☩ QUATTORDICI ☩

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☩ D E S P E R A D O - APOCALISSE ☩XIVSecondo te c'è un modo per uscire da qui?

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☩ D E S P E R A D O - APOCALISSE ☩
XIV
Secondo te c'è un modo per uscire da qui?



Il riflesso dell'essere si misura nello spessore del vetro in cui ci si specchia

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Il riflesso dell'essere si misura nello spessore del vetro in cui ci si specchia.

Michelle non ha mai capito molto quella frase. Gliela ripeteva una donna anziana, che adorava passare del tempo con lei e che le pettinava sempre i capelli. E gliela ripeteva ogni volta che la piccola si specchiava nel suo piccolo specchietto rosa, a forma di cuore: intravedeva a malapena l'arcata degli occhi, solo le guance paffute a fare spazio, e la bocca rosea, la bocca di una bambina che non ha il potere né merita di conoscere alcun peccato. A quel punto la dolce donna dai capelli bianchi, un essere troppo puro agli occhi della bambina, gli occhi di una bambina che si è sempre sentita infinitamente sola, si avvicinava alla sua spalla, le sistemava l'ultimo ciuffetto di capelli e glielo raccomandava sempre. Il riflesso dell'essere si misura nello spessore del vetro in cui ci si specchia, cara. Questo lo capirai col tempo: adesso puoi solo ammirarci su la tua bellezza, il modo in cui crescerai. Quando poi diventerai grande, vedrai come i nostri riflessi mutano e si adagiano lungo gli spessori dei vetri che abbiamo davanti a noi. Gli specchi a volte rivelano di noi più di quanto vogliamo.

Sono passati tanti anni, quella donna non esiste più, né un timido presagio di ciò che è stata, se non la tomba in quel cimitero muto e freddo - e Michelle non ha ancora capito quella frase. Se la ricorda mentre apre il suo specchietto, rosa a forma di cuore: ha dovuto cambiare più volte il vetro, vecchio o rotto dalla sua rabbia in adolescenza. Si guarda: i capelli bagnati, le guance più incavate, gli occhi azzurri inespressivi, il trucco un po' colato, è il suo sguardo il portatore della sua tenacia e gli occhi sono solo il supporto per permetterle di cambiare espressione, volto, persona. Si è guardata in tanti specchi, uno diverso dall'altro: ogni centimetro del corpo, studiato minuziosamente fino all'ultimo centimetro - si rende conto che ci sono tante parte di lei che riesce a vedere difficilmente. Ha cambiato tanti spessori, ha cambiato spessore, e il suo essere fatica ancora a comprenderlo. Si è sempre detta che quella donna pretendeva troppo da una ragazzina il cui unico futuro sarebbe stato spogliarsi davanti qualcuno per denaro, si è sempre detta fosse in realtà troppo vecchia e lei troppo giovane. Si è sempre detta che una risposta non l'avrebbe mai trovata, e che le sarebbe andato bene così. Ora però, mentre si riflette da sola davanti quel vetro, si chiede cosa ci sia nello spessore. Si chiede se quella donna intendesse davvero lo spessore del riflesso, o lo spessore dell'essere che vi si riflette al suo interno. Eppure, il mio riflesso inizia a ispessirsi sempre di più, splitta in una metà impossibile da ricongiungere, qualcosa che non sarà più il mio volto o la mia voce, qualcosa che sarà me senza esserlo mai. Michelle non si illude che la vita di chi le sia attorno sia più facile, perché è consapevole che la vita è stata creata con lo scopo di essere complessa. Nonostante questo, quando si guarda in quello specchio rosa, quando si rende conto di quanto sia mutata e con lei tutto ciò che la circonda, si dice che la sua di vita l'unico scopo che ha conservato è stato rendergliela troppo complessa per qualcuno di troppo stupido come lei. Poi sorride allo specchio, quel sorriso le ridisegna l'espressione del volto e la curva delle labbra, rendendola affascinante e assetata di controllo: e si dice che poi, che importanza c'è? È troppo bella per preoccuparsi di queste cose, troppo voluta, amata, desiderata. Gli occhi degli uomini sono tra i più sinceri e famelici: al loro interno ci specchi le loro uniche intenzioni, e lei le ha sempre viste, sempre volute, sempre cercate. Sostano lì, negli occhi liquidi dall'eccitazione, dal pene che soffoca dentro i pantaloni, mentre la guardano spogliarsi, mentre sanno di volerla, più di qualunque altra cosa - sapendo di non poterla avere mai. Uomini folli, dai quarant'anni in su, con le tasche piene di potere, che rossi in volto dall'eccitazione e dall'ingiustizia per non poterla avere, hanno sbattuto in faccia ai gestori fiori di soldi pur di averla nel loro letto per una notte e anche di più. E lei, dall'alto della sua intoccabilità, la pelle chiara e priva del passaggio di alcun derma estraneo, l'utero intoccato e rosso, la timida apertura del suo sesso elastico e sfiorato solo in superficie, è sempre rimasta irremovibile: perché guardare qualcuno impazzire è il preludio migliore per lasciare spazio alla propria follia di nutrirsi. E poi c'è il passaggio migliore: l'odio. La iniziano a odiare, dalle viscere del loro bisogno primordiale; la odiano perché lei ha il diritto e il privilegio di dire di no, qualcosa che nessuno le può togliere. L'hanno guardata nuda davanti ai loro occhi fino a qualche minuto prima, ma i contorni iniziano già a svanire nella loro memoria, lei è nebbia e vento nei loro pensieri, si agita delicata e agile nelle loro memorie e nelle loro voglie, soffocandoli di piacere e di cupidigia. Hanno gola di lei, l'odio allora li agita: perché quella troia non mi vuole, perché quella troia fa solo i pompini ai gestori, perché è una maledetta e schifosa troia, una povera puttana.

𝐃𝐄𝐒𝐏𝐄𝐑𝐀𝐃𝐎La tua prossima ossessione. Scoprilo ora