Motociclette e spiegazioni

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James fu svegliato da una dolcissima gomitata in faccia.
"Ma che cavolo?"
"'Giorno" Disse una voce arrochita dal sonno, a fianco a lui.
"Sirius ti odio...aspetta, che ci fai qui?" Chiese James, mettendosi a sedere. Il mal di schiena lo colpì come una pugnalata. Sirius, a fianco a lui, lo guardò intontito. Perché stavano dormendo vicini sul tappeto? E poi James ricordò.
Il giorno prima, dopo tutto il casino a Grimmauld Place, gli auror li avevano condotti al Ministero. Là avevano trovato i rispettivi genitori ad aspettarli. Tra lacrime, abbracci e sfuriate, la stanchezza gli era ricaduta addosso. Ma non c'era stato tempo per riposare. Avevano dovuto riassumere tutto ciò che era successo (e James non era ancora convinto dalle spiegazioni di Remus, doveva capire perché era andato da Lily). Poi erano stati informati del fatto che, tra minorenni, malattie invalidanti e ragioni assurde, ciò che avevano visto non poteva costituire una prova contro i mangiamorte. In pratica, l'unico tra loro che avrebbe potuto testimoniare senza problemi era James. Peter era ancora minorenne, Sirius era coinvolto sentimentalmente, Lily era una nata babbana (ed era meglio che non si sapesse sui documenti ufficiali, anche se Moody stesso si era dimostrato perplesso da quella motivazione) e i Lupin non volevano che Remus testimoniasse (mai si fosse scoperto qualcosa di troppo...) ed essendo in età scolare avevano ancora diritto di veto sulle faccende legali. Rimaneva James...ma Moody l'aveva informato che, essendo giovane, gli avrebbero certamente somministrato del Veritaserum. Il ragazzo non poteva rischiare, per amor di Remus. I quattro si erano capiti con un'occhiata. Poi, ognuno era tornato a casa propria. Con Lily erano andati anche un paio di auror, per non lasciarla indifesa e per spiegare meglio la situazione ai suoi genitori. Remus pareva sconvolto e distrutto, lui e Sirius si erano salutati a lungo. Piano piano, tutto era diventato confuso, James non riusciva a ricordare tutti i dettagli. Sapeva che lui e Sirius si erano distesi sul tappeto, l'uno a fianco all'altro, per rielaborare tutto ciò che era successo. L'ultima cosa che ricordava era sua madre che gli prometteva di portargli in camera qualcosa di merenda (erano le tre di pomeriggio e non avevano ancora fatto pranzo).
"Mi sa che ci siamo addormentati" Disse Sirius, sbadigliando.
James annuì. E si voltò a guardare il suo amico. Pareva stare bene, ma ci sarebbe voluta un analisi molto più attenta per chiarirlo.
"Che ora è?" Chiese Sirius, stiracchiandosi.
"Non so, penso sia sera, c'è poca luce fuori. Ho una fame da lupi, ho bisogno di cenare" Rispose James. Sirius scosse la testa.
"James, sono le sette di mattina"
"Cosa? Abbiamo dormito più di dodici ore?" Esclamò James, allibito. Il suo stomaco brontolò e Sirius rise.
"Benvenuto nel mondo dei dormiglioni"
"Va al Diavolo, non voglio diventare come te"
I due si sorrisero, poi qualcuno aprì la porta.
"Finalmente, dormito bene?" Chiese la madre di James. Il ragazzo scosse la testa e si massaggiò la schiena.
"Oh, Sirius, guarda il povero James che scopre le gioie di star invecchiando. Vuoi anche un bastone da passeggio?" James le lanciò un'occhiata truce e Sirius ridacchiò. "Venite, immagino che abbiate fame..."
"Signora Potter, ha fatto i pancake?" Chiese Sirius, annusando l'aria.
"Sirius, quante volte te lo devo dire, chiamami Euphemia" Madre e figlio si scambiarono uno sguardo d'intesa, nessuno dei due era convinto della tranquillità di Sirius.
Mezz'ora e dodici pancake dopo, James e Sirius si erano, finalmente, ripresi. La signora Potter li aveva informati del fatto che avrebbero ricevuto molte visite, e loro stavano già sparando ipotesi. Erano in giardino, seduti sul dondolo. James amava il giardino di casa sua. Pareva un po' una selva, perché nessuno dei Potter aveva il pollice verde, ma ai ragazzi andava bene così. C'erano fiori, api, gnomi che sbucavano da sotto le erbacce, due gatti randagi che spesso e volentieri gli facevano visita e miriadi di piante particolari. Casa Potter era enorme, secondo gli standard dei suoi amici. Al piano terra c'erano la cucina, il salotto e un bagno, e al piano superiore le quattro camere da letto. Dalla cucina si poteva accedere al giardino posteriore e alle serre. Le serre, in realtà, erano il laboratorio di Fleamont Potter, famoso pozionista e inventore. James adorava casa sua, non tanto per la sua bellezza, quanto per le miriadi di ricordi che portava con sé. La casa, da qualche anno, era stata resa Indesignabile, Anti-materializzazione interna e protetta da molti incanti e fatture. Era uno scoglio sicuro, come piaceva dire alla signora Potter. James rise per una qualche battuta che Sirius aveva sparato, e poi la mamma comparve sulla soglia.
"Ragazzi, venite, c'è Remus" Sirius scattò come una molla, e James lo seguì.
Remus comparve, un po' imbarazzato e intontito, dietro ad Euphemia, che lo salutò e lo lasciò fuori coi ragazzi. Sirius lo abbracciò e James rise di nuovo.
"Come stai?" Chiesero in coro lui e Remus. Sirius sorrise.
"Io sto bene, Black si comporta come se stesse ignorando gli eventi di ieri e tu hai davvero una brutta cera" Rispose James, Sirius sbuffò contrariato. Remus gli rivolse un'occhiata preoccupata.
"Io sto bene, ho solo...fatto fatica a svegliarmi. E Peter non è potuto venire perché sua madre è, di nuovo, iperprotettiva" Brontolò Remus. James li avrebbe presi a testate entrambi se avesse potuto. Cosa frullava nella testa di Remus?
"Sicuro?" Chiese James. Odiava quando Remus faceva così e gli nascondeva le cose. Non era per cattiveria o per poca fiducia, solo non si credeva così importante da meritare attenzioni. Remus annuì, e poi prese fiato.
"C'è una cosa che non vi ho detto ieri"
"Immaginavo" Asserì James.
"Immaginavo che tu lo immaginassi" Disse Sirius.
Remus e James si guardarono esasperati. Sirius era davvero convinto di poterli raggirare così facilmente? I tre si misero a camminare lungo i lati del giardino. Dopo qualche passo, Remus iniziò a raccontare:
"Ieri sono andato da Lily perché aveva bisogno di alcuni chiarimenti. Penso di dover iniziare questo discorso ringraziandoti, James. Hai tenuto i miei segreti al costo di perdere la ragazza che ami...io...non me lo merito, ma grazie"
James si fermò, e il suo cuore perse un battito. Come aveva fatto Remus a capire?" Sirius li guardava allibito.
"Tu e Lily avete litigato perché tu non hai voluto spiegarle cosa facciamo durante le lune piene e cos'era successo al quinto anno con Piton, vero?" Chiese Remus, ma sapeva già la risposta. Sirius emise un verso strozzato.
"Cosa?" urlò. James li guardò e annuì. Avrebbe voluto parlare, scusarsi, proferire, almeno, una scusa a Remus, ma gli si era stretta la gola in un singulto. E Remus pareva averla presa meglio del previsto.
"Allora sono andato da lei e le ho spiegato tutto"
"Cosa?" Urlarono Sirius e James.
"Ma è il tuo segreto. Chi non ti dice che lei...che tu...come..." James era spezzato in due dai sensi di colpa. Ecco, Remus aveva fatto anche di peggio.
"Remus, sei un grande" disse invece Sirius sorridendo. Gli altri due lo guardarono allibiti. "Gliel'hai detto tu di tua spontanea volontà? E poi sostieni di non essere coraggioso" Remus arrossì violentemente e James capì dove stava andando a parare Sirius.
"Lei l'ha presa bene. Era sorpresa, ma mi ha giurato di mantenere il segreto e io mi fido. Non accetterò lamentele da voi due. È una cosa mia"
"Sei felice così, Remus?" Chiese James. Remus annuì convinto.
"Ok, va bene, allora non romperemo." Disse Sirius, che guardava Remus fiero come non mai. James si sentiva un po' il terzo incomodo, ma, dopotutto, lui era sempre stato il più fortunato tra loro, per una volta era gusto così. In più, anche James era fiero di Remus. non capitava tutti i giorni che il ragazzo più timido che conosceva superasse la sua più grande paura (e dichiarasse il proprio amore) in meno di dodici ore. James sorrise.
"Non sa della Mappa, quali sono i vostri animagus e del Mantello...Ah già, il Mantello sì" spiegò Remus.
"Ok, bene, ci premureremo di mantenerglieli segreti e..."
"Ehi, voi tre, sono arrivate le vostre lettere da Hogwarts" Li chiamò Euphemia da dentro. I ragazzi si guardarono e corsero da lei, in cucina.
"Allora...A te, Remus...per Sirius...ecco, James" Disse, consegnandole.
La lettera di James era, stranamente, pesante, ma il ragazzo non ci fece caso, subito. La aprì e una spilla gli ricadde in mano. Una spilla oro e rossa con sopra le iniziali CS. Una spilla da Capo Scuola.
"Mamma mi hai dato la lettera di Remus" Rise James, non senza una punta di amarezza. Era allibito da sé stesso, ma come? James Potter fiero dell'idea di essere stato nominato Capo Scuola? Remus lo fissò allibito.
"No, è questa la mia, c'è il mio nome anche dentro" rispose quello facendo vedere la pergamena agli amici. James si rigirò la spilla tra le mani.
"Cos'hai in mano, Ramoso?" Chiese subito Sirius.
"È uno scherzo" Rise James, stupito dall'ondata di autostima che lo stava pervadendo. Lui Capo Scuola? C'era un errore, ma non poteva nascondere che ne era piacevolmente sorpreso.
"Cosa, caro?" Chiese sua madre, ma James non rispose subito, gli servivano le prove.

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