Ninety Seventh Shade [R]

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A Richard era occorsa una mezz'ora abbondante per riuscire a sgusciare fuori da casa Williams e, cosa più importante, da solo: Séline sembrava essersi cosparsa di colla da capo a piedi, perché la sua presa su di lui era talmente ostinata da risultare inquietante.

Finalmente al sicuro in casa propria, l'uomo si lasciò cadere nella sua poltrona preferita, gettò indietro la testa e sospirò pesantemente: la cena a casa Williams non era stata una delle sue idee migliori, perché non c'era nulla che fosse andato come aveva previsto. Voleva più d'una cosa e non ne aveva ottenuta nessuna.

Un whisky, gli serviva un whisky.

Richard era nel bel mezzo del terzo bicchiere – i primi due li aveva mandati giù d'un fiato; quello aveva deciso di sorseggiarlo lentamente – quando Damon irruppe nel salotto. Nessuno dei due si scompose: ormai gli ingressi improvvisi e non autorizzati in casa Prescott sembravano essere diventati la prassi.

Damon si buttò di peso nell'altra poltrona e si strofinò la fronte.

«A che devo il piacere?» chiese il padrone di casa, piuttosto disinteressato.

L'altro storse il naso. «Avevo bisogno di tranquillità» borbottò. «A proposito: sai spiegarmi per quale motivo Agathe si trova in casa mia e urla senza sosta da mezz'ora?»

Richard, che fino a quel momento non aveva prestato nessuna attenzione all'amico, si raddrizzò di scatto.

«È a casa tua?» ripeté.

«Sì» confermò stancamente Damon. «E credo lo sappia l'intero vicinato, visto quanto strilla: domani si ritroverà senza voce». Socchiuse gli occhi. «Ma tu non hai risposto alla mia domanda».

Richard sbuffò piano dal naso. «Cosa vuoi che ne sappia, io, del motivo per cui è tanto arrabbiata» commentò.

«Be', in qualche modo c'entri, lo so» ribatté Damon. «Lei sembra ritenerti responsabile, quindi qualcosa devi aver fatto».

«Non ho fatto nulla» borbottò Richard, vagamente offeso.

«Non sei convincente» gli ritorse contro Damon. «E poi, se non avessi fatto nulla, per quale motivo Agathe ce l'avrebbe tanto con te?»

L'altro si spazientì. «Non ci sto capendo nulla. Vuoi spiegarmi per bene che succede?»

Il suo migliore amico sbuffò. «Va bene, adesso parto dall'inizio. Una mezz'ora fa, forse qualcosa di più, Agathe è arrivata a casa mia, infuriata come raramente l'ho vista: è corsa quasi subito in camera di Lara e lì ha iniziato a urlare talmente forte che, anche se ero chiuso nello studio, potevo sentire quasi alla perfezione quello che diceva. E visto che stava urlando contro di te, ne ho dedotto che c'entrassi tu».

«Che cosa urlava?» chiese Richard, interessato.

Damon fece una strana smorfia. «Non ho capito granché, ma ho distinto con certezza le parole "Stupido damerino tronfio e impotente"» tossicchiò divertito, «e poi un suggerimento piuttosto colorito su dove potresti ficcarti il bastone da passeggio».

«Ha messo in dubbio la mia virilità?». Se possibile, lo storico sembrava ancora più interessato. «Deve essere davvero furiosa!»

«Lo è» confermò Damon. «Quindi te lo chiedo di nuovo: che cosa le hai fatto per farla arrabbiare così?»

«Te lo dico io!» intervenne una terza voce: Alan si scaraventò nella stanza, senza fiato, e puntò il dito contro Richard in un chiaro gesto d'accusa. «Stando alle mie fonti, questo imbecille» esordì tagliente, «stasera ha partecipato a una cena a casa Williams...».

«Sei andato a ficcarti in casa sua dopo averla lasciata? Non mi pare molto sensato» commentò Damon.

Ma Alan non aveva finito. «...in qualità di accompagnatore di Séline Dubois» terminò velenoso.

99 Shades of...La tua prossima ossessione. Scoprilo ora