Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
☩ D E S P E R A D O - CITTÀ D'OMBRE☩ XXIV Genesi di un'Ombra
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
L'Ombra di Trevor alza lo sguardo, diretto a Michelle: ha occhi vuoti, ma lo sguardo fa trapelare bene parte dello sconforto. Michelle si tiene premuta con la schiena contro la porta, preoccupata. Trevor - o meglio, la sua ombra - abbassa lo sguardo, sorridendo.
-E quindi pensi di aver vinto, ah? - mormora, divertito. Michelle si avvicina lenta, il fruscio della gonna bianca non produce rumore. Quello alza di nuovo lo sguardo, e quel sorriso sinistro ora è rivolto a Michelle che si arresta dalla sua avanzata: non può crederci, non può figurarlo, ma sa bene a chi appartiene quello sguardo. -Cosa ci fai qui, Michelle? Ho capito che vuoi far impazzire questa testa di cazzo, ma la tua sembra quasi un'ossessione. -Stai zitto e mettiti delle mutande indosso, piuttosto. - si lamenta quella, disgustata dal vedere davanti a sé quel Trevor perfetto e invincibile che la guarda con quegli occhi freddi. Quello scuote la testa, ridacchiando: cerca delle mutande di ricambio nel borsone del pugile e le indossa, svelto, per poi aprire le braccia. -Fatto, ora vattene. - torna serio. -Ho delle cose da sbrigare con questo. - Michelle si para davanti il corpo privo di sensi del pugile, guardando l'Ombra furiosa. -Chi se ne deve andare sei proprio tu, non avvicinarti a Trevor. -E chi me lo impedisce? Tu? Quello è il corpo in cui ho vissuto fino a qualche minuto fa. - e Michelle scoppia in una risata sguaiata, divertita dal suo comportamento. -Certo! Te lo impedisco io, hai capito bene. Sai quanto sono deboli le Ombre appena distaccate? Non ci metterei niente ad atterrare uno come te in questo momento; quindi, ti conviene atteggiarti poco davanti a me. -Provassi qualcosa mi avresti quasi tentato. - le sussurra a pochi centimetri dal volto, sorridendo. -Stai lontano da Trevor. - lo minaccia ancora, parandolo dietro il suo corpo. -Altrimenti? - le chiede lui, spalancando gli occhi. -Non ci penso due volte a spalmarti la faccia contro il muro, e a pestarti con i tacchi; io non ho pietà, proprio come te. - lo redarguisce lei, seria, e quello scoppia a ridere. -Lo so, lo so, ho visto bene come lo hai distrutto in questi mesi, sei stata perfetta per la perdita: ma ti ricordo che se mi sbatti contro quel muro, o mi pesti, le sue condizioni peggioreranno, - lo indica, sorridente, facendola sbiancare. -Non credere abbia avuto un incontro semplice. -E quindi vuoi restare qui dentro a farti scortare via da quelli del secondo grattacielo? Tu non sai nemmeno che farebbero lì dentro a uno come te. - lo minaccia in un sibilo tra i denti, facendolo indietreggiare. -Hai detto tu che Trevor è in condizioni gravi, - continua, tenace -Michael sta chiamando i medici, arriveranno anche quelli del secondo grattacielo. -Cosa fanno al secondo grattacielo? - domanda allora, interessato. E quella sorride, divertita. -Non ne hai la minima idea, ma te lo riassumo così: ti spingono al tuo limite, perché Trevor è un peccatore atipico. Vuoi restare rinchiuso lì dentro per sempre, diventando l'inetto che già sei? -Piano con le parole. - si riavvicina lui, incupendo lo sguardo. -Be', è così: già quando metterai piede fuori di qui ti terranno d'occhio, non ci vorrà molto prima che ti cerchino, prima che ti chiedano di fare esami; ti ho salvato il culo una volta, non lo farò di nuovo. - l'ombra di Trevor si guarda attorno, affondando le mani nei capelli. -Perché nessuno mi ha detto niente?! - si lamenta, annoiato. -Perché Desperado voleva così. -Quello lo avevo capito. Almeno sapere cosa cazzo fossero i grattacieli, quella sarebbe stata un'ottima informazione. Come esco da qui? - domanda a quel punto, agitato. Michelle gli indica la finestra chiusa con le tapparelle.