Alan non era mai stato tanto demoralizzato.
Si trovava a casa di Damon da oltre un'ora e per tutto quel tempo non aveva fatto che lanciare frecciatine e velate allusioni su Leah, sperando così di far scattare qualcosa nell'amico e convincerlo a tirare fuori la testa dal cumulo di sabbia in cui l'aveva sepolta più di vent'anni prima. Inutilmente: o Damon non aveva colto le sue allusioni, o aveva capito qual era il suo piano e fingeva di non sentirlo per sventare le sue mire. In ogni caso, Alan non aveva cavato un ragno dal buco. Così il giornalista decise di optare per quella che considerava l'ultima spiaggia: un attacco frontale.
«Allora, Damon» esordì senza alcun preavviso con piglio determinato, «parliamo un po' di Leah».
Damon, che aveva deciso di dare una sistemata al caos che regnava nel suo frigorifero, a quell'approccio così diretto per poco non si fece sfuggire di mano un cartone di uova. Dopo averle riposte con cura, si voltò lentamente verso Alan.
«Sapevo che ci saremmo arrivati» sbuffò. «E io che speravo che fare il finto tonto ti avrebbe fatto desistere...»
«Io non mi arrendo mai» replicò Alan con grande dignità. «Allora?»
«Allora che?» mugugnò il padrone di casa, tornando alla propria occupazione.
«Leah» ripeté l'altro con enfasi.
«Che vuoi che ti dica?» chiese Damon. «Sono contento che sia tornata, come lo siete tu e Richard: è mia amica da tutta la vita, mi mancava».
Alan gli agitò contro un dito. «Bravo, stai migliorando: offri una parte di verità per accontentare chi ti fa le domande e sviare l'attenzione dal nocciolo della questione. Purtroppo per te, con me questi trucchi non funzionano».
Damon alzò le braccia al cielo. «E allora, per amor di Dio, dimmi quali trucchi funzionano con te, così posso liberarmi da questo interrogatorio!»
Il giornalista ridacchiò sotto i baffi. «Questo è segreto che non svelerò mai».
«Quindi non mi resta che farmi torturare?» grugnì Damon.
«Esatto» gongolò Alan.
«Che almeno sia una fine rapida e indolore» esalò il dottore a nessuno in particolare.
Alan finse di non sentirlo.
«Vorrei tanto sapere, amico» disse in tono innocente, «quando ti deciderai ad ammettere quello che provi per Leah: un matrimonio fallito non è stato abbastanza, per farti capire che è lei la donna giusta per te?»
Damon si nascose il volto tra le mani, rassegnato: era da non crederci, quanto spesso Alan e Richard stessero battendo su quel punto da quando Leah era tornata in Inghilterra, e lui iniziava a essere stanco di ascoltarli. Aveva provato di tutto: li aveva ignorati, si era arrabbiato, aveva negato, finto che fosse soltanto la loro immaginazione, ma i suoi due personalissimi carnefici non avevano desistito.
«Quand'è che la smetterete con questa storia?» chiese, scocciato.
«Quando vi sposerete» replicò candidamente Alan.
«Quindi mai: devo rassegnarmi a vivere così per tutti gli anni che mi restano» concluse sarcastico Damon.
Alan si accigliò. «Stai diventando cocciuto come Richard» sbottò. «Anche lui ha negato fino allo sfinimento di provare qualcosa per Agathe, anche lui ha fatto di tutto per allontanarla pur volendo averla accanto, e per poco non c'è riuscito: se adesso sono insieme è solo perché quella ragazza, al contrario di lui, non ha avuto paura di ammettere di essersi innamorata ed è stata più ostinata di lui. Ma tu non hai questa fortuna: Leah, come te, ha deciso di fingere che tra voi non ci sia altro che amicizia, e se uno dei due non si decide a fare il primo passo, getterete al vento la vostra migliore possibilità di essere felici!»
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99 Shades of...
Romance[STORIA REVISIONATA] In un mondo come quello moderno, in cui l'unicità di ogni persona rappresenta un Universo a sé, le cose non sono mai o bianche o nere. Eppure, è così che appaiono Richard e Agathe: lui, ormai un uomo fatto, algido, composto, più...
