Murphy abbandona la stanza in fretta come se non avessimo appena finito un discorso lungo e di un certo spessore ma non prima di aver stretto la spalla di Blake con affetto. Non so che tipo di rapporto abbiano quei due ma credo che sia abbastanza stretto anche se non lo danno troppo a vedere. Ho notato che scorre una certa intesa nei loro sguardi.
Mi sistemo meglio sul lettino e cerco di ravvivare i miei capelli per evitare di sembrare più malmessa di quanto già non sia, non era il momento in cui mi sarei aspettata di incontrarlo... Credo che anche il mio viso non sia nelle condizioni migliori dopo il mio sforzo, vorrei tanto avere uno specchio per controllare o forse è meglio di no...
Prende il posto che occupava Murphy qualche secondo fa ma avvicina la sedia ulteriormente a me mentre io cerco di rimanere calma. «Come ti senti?» mi domanda guardandomi negli occhi, non ha la sua solita espressione sarcastica, sembra quasi sommessa.
«Mi sento abbastanza bene, tu invece?» mantengo un tono di voce neutrale, non voglio metterlo a disagio nonostante l'ecchimosi sul suo zigomo mi faccia spalancare gli occhi per la sorpresa.
«Sto bene» non accenna alla sua ferita. «Senti, io...»
Lo interrompo prima che abbia la possibilità di continuare spinta dalla necessità di mettere in chiaro il mio pensiero. «Non serve che ti scusi, so che ti dispiace...» butto fuori con un sospiro.
Lui mi guarda confuso e si ritrae per metabolizzare quello che ho appena detto. «Come...?»
«Durante la colluttazione non hai contrattaccato, ti sei limitato a proteggerti...» spiego.
La mia esclamazione lo sorprende perchè noto le sue sopracciglia sollevarsi ma cerca di mascherarlo immediatamente, come sempre. «Non avrei dovuto.» Abbassa lo sguardo nervosamente. «Victor non meritava nulla di tutto quello che è successo...»
Concordo spontaneamente perché è la pura verità, Victor è un'anima sensibile e delicata e va trattato con cura. Probabilmente la sua reazione è dovuta a qualcosa che ha subito in passato, un trauma che l'ha segnato a vita e che l'ha reso così chiuso nei confronti del mondo. Sento di doverlo giustificare in qualche modo perché vedo la sofferenza nei suoi occhi, quello contro cui combatte ogni giorno e non deve essere per niente facile. Non abbiamo ancora discusso di ciò che lo turba e del suo passato, non c'è stata l'occasione giusta ed avendo visto come lo agita parlarne, preferirei evitare di farlo soffrire ancora di più, quindi rimango in attesa del momento più giusto, del momento in cui sarà finalmente pronto a raccontarmi tutto.
«...Ma ero preoccupato per te.»
Cosa? Non credo di aver sentito bene.
Lo guardo interrogativa. Le sue parole mi colpiscono molto più di quanto dovrebbero. Il fatto che lui si preoccupi per me implica il fatto che lui, in qualche bizzarra maniera, tenga a me. E questo mi fa andare in iperventilazione all'istante. Mi aspettavo di tutto ma non questo.
«Ho parlato con mio padre, ha indetto una riunione per discutere di te.» Il suo tono di voce è teso ed ora lo sono anche io. «Ti vuole trovare, sta perdendo la pazienza. Vuole rinforzare le squadre di spie lungo il confine, non vuole perdere altro tempo.»
Mi manca il fiato, mi sento come un animale braccato. Lascio andare un pesante sospiro ma non riesco ad aggiungere nient'altro. È difficile da metabolizzare, essere l'oggetto del desiderio di qualcuno così temibile non è qualcosa che accade tutti i giorni.
«Capisci perchè ho reagito in quel modo?» domanda tornando a guardarmi. «Devi essere preparata. Non possiamo rischiare che ti catturino...» c'è urgenza nel tono che utilizza e non riesco a capire se parla della missione o di me.
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Oromasis | Il fuoco interiore
خيال (فانتازيا)La realtà si presenta come un organo schematico e meccanico. Ma se ci fosse un'eccezione? Se fosse giunto il tempo del cambiamento? Un divampare, un fuoco. Il fuoco interiore. Oromasis. ________ Daphne è una ragazza di venticinque anni che vive una...
