La nobile e antichissima casata dei Black

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Un sonoro CRACK ruppe la calma che, come al solito, permeava Grimmauld Place. Due ragazzi, appena diciassettenni, erano comparsi nel bel mezzo della piazzetta, ma nessuno degli abitanti delle case circostanti se ne era accorto. Grimmauld Place era un posto particolare, e la superficie nascondeva molte cose. Si trovava poco lontano dal centro di Londra e vi si poteva accedere attraverso una stradina che la collegava a una delle arterie principali del traffico. I suoi abitanti lo chiamavano il Vicolo, ma era abbastanza grande da lasciar passare un automobile. Da là, la piazza si schiudeva come una conchiglia, ma senza perle da donare al mondo, solo una quindicina di villette a schiera, chiuse come una muraglia. Erano case per borghesi moderatamente ricchi, noiose come coloro che le infestavano, ma una faceva eccezione. I coniugi Black, al numero dodici, attiravano sempre gli sguardi curiosi dei vicini. Erano alteri, vestiti con mode ormai sfumate nel tempo, ma fieri come pantere, e altrettanto pericolosi. Spaventavano i bambini e maltrattavano gli adulti, si comportavano come se il mondo avesse dovuto inchinarsi ai loro piedi. Nessuno sapeva che lavoro facessero, e l'argomento era stato largamente discusso in tutti i salotti vicini, e nemmeno dove andassero a scuola i loro figli. Erano due ragazzi, belli e strani come i loro occhi, del colore delle nuvole in tempesta. Il minore era un ragazzino tranquillo, sempre alle costole della madre, e sembrava davvero infelice. Il maggiore era quasi una celebrità. Capelli corvini e ricci lunghi fino alle spalle e sorriso beffardo, aveva fatto battere forte i cuori di tutte le ragazzine del vicinato, senza degnarle nemmeno di uno sguardo. Era stato visto poco in compagnia della famiglia, ma sembrava sempre insofferente, ribelle. Un giorno era scomparso, se ne era andato, via da quella famiglia di pazzi, come, ormai, veniva definita dal mondo attorno a loro.
I vicini si erano abituati anche alle strane apparizioni, sparizioni, suoni, sbuffi, strida e grida che parevano animare il numero dodici. E, spesso, nessuno si accorgeva delle cose strane che gravitavano attorno alla casa. La comparsa di quella bella ragazza dai capelli rosso fuoco e di quel giovane alto e pallido non facevano eccezione.
"Remus dove..." Chiese Lily, più scioccata che spaventata.
"Dopo" disse l'altro, con la voce riarsa dalla preoccupazione. La prese per un braccio e la trascinò nel Vicolo, senza troppe cerimonie. Prima che Lily potesse porre anche solo una delle domande che la animavano, una voce la fece sobbalzare.
"Remus, grazie a Dio..." E James Potter comparve dal nulla, con un topo su una spalla. Per un attimo, Lily dimenticò tutto. C'era solo James. Era alto, un po' abbronzato, in maglietta maniche corte bianca e jeans. I suoi bei capelli neri erano dritti e rivolti in tutte le direzioni possibili, ma non era ciò che più aveva incantato Lily. Lui gli era mancato, da morire, ma solo quando poté perdersi nei suoi occhi nocciola capì davvero quanto. La morsa di dolore e perdita al pensiero di come l'aveva allontanato la risvegliò. E, solo allora, notò come le sue labbra, perennemente ridenti, fossero stratte, tirate, e che la luce nei suoi occhi non era allegria, era terrore, disperazione, rabbia e paura. Solo in quel momento si rese conto che lui non l'aveva vista.
"Che cosa..." provò a chiedere Remus, ma la voce gli morì in gola. Lily si riscosse del tutto. Erano lì per salvare il ragazzo del suo migliore amico, appena ritrovato, e lei avrebbe fatto tutto il possibile per loro. Oltre a dover rimediare ai propri errori, sentiva che era giusto così, che, forse, tutto avrebbe ricominciato ad andare per il verso giusto. In più, avrebbe prosciugato mari e spostato montagne per togliere quelle espressioni distrutte dai volti dei due malandrini.
"Sono un cretino, uno stupido, se solo fossi stato più veloce...ah, ma tu non sia nulla. Stamattina, mentre Peter bussava alla nostra porta (si indicò il topo sulla spalla e Lily non capì) a Sirius è arrivata una lettera. Sai com'è bravo a fingere, subito non mi sono posto nemmeno una domanda. Poi, quella testa di cazzo di Black, se ne è andato di sopra. Ha fatto una finta, capisci? Poi è scappato. Ho solo intravisto la lettera, il biglietto. Era di Regulus. Ci siamo smaterializzati all'istante, ma era troppo tardi, Sirius era già dentro. Ho provato e riprovato ad aprire la porta, ma deve essere chiusa con un qualche incantesimo protettivo che non conosco. Ci siamo nascosti qui, volevo chiamarti, ma quando ho congiurato il patronus...Sirius è spuntato, per un istante. Non è nemmeno uscito dalla soglia, non sono riuscito a farmi vedere. Sto...io...Remus non so cosa fare, se..." James aveva parlato a macchinetta, quasi senza riprendere fiato. Aveva le guance arrossate dallo sforzo, ma in modo innaturale, in confronto al pallore che sbiancava il resto del suo volto. Lily sentì il fortissimo impulso di abbracciarlo e di dirgli che non era solo, ma non poteva.
"James, mi stai dicendo che non hai un piano?" Chiese Remus con un filo di voce.
James scosse la testa, voltò lo sguardo e incrociò quello di Lily. I suoi occhi lampeggiarono, la pupilla si dilatò all'improvviso. Lily si sentiva come un pesce fuor d'acqua, che boccheggia, senza speranze di tornare a respirare. James sgranò gli occhi e serrò ancora di più le labbra, poi parlò.
"E tu cosa ci fai qui?" Un gelo innaturale stava riempiendo la sua voce. Lily si sentì sull'orlo delle lacrime. Una vocina nella sua testa le urlava che era una cretina, che se lo meritava, dopotutto, di chi era colpa se non sua? Se non della sciocca, stupida ragazza che voleva sempre sapere tutto? Non ebbe il tempo di rispondere, perché l'altro la fermò di nuovo.
"Giusto, stai di nuovo ficcando il naso, non è vero? Sai fare altro, oltre a domande inopportune? A chi darai del mostro questa volta? Cosa vuoi da me?" Le parole erano come lame, che prendevano il suo cuore e lo tagliavano a fette, ma ora Lily capiva. Capiva che James aveva ragione.
"Non è il momento, l'ho chiamata io qui. James ti prego, ti spiego dopo" disse Remus, frapponendosi tra i due. Gli occhi di James si incupirono e il ragazzo scandagliò preoccupato il volto del suo amico. Prima che le dovute spiegazioni potessero colpire il povero James, una risata spettrale inondò il silenzio, facendo quasi saltare in aria dallo spavento i tre maghi.
L'avrebbero riconosciuta tra mille al mondo: Sirius.

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