosto nel sonno di quelle notti il...

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-Sono già alla seconda maglia fradicia! – Michael si agita da una parte all'altra della palestra, il corpo madido di sudore, mentre Trevor lo guarda, assorto e silenzioso, col viso e col corpo più asciutti: ha nascosto nel sonno di quelle notti il senso di sete e fame a grattargli la gola, ha nascosto negli allenamenti estenuanti il ricordo asfissiante del suo passato, ha nascosto nel sudore eccessivo e volontario le paure, le ha fatte aderire alla pelle, sono la sua armatura e la sua resistenza. Si tiene tra le mani la maglia, controlla a uno degli specchi della palestra il corpo asciutto dai lavori fatti durante quelle tre settimane: il corpo alto è ancora più accentuato nel metro e novanta superato, le vene si disegnano sui muscoli duri e visibili delle braccia, i pettorali appena sporgenti, in linea con il torso, l'accenno ora più visibile degli addominali, i fianchi spigolosi, la vita più stretta, i quadricipiti forti e appena visibili sotto lo strato di pelle delle gambe, affinati nel lavoro di tecnica per le schivate, per le corse lunghe, i polpacci alti; le nocche sono pulite, il percorso sregolato delle vene sul dorso delle mani è appena visibile, si guarda le dita lunghe; cerca nel suo corpo l'ennesima distrazione, per non guardare il suo volto smagrito e dai lineamenti più duri del solito.

Mancano trenta ore all'incontro: è arrivato il momento della cerimonia della pesatura. Quegli ultimi giorni erano stati il suo personale inferno: ha cominciato con le minzioni più frequenti, e gli allenamenti hanno di poco iniziato ad addolcirsi, e giorno dopo giorno calava sempre di più grammi. Sono dieci ore che non sente la fame - precisamente da quando ha fatto colazione con qualcosa di semplice e frugale, non abbastanza per provvedere a tutte le sue energie – e sei che non sente la sete. E ora, con quelle quattro del pomeriggio che rintoccano nel cielo di Desperado, è nella palestra di Michael, in attesa di andare all'Arena. Scuote la testa, ha paura gli inizi a fare del male: si è reso conto di quanto gli specchi in quel posto lo stordiscano, e non vuole perdersi troppo nel guardare il frutto dei suoi allenamenti: non è l'apparenza che porta alla vittoria, è ciò che vi è stato costruito al suo interno. Michael si infila veloce un'altra maglietta: dire che quell'allenatore è agitato è pressocché un eufemismo. Ha davanti ai suoi occhi il risultato della perfezione di un lavoro strenuo e affinato: Trevor è una scultura davanti ai suoi occhi, potrebbe perfettamente sostituire quelle sul frontone dell'Arena di Desperado, tanto il suo corpo è pronto allo spettacolo – il modo in cui i muscoli si disegnano sulla pelle rosea, il modo in cui delinea la sua tattica, la perfetta rappresentazione della disciplina di un uomo che è pronto a dare tutto sul ring. Ed è proprio per questo che è ancora più agitato: che non ha mai avuto nessuno come Trevor fino a quel momento, un professionista di tutto punto, uno che sembra essersi fatto da pugile e da allenatore da solo fin dall'inizio, che sa bene cosa c'è nel senso del sacrificio, che sa come essere disciplinato e sa anche come distruggere la disciplina stessa; quell'uomo davanti a lui è un perfetto enigma, potrebbe regalargli uno degli incontri migliori come allenatore, come potrebbe distruggere tutto, arrivando a distruggere sé stesso. Sa che quando sarà su quel ring, potrebbe non stare ai suoi consigli, e fare come ha sempre fatto: di testa sua. E mantenere la calma in quel momento sta diventando difficile: se lì sopra facesse quello che fa sempre, potrebbe essere la rovina. Però non glielo dice, non è questo il momento, e Trevor non sembra in vena di parlare: è ancora più schivo degli altri giorni, e sente che è dovuto alle privazioni che sta sopportando, che gli rendono anche difficile avere qualcuno al suo fianco. Allora sbuffa, esagitato al massimo, cerca di tenere a freno i battiti esagerati del cuore, cerca di non farsi prendere dal panico, mentre Trevor si rimette silenzioso la maglietta, sistema sulla vita i pantaloncini dei suoi incontri, e le fasce bianche e anonime. Si sfrega le mani, guardando la palestra vuota – sono tutti ad aspettare la cerimonia, all'Arena.

𝐃𝐄𝐒𝐏𝐄𝐑𝐀𝐃𝐎La tua prossima ossessione. Scoprilo ora