Quattro anni dopo
Oltre le finestre e le tende smosse dalla brezza leggera, il sole di giugno baciava la campagna romana: nonostante fosse pomeriggio inoltrato, la luce splendeva ancora brillante sul prato. Un suono discreto di voci riempiva l'aria e arrivava fino alla villa.
In un'ampia stanza al pianoterra, Agathe cercava con tutte le proprie forze di ignorare sua madre.
«Continuo a pensare che il vestito non vada bene» disse critica Gisèle.
La giovane donna alzò gli occhi al cielo e guardò il proprio riflesso. L'abito di chiffon bianco le aderiva al corpo fino alla parte alta delle gambe per poi allargarsi in una gonna morbida che la copriva fino ai piedi, mentre le piccole maniche e lo scollo a cuore le lasciavano le braccia, il petto e la parte alta della schiena scoperti. Era semplice e senza fronzoli, ma Agathe l'aveva voluto così e continuava a essere certa che fosse perfetto.
«L'abito va benissimo, mamma» bofonchiò esasperata.
«È troppo semplice» obiettò Gisèle.
«Ed è proprio per questo che è perfetto» ribatté Agathe, controllando che nessuna ciocca di capelli fosse sfuggita all'acconciatura.
Stizzita, la francese se ne andò ancheggiando sui tacchi alti.
«Finalmente se n'è andata» sbuffò sollevata Lara, sistemandosi il tubino accollato color verde menta. «Possibile che non possa fare a meno di criticare ogni singola cosa?»
«Ormai ci sono abituata: è fatta così» rispose semplicemente l'altra, indossando gli orecchini. «Credi che sia tutto in ordine?»
«Oh, di sicuro» rispose Lara. «Tua madre è una perfezionista, si occuperà lei di tenere tutto sotto controllo». Si sentì bussare alla porta. «Era ora!»
Penelope entrò nella stanza appoggiandosi al bastone da passeggio; Gloria, dietro di lei, teneva una scatola piatta e larga tra le braccia.
La vecchia irlandese raggiunse sua nipote e le prese le mani nelle proprie.
«Sei bellissima, Urania» disse, emozionata. «Incantevole come un giglio appena sbocciato».
Agathe arrossì e abbassò lo sguardo. «Grazie, nonna».
«Manca una cosa, però» continuò la sua bisnonna. Aprì la scatola che Gloria le porgeva e ne trasse un velo di tulle, ornato di un'ampia bordura di pizzo fatto a mano ricamato di tanti piccoli zaffiri.
«Questo è stato il velo di sposa di mia madre» disse Penelope. «Glielo donò mio padre per le loro nozze. Dopo di lei l'ho indossato io, poi tua nonna e infine tua madre, anche se nell'ultimo caso l'ho permesso soltanto per non interrompere la tradizione». Prese dei piccoli fermagli d'argento e con l'aiuto di Gloria fissò il velo all'acconciatura di Agathe. «Oggi tocca a te. Questo velo ora è tuo, e così sistemiamo anche la tradizione: è vecchio e c'è del blu».
Agathe rise e abbracciò la sua bisnonna, commossa. «Grazie, nonna» sussurrò.
«Grazie a te» rispose Penelope. «Non credevo che sarei vissuta abbastanza a lungo per vedere un'altra generazione indossare questo velo».
Qualcuno bussò alla porta e Thomas entrò nella stanza.
«Mi dispiace interrompere» esordì per non incorrere nelle ire delle quattro donne. «Signora Penelope, Edward ha bisogno di lei».
«Ovviamente» sbuffò l'irlandese, alzando gli occhi al cielo. «Possibile che non sappiano fare nulla, senza di me?»
«Abbiamo un disperato bisogno di lei, signora» la blandì Thomas. «Quando non c'è, siamo perduti».
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99 Shades of...
Storie d'Amore[STORIA REVISIONATA] In un mondo come quello moderno, in cui l'unicità di ogni persona rappresenta un Universo a sé, le cose non sono mai o bianche o nere. Eppure, è così che appaiono Richard e Agathe: lui, ormai un uomo fatto, algido, composto, più...
