Twenty Sixth Shade [R]

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Il mattino successivo alla visita di Damon, Agathe era riuscì a convincere Evan, Stevens e Mrs. Jules che sì, era proprio necessario che andasse a scuola e no, non sarebbe svenuta: di sicuro non dopo che i tre si erano premurati di farle mandar giù due enormi frullati di frutta, che l'avevano riempita fino alla punta delle orecchie e le avevano dato anche un po' di nausea. Persuasi i suoi tre carcerieri e accettato che Evan l'accompagnasse a scuola in auto invece di fare la sua solita camminata mattutina con Lara, Agathe alla fine raggiunse la St. Margaret.

La ragazza si rifugiò nell'ampio atrio della scuola e lasciò andare un sospiro di sollievo.

«Agathe! Come stai?» disse la voce agitata di Lara nel suo orecchio, e lei non fece in tempo a voltarsi che le braccia dell'amica la strizzarono in un abbraccio stritolante.

«Sto bene... se non mi soffochi...» rantolò.

«Oddio, scusa!» strillò Lara: mollò subito la presa e la guardò con aria preoccupata. «Stai bene? Hai un pessima cera. Forse dovresti sederti. Ti gira la testa? Ti senti debole? A proposito, hai fatto colazione? Andiamo subito a prendere qualcosa da mangiare...»

«Lara, calma» disse placido Thomas, posandole una mano sul braccio per fermare quel fiume di parole. «Agathe sta bene e di sicuro ha mangiato, altrimenti dubito che l'avrebbero lasciata venire a scuola».

Agathe provò l'irrefrenabile desiderio di abbracciare Thomas.

«Meno male che almeno tu non sragioni!» esalò sollevata. «Senza offesa, pescetto, ma stamattina ho già dovuto combattere contro Evan, Stevens e Mrs. Jules e non credo di avere le forze per affrontare anche la tua ansia!»

Lara replicò facendole la linguaccia e Agathe sorrise: per la prima volta da giorni si sentiva di nuovo se stessa. Ascoltò distrattamente la sua amica brontolare a proposito del soprannome che tanto detestava quando qualcosa vibrò nella tasca della sua giacca. Tirato fuori il cellulare, Agathe scrutò sospettosa lo schermo per qualche istante, poi si decise a rispondere.

«Ciao, Agathe».

Quella voce la gelò: per giorni se l'era sentita echeggiare nella testa e, in alcuni momenti, aveva addirittura sperato di non sentirla mai più.

«Agathe, stai bene?» chiese Lara, agitata, che aveva notato come la sua amica fosse impallidita di botto.

L'altra fece un cenno con la mano, stringendo il cellulare con tanta forza che Thomas sentì la plastica scricchiolare. «Torno subito» bisbigliò prima di allontanarsi; in mezzo minuto sgomitò con ferocia per farsi strada tra la folla dei suoi compagni di scuola e si nascose in una nicchia buia vicina alla mensa, dove nessuno l'avrebbe vista o ascoltata.

«Devi lasciarmi in pace» ringhiò nel microfono. «Non voglio sentirti, non voglio parlarti, non voglio vederti!»

«Sappiamo entrambi che non è così» insisté freddamente l'interlocutore. «È inutile che provi a resistermi, Agathe; tanto non puoi riuscirci e prima o poi cederai!» aggiunse, stavolta trionfante.

Agathe decise di contare fino a dieci per impedirsi di esplodere, ma già al "tre" fu salvata dall'avviso di chiamata.

«Sparisci, Noah!» sputò esasperata, chiudendo la chiamata senza rimorsi per accettare quella in entrata. «PRONTO!» berciò.

Dall'altra parte ci fu qualche istante di silenzio, poi una nuova voce maschile

«Non riattaccare».

Per la seconda volta in due minuti, Agathe si sentì gelare: per dodici giorni quella voce aveva costellato i suoi sogni ed era stato il sottofondo di ogni suo incubo, e risentirla così, all'improvviso, quando meno se l'aspettava, la faceva sentire come se avesse appena ricevuto un pugno nello stomaco.

99 Shades of...La tua prossima ossessione. Scoprilo ora