Seventy First Shade [R]

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Quella sera, quando Agathe tornò a casa propria giusto un quarto d'ora prima di cena, trovò Penelope ad aspettarla nella sua stanza.

«Ciao Penny» la salutò la ragazza, depositando un bacio gentile sulla guancia solcata dalle rughe.

«Ciao nipote». L'irlandese inarcò le sopracciglia. «Com'è andata la chiacchierata col padre del tuo bello?»

«Bene, penso». Agathe si strinse nelle spalle. «Non sono certa di cosa volesse da me».

«Solo conoscerti, credo». Penelope sorrise furba. «Per un uomo come Edward Prescott, la curiosità riguardo l'unica donna in grado di sciogliere il cuore di suo figlio deve aver rasentato l'ossessione».

«Credo di poterne capire il motivo» mormorò la ragazza, sedendo sul letto a gambe incrociate.

Lo sguardo della sua bisnonna divenne calcolatore. «Ti ha raccontato di sua moglie?»

Agathe scosse la testa. «Lui no. L'ha fatto Richard».

Penelope annuì tra sé, profondamente colpita. «Curioso. Credo che quel ragazzo non abbia parlato con nessuno di sua madre, dal giorno del funerale».

«Be', dev'essere stata dura, per lui» lo difese all'istante la ragazza.

«Certo che è stata dura, ma...». Penelope esitò, cercando le parole adatte. «Ho come l'impressione che non abbia mai elaborato del tutto il lutto. Edward, a quanto ne so, dopo la morte di Larissa si è trasferito ad Hallstatt, nella casa di famiglia di lei, ci ha vissuto da recluso per quasi dieci anni, e quando ne è uscito era... normale. O almeno, normale nella misura in cui può esserlo un uomo che ha perso una moglie che amava profondamente e proprio nel fiore degli anni. Quando è morto mio marito, sono rimasta chiusa nella nostra stanza per quattro mesi: e quando è morto tuo nonno...» la gola della vecchia irlandese si chiuse per un momento al ricordo della morte improvvisa dell'unico figlio, avvenuta ormai quarant'anni prima, «...è stato allora che non sono più riuscita a vivere in Inghilterra: per anni ho fatto fatica a rimetterci piede, perché a Londra e qui a Hersham c'erano troppe cose che me lo ricordavano. Ho lasciato la casa a tua nonna perché lei, al contrario di me, aveva bisogno di essere circondata dai ricordi di Jonathan, e così Evan. Solo quando è nato Benedict sono riuscita a tornare senza soffrire troppo».

«Mi dispiace tanto, nonna» mormorò Agathe, gli occhi colmi di lacrime.

«Non dovrebbe» replicò Penelope. «È il ciclo della vita, Urania, e anche se è contro natura che una madre sopravviva al proprio figlio, dopo tanti decenni sono riuscita, se non ad accettarlo, a capirlo. Prima o poi si muore, è l'unica cosa certa, e per questo anche il dolore della perdita fa inevitabilmente parte della vita». Sbuffò piano. «Quello che voglio dire è che bisogna sfogare questo dolore in un qualche modo; ogni persona ha il proprio metodo per accettarlo e superarlo; ma reprimere non porta a nulla, ed è questo che ha fatto Richard Prescott quando, a ventun anni, si è improvvisamente ritrovato orfano di madre. Invece di piangere, urlare maledizioni al cielo e ridursi a una larva, ha bloccato tutto quello che provava: si è gettato ancora più in profondità nei propri studi, si è guadagnato la reputazione di enfant prodige in una manciata d'anni e non ha mai superato la paura di soffrire di nuovo per la perdita di una persona amata. Di fatto, da quel che si è visto – e sono al mondo da ben più tempo di lui, quindi ho avuto modo di osservarlo – non ha più amato nessuno, fatta eccezione per suo padre e pochissimi amici fidati, e anche in questi rari casi, mantenendo un contegno e una freddezza di fondo che lo tutelassero dall'amare troppo – e quindi dal soffrire troppo».

«E non potrebbe semplicemente essere il suo modo di superare il dolore per la perdita della madre?» chiese sarcastica Agathe.

Ma Penelope scosse la testa. «Evitare d'amare non è la soluzione; e l'unico motivo per cui qualcuno fa di tutto pur di non provare questo sentimento, è il mancato superamento di un grave trauma. Agathe, questa è una cosa che tu non puoi comprendere pienamente perché non l'hai mai vissuta e mi auguro che tu non debba farlo ancora per molti anni a venire; ma io, che ho visto morire mio marito e peggio ancora mio figlio, ti posso assicurare che questo tipo di perdita può distruggere una persona. Magari non in modo visibile; ma lo fa. E se non si riesce a rimettere insieme tutti i pezzi...» Penelope sospirò, «allora si rischia di non essere mai più del tutto umani».

99 Shades of...La tua prossima ossessione. Scoprilo ora