Quel venerdì pomeriggio, l'aeroporto di Angers-Marcé sembrava ad Agathe il posto più bello del mondo; forse perché non andava da tempo in Francia, o per via del cambiamento di scenario che in quel momento le risultava particolarmente gradito... o magari era l'assenza di Gisèle a far apparire quel luogo paragonabile all'Eden. Quale che fosse il motivo, la ragazza non avrebbe potuto essere più felice di trovarsi lì; si stiracchiò con un gran sorriso sul volto, lieta che il viaggio fosse terminato, mentre pensava distrattamente che una doccia calda sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Accanto a lei, Evan tamburellò le dita con fare impaziente mentre scrutava truce il nastro portabagagli.
«Dovevi proprio portarti dietro mezzo guardaroba per tre giorni?» sbuffò l'avvocato.
«Sono una ragazza, Evan: che ti aspettavi?» ribatté lei. «E poi, sono sempre meglio di Gisèle: io mi sono limitata a una valigia, lei per un weekend non se la cava con meno di tre!»
A questo Evan non seppe come ribattere. L'attesa non fu lunga; un quarto d'ora più tardi padre e figlia andavano verso l'uscita dell'aeroporto, ognuno trascinando la propria valigia. Vicino alle porte un uomo alto e snello, con i capelli bianchi e dei bei baffoni candidi sorrise alla loro vista.
Il volto di Agathe si illuminò. «Grand-père!» strillò entusiasta: mollò padre e valigia e si lanciò sull'uomo, che la abbracciò forte.
«La mia bella nipotina» disse l'uomo, sorridendole; indietreggiò di un passo per guardarla meglio mentre suo genero li raggiungeva. «È bello vedervi».
«Anche per noi, Jacques» rispose Evan.
«Come potevamo non approfittare del fatto che tutte le donne Dubois sono fuori dalle scatole per un intero weekend?» chiese Agathe con evidente soddisfazione.
Evan le lanciò un'occhiataccia e Jacques nascose un sorriso sotto i baffi.
«Perché non andiamo a casa?» propose il più anziano. «Così vi rinfrescate e possiamo decidere se cenare a casa o in un bel ristorante».
Agathe recuperò la valigia e appoggiò la mano libera al braccio che suo nonno le offriva. «Ottima idea. E adesso, grand-père, svelami il tuo segreto per spedire lontano le Dubois!»
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Un paio d'ore più tardi i due uomini erano comodamente sistemati nel salotto di casa Dubois, ad Angers: Agathe, che si era infilata nella doccia circa tre minuti dopo aver varcato la porta d'ingresso, non era ancora riemersa dalla sua stanza, e Jacques ed Evan iniziano a pensare che fosse annegata sotto il getto d'acqua.
«Ma insomma, Agathe!» ululò suo padre mezz'ora più tardi dai piedi delle scale. «Si può sapere che diamine stai facendo?»
«E tu, si può sapere che hai tanto da urlare?» replicò sua figlia sbucando dalla cucina, intenta a sgranocchiare una carota.
Evan saltò su come se avesse preso la scossa e la guardò male. «Ti stavamo aspettando! Lo sai che dobbiamo decidere se cenare a casa o uscire».
«Ceniamo a casa» dichiarò Agathe, superandolo e andando nel salotto; lì, si buttò di peso sul divano e raccolse le gambe sotto il corpo mentre continuava a masticare la carota di cui si era impossessata in cucina.
«La mia opinione e quella di tuo nonno non contano nulla, immagino» rispose sardonico Evan.
«Certo che contano. Però so che siete entrambi gentiluomini e accondiscenderete prontamente alla mia piccola richiesta di passare la serata in casa» replicò Agathe con finta innocenza e garbo esagerato.
Suo nonno, che la guardava benevolo dalla poltrona accanto al divano, si sporse verso di lei e le pizzicò una guancia. «Ogni suo desiderio è un ordine, mademoiselle».
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99 Shades of...
Romance[STORIA REVISIONATA] In un mondo come quello moderno, in cui l'unicità di ogni persona rappresenta un Universo a sé, le cose non sono mai o bianche o nere. Eppure, è così che appaiono Richard e Agathe: lui, ormai un uomo fatto, algido, composto, più...
