A occhi chiusi Agathe ripeteva tra sé gli appunti che aveva appena ripassato, muovendo soltanto le labbra mentre gli auricolari le sparavano Bach a tutto volume nelle orecchie, quando la porta della sua stanza si aprì quel tanto che bastava da far entrare la testa di suo padre.
«Agathe» chiamò piano. Lei non rispose: continuò a muovere le labbra senza emettere alcun suono mentre ondeggiava a tempo con la musica. Evan si accigliò. «AGATHE!»
La ragazza sobbalzò violentemente, riaprì gli occhi e si strappò gli auricolari con un gesto secco.
«Cosa?» ululò, arrabbiata e un po' sconvolta.
«Ti devi preparare: stasera viene tua zia e sai come la pensa tua madre sulle cene di famiglia» disse Evan a mezza voce.
«Che cosa?» strillò Agathe. «Ho gli esami tra meno di un mese e devo perdere tempo per stare in compagnia di Séline e Gisèle? Stai scherzando, vero?»
«Lo sai che non scherzo» ribatté suo padre. «Se non scendi, tua madre ci darà il tormento ben oltre la fine dei tuoi esami. Fa' un sacrificio ora e ti lascerà in pace fino alla prossima visita di tua zia».
«E va bene, e va bene, scendo» grugnì contrariata la ragazza, mettendo dei segnalibri nei volumi aperti che aveva sparpagliato sulla scrivania prima di richiuderli e impilarli in un angolo. «Ma non ti aspettare che io faccia conversazione, perché non ho niente da dire che quelle due vogliano ascoltare».
«Basterà la tua presenza». Evan sparì, ma la sua testa riapparve un momento più tardi. «E cambiati: stasera tua zia viene con una persona, non puoi scendere in jeans e t-shirt dei...» assottigliò lo sguardo, studiando l'indumento, «Black Sabbath?».
«Tranquillo, non è la tua, è la mia» lo rassicurò Agathe, alzando gli occhi al cielo: suo padre era geloso a livelli quasi imbarazzanti delle proprie magliette di gruppi musicali, e qualche volta la ragazza si divertiva a immaginare come avrebbero reagito i clienti di Evan se avessero saputo che il famoso avvocato Williams era appassionato di musica rock e metal.
«Be', cambiati comunque» disse lui in tono definitivo richiudendosi la porta alle spalle.
Finalmente sola, Agathe sospirò desolata: essere costretta a trascorrere ore intere in compagnia di sua madre e di sua zia era l'unica idea in grado di spedirle il morale sotto terra, e non poteva esserci niente di peggio.
******
Quando Agathe scese al piano terra, vestita di un abitino semplice che le arrivava al ginocchio, un cardigan leggero e un paio di ballerine ai piedi, Séline non era ancora arrivata.
In compenso Gisèle sembrava in preda a una crisi di nervi.
Entrando nella sala da pranzo, la ragazza rivolse uno sguardo comprensivo a Stevens e strofinò la mano sulla schiena di Mrs. Jules in un gesto di conforto: nonostante fosse più che abituata ai malumori della padrona di casa, la povera donna sembrava sull'orlo delle lacrime.
Agathe affiancò suo padre, la cui espressione esasperata la diceva lunga su come anche lui fosse stufo della sceneggiata di sua moglie. «Papà, dille di darci un taglio» sibilò sottovoce. «Mrs. Jules ha sempre gestito la casa a puntino e non ha motivo di maltrattarla così!»
Evan, che era dello stesso parere, parve prendere le parole della figlia come la spintarella necessaria a scattare.
«Ora basta, Gisèle» disse tra i denti. «Tutto è pronto e perfetto, e non vorrai che l'accompagnatore di tua sorella ti veda in questo stato, vero?»
Ogni replica fu bloccata sul nascere: il pensiero di apparire meno che impeccabile era sufficiente a distogliere l'attenzione della francese da qualsiasi altra cosa.
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99 Shades of...
Romance[STORIA REVISIONATA] In un mondo come quello moderno, in cui l'unicità di ogni persona rappresenta un Universo a sé, le cose non sono mai o bianche o nere. Eppure, è così che appaiono Richard e Agathe: lui, ormai un uomo fatto, algido, composto, più...
