In quel caldo pomeriggio di giugno, Richard era intento a chiacchierare con Alan nello studio di quest'ultimo dopo giorni di duro lavoro quando Moses fece il suo ingresso, borbottando tra sé.
«Oh, scusate» esordì non appena si rese conto che Alan aveva visite. «Mi dispiace d'aver interrotto la vostra conversazione...»
«Non interrompi nulla» lo tranquillizzò Richard, prendendo il proprio bicchiere di the freddo e osservando il liquido aromatizzato con estrema attenzione: intuiva che Moses e Alan desiderassero salutarsi in modo un po' più intimo, e non voleva dare l'impressione di osservarli.
«Allora, Moses» disse Alan neanche dieci secondi più tardi: il bacio frettoloso che l'altro gli aveva dato, insieme all'aria fosca, gli avevano fatto intuire subito che il venticinquenne non era in vena di smancerie. «Perché quel muso lungo e tanti brontolii?»
L'unica risposta di Moses furono altri mugugni incomprensibili; Richard e Alan si scambiarono uno sguardo, chiedendosi cosa potesse infastidire tanto quell'uomo abitualmente placido.
«Io giuro» esplose Moses poco più tardi, «che non capisco perché quell'imbecille di mio fratello non possa starsene al college anche dopo la fine delle lezioni: maledizione! È una dannata piaga!».
«Però» commentò tranquillo Alan; gli versò una tazza di the e gliela porse. «Deve averti fatto arrabbiare parecchio, stavolta...»
L'altro prese la tazza e la posò sulla scrivania senza degnarla di uno sguardo. «È il suo essere immaturo e ostinato, che mi fa arrabbiare» precisò. «Arriva il primo caldo e comincia a sbavare come un animale in calore: passa metà del suo tempo a importunare la maggior parte delle donne che gli capitano a tiro e l'altra metà a parlarne. È... è snervante!»
«È tuo fratello» disse il giornalista in tono conciliante.
«È un idiota» replicò sbrigativo Moses. «Il che spiega anche come mai la quasi totalità delle donne che approccia lo respinga: bisognerebbe essere pazzi per voler uscire con quell'insulso, fastidioso, vanesio...»
Il più grande dei fratelli Pearson non poté concludere la propria tirata contro il minore: gli altri due uomini presenti, infatti, erano appena scoppiati a ridere.
«Dio mio, Moses, sei uno spasso» esalò Alan con le lacrime agli occhi.
«Secondo me invece è un ottimo osservatore» ridacchiò Richard con una punta di perfidia: nonostante la sua strada e quella di Agathe si fossero divise, il pensiero di Noah ancora lo infastidiva. «Quel piccolo imbecille vive in una dimensione tutta sua...»
Moses lo indicò. «Visto?» esclamò trionfante, rivolto al giornalista. «Anche lui mi dà ragione: Noah è talmente stupido che a una gara di stupidità arriverebbe secondo, quindi per quale motivo non dovrei essere irritato da lui?»
«Perché è tuo fratello» ripeté paziente Alan, scoccando un'occhiataccia a Richard che invece di aiutarlo gettava benzina sul fuoco.
«E in che modo il fatto che sia mio fratello mi costringe ad ascoltare i racconti – decisamente edulcorati – delle sue presunte conquiste ogni volta che sono a tiro di voce?» chiese indignato l'altro. «Al mio posto, qualunque persona di buonsenso impazzirebbe!»
«Sono assolutamente d'accordo con Mr. Pearson» s'intromise Richard.
«RICK!» ululò Alan, esasperato. «Darmi una mano no, eh?»
Richard gli rivolse un sorrisetto a dir poco irritante. «Dopo tutte le volte che mi hai preso in giro e ti sei schierato contro di me negli ultimi mesi? Non ci penso neanche!»
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99 Shades of...
Romance[STORIA REVISIONATA] In un mondo come quello moderno, in cui l'unicità di ogni persona rappresenta un Universo a sé, le cose non sono mai o bianche o nere. Eppure, è così che appaiono Richard e Agathe: lui, ormai un uomo fatto, algido, composto, più...
