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☩ D E S P E R A D O - CITTÀ D'OMBRE☩ XXXIV Silenzio e Sacrificio
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Quella settimana immersa dentro novembre ha lasciato chiunque, coinvolto in quella storia, col fiato sospeso. Trevor ha dormito senza davvero dormire, Michelle pensa di aver scandagliato a piedi qualunque angolo nascosto di Desperado; il fresco dell'autunno inizia a ingrigire di più le nuvole della Città d'Ombre, da cui non si sa ancora cosa aspettarsi. Quella settimana è trascorsa troppo tranquilla: nessun presagio nella pioggerellina, nulla nel frusciare degli alberi, aliti silenziosi e secchi di vento che rimbombano tra la pietra delle sculture del cimitero come un ricordo di tempesta tra le crepe di un'antica montagna. Il pugile ha trascorso la settimana con Terence, Bev e Jamie, Judith (che si è rivelata un talento nascente del pugilato) e Michael. Quel giorno è di nuovo con Michelle: le cammina dietro, silenzioso, guardandosi attorno.
Troppo silenzioso. Macina ormai da una settimana l'odio che nutre per sé stesso: è diventato così grande e incontrollabile da soffocarlo; il poco sonno sta peggiorando la situazione, l'accanire continuo di Michelle su di lui, le preoccupazioni di Terence e Michael, la debolezza che prova ancora, la paura che lo divora nel pensare alla cintura che ora torna a sembrargli così lontana. Si fermano davanti il cimitero e, accortosi solo in quel momento, aggrotta le sopracciglia.
-Perché qui? – domanda solo, ma Michelle si volta a guardarlo. -Non sono affari tuoi; aspettami qui. – lo liquida, dirigendosi di fretta al banchetto dei fiori: paga con dei contanti, richiede qualcosa, ringrazia e torna veloce indietro. -Eccomi, fatto. -Se hai bisogno di andare a trovare qualcuno, posso aspettarti qui. – quella aggrotta le sopracciglia, incredula. -Certo, così arriva la tua Ombra e poi dovrei anche venirti a trovare una volta? Scordatelo, pugile. Andiamo in palestra piuttosto. – lui riaffonda in quel silenzio, a lei tremano le mani: quella paura ora mangia lei, che non sente la voce di lui da ormai troppo, e più lo sente e più sembra allontanarsi dal loro mondo, da loro – da lei, di nuovo, per la seconda volta. Le stringe lo stomaco a quel pensiero, ma scuote la testa: deve restare concentrata, ora è un momento critico, non può farsi prendere da sviste. Arrivano alla palestra in quel silenzio, poco dopo cala la pioggia, asfissiante come quella mattina di novembre.