Le strade di Hersham erano deserte.
Il burrascoso vento gelido che spazzava la zona ormai da due giorni aveva convinto gli abitanti della città a rintanarsi in casa e a spostarsi soltanto in automobile; l'unica persona che sembrava ancora disposta a sfidare quel tempo inclemente era Agathe.
In quel momento, piegata in due per sfidare una raffica particolarmente violenta mentre avanzava controvento, la ragazza non riusciva a pentirsi di essere uscita a piedi: la rabbia che le ribolliva nello stomaco senza sosta smorzava ogni altra cosa, compresa l'aria ghiacciata che le sferzava il volto con la ferocia di una lama.
Quando rientrò in casa Agathe si sbatté la porta alle spalle con una violenza che, in qualsiasi altro momento, le sarebbe valso come minimo un brusco rimprovero; invece, in quel tardo pomeriggio di dicembre, nessuno si azzardò a fare capolino nell'ingresso mentre la ragazza lo attraversava pestando i piedi. In fondo, che in quei giorni Agathe fosse una bomba a orologeria era lampante: se n'erano accorti tutti.
Be'... quasi tutti.
Evan, che per un'intera settimana aveva osservato con preoccupazione e sgomento il progressivo deterioramento della pazienza di Agathe, aveva fatto di tutto per tenere separate il più possibile lei e Gisèle, e questo aveva fatto sì che la vita in casa Williams scorresse più o meno tranquilla.
Almeno fino a quella sera.
Un'ora dopo il ritorno a casa della diciassettenne, i tre si ritrovarono a tavola; Evan chiacchierava di cose amene, tentando di distogliere l'attenzione di Gisèle da Agathe che, in perfetto silenzio, giocherellava col cibo. Negli ultimi giorni Evan aveva notato come Agathe non avesse mangiato granché: era pallida, col viso smagrito, e anche per questo l'uomo aveva evitato di parlarle e farle pressione. Sua moglie, al contrario, sembrava non aver notato nulla, e quella sera pareva determinata a trovare qualsiasi pretesto per rimproverare la loro secondogenita.
«Agathe, per l'amor del cielo, non poggiare i gomiti sul tavolo!» strillò Gisèle. «Ti ho insegnato come stare a tavola, mi pare!»
La ragazza obbedì senza replicare; tagliò un pezzo minuscolo di filetto alla Wellington, se lo mise in bocca e lo masticò per un tempo infinito prima di inghiottirlo, mentre con il coltello faceva rotolare alcuni piselli lungo il bordo del piatto.
«Santi numi, Agathe, non giocare col cibo!» sbottò Gisèle. «Che razza di modi sono?»
Evan le lanciò un'occhiata raggelante, ma sua moglie finse di non notarlo. La ragazza, da parte sua, non diede segno d'averla sentita; tagliò un altro pezzo di filetto – il secondo in quasi dieci minuti – e restò a fissare la carne infilzata sulla forchetta che stringeva tra le dita, ingobbita e con lo sguardo perso.
«Agathe, non stare curva! Raddrizza la schiena!» la rimproverò sua madre per l'ennesima volta. «La tua postura è atroce, non riesco neanche a guardarti! Lo credo bene, che nessun ragazzo ti chiede di uscire: chi mai vorrebbe frequentare una ragazza così rozza?»
Quella fu la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso. Furiosa, Agathe si alzò da tavola e scagliò la forchetta nel piatto con violenza inaudita: quella rimbalzò dapprima sulla porcellana, poi sul tavolo e finì sul pavimento tintinnando.
«Adesso basta!» urlò, furibonda. «Sono stanca di stare qui ad ascoltare le tue critiche! Se sei tanto frustrata trova qualcun altro su cui sputare il tuo veleno, oppure fatti una bella scopata, così magari ti rilassi e la smetti di rompere le palle agli altri!»
«AGATHE!» strillò Gisèle con voce acutissima, rossa come un'aragosta bollita. «Bada a come parli!»
«Parlo come mi pare!» gridò in risposta la ragazza. Girò sui tacchi con un movimento fulmineo e corse via; dopo neanche cinque minuti ridiscese le scale, una borsa enorme buttata sulla spalla. Dopo essersi infagottata di tutto punto ed essersi messa la borsa a tracolla, marciò dritta in cucina e ne uscì con un'enorme torta al cioccolato tra le mani, ben chiusa in un contenitore.
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99 Shades of...
Dragoste[STORIA REVISIONATA] In un mondo come quello moderno, in cui l'unicità di ogni persona rappresenta un Universo a sé, le cose non sono mai o bianche o nere. Eppure, è così che appaiono Richard e Agathe: lui, ormai un uomo fatto, algido, composto, più...
