Fourty Seventh Shade [R]

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Affondato in una poltrona nello studio di Alan, Richard mosse il polso in un gesto esperto, facendo roteare il brandy nel bicchiere di cristallo che stringeva tra le dita, e fissò il liquido ambrato con aria assorta.

«Richard, non sono sicuro che sia una buona idea» disse il giornalista, esitante.

L'altro alzò a stento gli occhi dal bicchiere. «Io sì» rispose atono.

Il padrone di casa sospirò rassegnato. «Ho poche informazioni. Miss Williams e il maggiore dei Pearson sono estremamente sfuggenti: si vedono spesso, ma di rado sono visti insieme. Pare che trascorrano almeno due ore al giorno in compagnia l'uno dell'altra: a fare cosa, non si sa. Iniziano a girare voci su una loro presunta relazione». Alan tacque per un breve istante. «Ho visto lui un paio di volte e lei un po' più spesso. Accetti un'opinione personale oltre ai fatti puri e semplici?»

«No» rispose secco Richard.

«Ho osservato attentamente entrambi e non hanno un'aria felice» disse imperterrito il giornalista, fingendo di non aver sentito il monosillabo dell'altro. «Serena sì, felice no, e non è quello che mi aspetterei da una coppietta appassionata».

«Non m'interessa» ringhiò lo storico.

«Quindi è per questo che dal giorno in cui hai trascinato Miss Williams in casa tua per l'ultima volta vieni qui ogni sera e mi chiedi se ho nuove informazioni su quei due?» replicò Alan tutto d'un fiato. «Sei un pessimo bugiardo, Richard. Ammetti di essere pazzo di quella ragazza, ingoia il tuo dannato orgoglio e falle una corte serrata: non può essersi dimenticata di te così in fretta».

«Eppure è quello che ha fatto» sibilò l'altro.

«Sai, amico, credo che ci sfugga qualcosa» mormorò il giornalista in tono meditabondo. «Mi hai fatto vedere i filmati delle tue telecamere di sicurezza: penso che se non fossero stati tutti al lavoro, mezza Hersham avrebbe sentito il pianto di quella ragazza subito dopo che l'avevi sbattuta fuori da casa tua. Perché fare una scenata del genere, se non le importa più di te?»

«Non chiederlo a me. E smettila di parlare di lei!» scattò Richard.

«Devo smettere? E fino a quando? Domani sera, magari, quando striscerai di nuovo in casa mia per chiedermi di lei mentre fingerai – senza riuscirci – che non ti importi più di quella ragazza?» rispose Alan, spietato.

Furioso, Richard si alzò di scatto dalla poltrona, recuperò la giacca con un gesto brusco e si avviò a grandi passi verso la porta.

Il giornalista lo agguantò per un braccio per tentare di trattenerlo.

«Richard, per favore. Non sto giustificando quello che Agathe ha fatto, ma credo che dovremmo guardare oltre e capire cosa c'è sotto davvero!» lo pregò.

«Ficcanasare è il tuo lavoro, non il mio» ribatté duro Richard, liberandosi con uno strattone e uscendo rapido dalla casa dell'amico.

«Già» disse Alan tra sé, amaro, dopo aver sentito la porta sbattere. «Ficcanasare è il mio lavoro: peccato che tu sia uno di quelli che ne ha raccolto i maggiori frutti».

******

Dopo quello scontro breve ma duro, Richard rifiutò risolutamente anche solo di vedere Alan. Il giornalista non se la prese: aveva la certezza quasi assoluta che la sparizione dello storico non fosse dovuta tanto alla rabbia verso di lui, quanto piuttosto al voler resistere alla tentazione di fare altre domande su Agathe.

Al quarto giorno di silenzio assoluto, tuttavia, Alan decise che ne aveva abbastanza di quel comportamento e quella domenica fece irruzione a Villa Prescott alle nove del mattino.

99 Shades of...La tua prossima ossessione. Scoprilo ora