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☩ D E S P E R A D O - CITTÀ D'OMBRE☩ XLVI L'Illusione che governa il Caos
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-Ma nemmeno un piccolo spoiler? – prova a convincerla Agame addolcendo lo sguardo, e Michelle lo spinge via con l'indice, scuotendo il capo. La mattina di Desperado ha sempre le nuvole pesanti a fare da cornice, ma nella cucina di quell'appartamento, i due trovano in entrambi i raggi del sole, il sereno dell'azzurro. -Poi ti monti la testa e perdi come minimo, a quel punto dovrai restituirmi i soldi della scommessa e ti faccio dormire per un mese sul balcone. -Sì, - inizia quello, provando a convincerla, intanto che lei si sposta per la cucina a prepararsi la colazione, -ma se io ricevo la sorpresa in un colpo muoio d'infarto e al ring non ci arrivo, ne sei consapevole? -Che pugile debole! – lo schernisce lei, ridendo con lui. -E nemmeno tu mi hai ancora fatto vedere la sorpresa che stai preparando con Michael, non osare lamentarti. – continua, poggia il caffè con la frutta e i biscotti sul tavolo, girandosi poi verso lui. -Stai bevendo, vero? -Ho recuperato quasi tutti i liquidi tranquilla, sono già arrivato a quasi un litro oggi. – la rassicura, lasciandole un bacio tra i capelli. -A chili? -Novantadue: penso vada bene così. -Scommetto che quello ha preso un botto di chili per stasera. -Ha i pugni di un campione del mondo, è ovvio. – la rassicura lui, sedendosi accanto a lei. Michelle si volta, gli occhi accesi come le intenzioni. -Anche tu hai i pugni di un campione del mondo. -Eh, - inizia lui, poco convinto, -Le schivate saranno sempre il mio forte. -Il tuo sinistro allo stomaco è imbattibile: e non l'ho visto solo una volta. In più, non hai fatto altro che allenarlo in questi mesi: ora sarà molto potente. -Michael diceva che non lo valorizzavo abbastanza. – commenta assorto lui, intanto che stringe più volte la mano sinistra in un pugno, le dita lunghe, le nocche curate, su cui non c'è più il passaggio dei pugni che hanno fatto svanire la sua Ombra. Alza il volto a guardare lei intenta a mangiare e ascoltarlo attenta.
-Tu credi davvero in me, Michelle? – quella aggrotta le sopracciglia, mandando giù il cibo col caffè. -Non dovresti più dubitarne: ho capito che non sono una cima nel pugilato, ma riconosco da un miglio un talento, e il tuo lo è. E non è solo talento: tu, hm, non lo fai sembrare un mattatoio come lo fanno sembrare certi. Quando ci sei tu sul ring, è come se il pugilato diventasse comprensibile anche agli occhi di chi non lo capisce. Scopri tutte le carte, riveli anche l'impensabile, e resti comunque imprevedibile al tuo avversario. Vuol dire che non smetti di lavorare il talento e non ti ci adagi sopra. – Agame le sorride, arrossisce appena, lusingato da quei complimenti, e Michelle lo risveglia subito. -Non adagiarti su questi complimenti, però. -Assolutamente: devo essere teso e pronto. – lei schiocca la lingua sul palato, a dargli ragione, e quello si alza, stiracchiandosi. -Adesso passo al cimitero, e poi vado da Michael: ha più bisogno lui di me del contrario; sono giorni che sente i sensi mancargli se pensa che mi sta portando alla cintura. – e Michelle scoppia a ridere, ricordandosi di averlo trovato qualche giorno prima steso sul ring con Agame ad aiutarlo con un po' di acqua e un asciugamano. -Il solito! – urla tra le risate, facendo sorridere anche lui. -Via, via, non prenderlo in giro, poverino. -Oh, lo prenderò in giro per il resto dei miei giorni. – ridacchia lei, divertita. Lui raccoglie tutto il necessario nel borsone, e si riaffaccia alla porta della cucina. I due si guardano, non hanno più bisogno di dirsi nulla: si rivedranno solo quella sera, la sera dell'incontro, e Michelle non ha mai visto così tanto risplendere Agame: trascina con sé una motivazione profonda e necessaria, sa che salirà sul ring e lo farà perché è ciò in cui è bravo, ciò che ama.