Sirius seguì la McGranitt fino nel suo ufficio in assoluto silenzio, scervellandosi su cosa mai poteva aver fatto per essere richiesto là. Entrò, chiuse la porta alle sua spalle e lei gli fece cenno di sedersi nella sedia di fronte alla cattedra. Così si trovarono a fissarsi negli occhi. Lei era impenetrabile, ma a Sirius pareva che stesse cercando le parole per dirgli qualcosa di importante.
"Ho saputo della rissa in treno, Signor Black" Disse, quasi addolorata. Ma come? È stato James, pensò Sirius allibito. Possibile che l'altro avesse scaricato la colpa su di lui? No, allora?
"Abbiamo parlato col Signor Nott e siamo certi che non farà parola dell'accaduto con nessuno. Io volevo chiederle di controllare di più i suoi amici." Quella era pazza, al massimo erano i suoi amici che controllavano lui.
"Credo di averne perso un pezzo per strada" disse Sirius, tranquillo, dondolando leggermente le gambe incrociate.
"Non sa cosa aveva detto il signor Nott al Signor Potter?" chiese lei.
"No" disse Sirius, con una punta di paura.
"Prenda un biscotto, signor Black" Sirius, per poco, non cadde dalla sedia, ma effettivamente c'era una scatola di latta piena di Zenzerotti sulla scrivania.
"Forza, Signor Black, vorrei che questa serata finisse in fretta" Sirius prese un biscotto e se lo mise in bocca. Chi era lui per combattere il destino?
"Il signor Nott ha stuzzicato il signor Potter riportando in luce alcuni avvenimenti dell'estate. A Grimmauld Place. Sono desolata signor Black" Sirius per poco non si strozzò. La McGranitt aveva parlato in tono sinceramente dispiaciuto, valeva più di mille altre scuse. Le barriere di Sirius crollarono e, all'improvviso, gli piovve addosso il peso della situazione. Deglutì a fatica e abbassò lo sguardo. "Deve tenersi stretti i suoi amici, io non potrò proteggervi se capiterà un'altra cosa del genere, sarebbe la vostra parola contro la loro. Signor Black, sono venuta a sapere solo ora tutto ciò che è successo. Mi aspetto molto di più da voi quattro quest'anno. Chiaro?"
Sirius annuì.
"E ora vada, ma tenga a mente che se ha bisogno di qualcosa, qui c'è sempre un biscotto per lei" Sirius alzò gli occhi e incontrò lo sguardo deciso della McGranitt. Non c'era pena nei suoi occhi, né commiserazione, ma solo una sorda tristezza, proprio come quella che invadeva Sirius tutte le volte che pensava a suo fratello. E, improvvisamente, fu grato per quel gesto. Non sapeva nemmeno perché, ma sentiva di averne avuto bisogno.
"Gra...grazie" Biascicò Sirius, per poi scattare, uscire dall'ufficio e allontanarsi nel corridoio. Solo quando fu abbastanza lontano da non poter più essere sentito, iniziò a correre, veloce come il vento, come Felpato. E una lacrima di comprensione gli rigò il volto.
***
James risalì a fatica l'ultima rampa di scale e atterrò al settimo piano. I primini, che ormai considerava i suoi adepti, lo seguivano come le paperelle seguono l'anatra. Dopo quattro cambi di direzione a mezz'aria e due scalinate perse, erano riusciti nella loro impresa. Remus ridacchiava dal fondo della fila, James, dopo, l'avrebbe ucciso.
"Ok, solitamente non è così difficile, ma le scale mi odiano, quindi..." Concluse, guidando i piccoletti verso il quadro della Signora Grassa.
"Buo...buonasera" Disse quella, sbadigliando. Un moto di stizza fece arrossire James. Perché quel quadro lo guardava sempre con disgusto? Non gli pareva di far poi così schifo...
"Ferro ignique vastare" balbettò, contagiato dallo sbadiglio della donna.
"Che significa?" Chiese la Biondina.
"Non è ho la minima idea, probabilmente parole a caso, ma è la parola d'ordine, quindi..." Disse James, passando attraverso il buco del ritratto e mostrando ai piccoletti la strada.
"Mettere a ferro e fuoco" Disse Remus, inaspettatamente.
"Eh?" Chiese James.
"Ferro ignique vastare significa mettere a ferro e fuoco. È latino, James" Spiegò quello, col suo miglior tono da professore stressato.
"Ecco, vedete, Lupin è quello furbo per un motivo" I ragazzini risero, e rimasero a bocca aperta entrando in Sala Comune.
"James, come mai ci avete messo tanto?" Chiese Peter, dal loro solito divanetto.
"Le scale continuano ad odiarlo" Rispose Remus, e tutta la sala comune parve tirare un sospiro di sollievo. I ragazzini si sparsero nella sala e James si lasciò ricadere su una poltrona di fianco a Peter.
"Sirius?" Chiese quello, James scosse la testa. Remus poi mise a fianco a Peter. Non ci fu bisogno di parole per spiegare che sarebbero rimasti lì fino a quando Sirius non fosse ricomparso. Per fortuna, avvenne in fretta, a lui le scale volevano bene, e, all'improvviso, sbucò correndo dal buco del ritratto.
James balzò in piedi, ma quello gli fece cenno di andare di sopra. Tutti insieme, i quattro si avviarono verso il dormitorio.
Una volta dentro, si sedettero tutti sul letto di Peter, come al solto, e si rivolsero verso Sirius. Pareva che qualcuno gli avesse dato una martellata in testa. James stava per dire qualcosa, preoccupato, ma quello se ne uscì con: "La McGranitt mi ha dato dei biscotti"
Ci fu un momento di silenzio, poi Peter scoppiò a ridere seguito a ruota da Remus.
"Ma che cavolo, io vango quasi messo in punizione e a te donano biscotti? Dove sta la giustizia in questo mondo crudele?" Gridò James, facendo finta di crollare a terra, ferito a morte. Ma Sirius non rideva. Sorrideva, col suo solito ghigno, ma non rideva. Doveva essere successo qualcosa di grave. James si sedette per terra, con il mento appoggiato al letto, aspettando ulteriori delucidazioni dal suo migliore amico.
"Potter, sei un bastardo. Che è successo esattamente sul treno?" Chiese Sirius, a bruciapelo. James avrebbe voluto mentire con tutto sé stesso, ma non poteva mentre Sirius lo guardava dritto negli occhi.
"Nott ha detto delle cazzate e io gli ho chiuso la bocca" Spigò con semplicità. Remus parve capire qualcosa, ma Peter lo guardava attonito.
"James...non mi devi difendere"
"Ma io voglio difenderti. E stavo per dire: voglio difendere il tuo onore, ma poi sarebbe stato equivoco e mi avresti preso in giro a vita..." disse, per smorzare la tensione.
"Che è successo esattamente?" Chiese Remus.
"Te l'ha detto la McGranitt? Come fa quella donna a sapere sempre tutto" Divagò ancora James, nella speranza di prendere tempo e trovare le parole giuste per non ferire nessuno
"JAMES" Gli urlò Remus.
"Ok, ok, tranquillo, Lunastorta. Ha blaterato qualcosa su Grimmauld Place e io non ci ho più visto, contenti?" E non avrebbe mai detto dell'altro insulto, perché, poi, Remus sarebbe stato capace di dargli ragione.
"La McGranitt mi ha detto che lo hanno ridotto al silenzio...e mi ha chiesto di tenervi tranquilli" Disse Sirius, stupito dalle sue stesse parole.
"Lei ha chiesto a te di tenere tranquilli noi?" Ripeté Remus, allibito.
"Non ho la minima intenzione di stare tranquillo. Nessuno tocca I MIEI AMICI" Declamò James, in tono conclusivo. Sirius sorrideva spento. Pensava a Regulus. James fece il giro del letto gli venne vicino e gli fece lo sgambetto. Sirius volò in braccio a Remus, il quale fece un verso strozzato, probabilmente schiacciato dal peso improvviso. Poi, James si concentrò sul suo baule e sul suo pigiama. Il suo amatissimo pigiama che gli era tanto mancato nelle ore finali di quella lunghissima giornata.
"Il bagno è mio" Gridò, chiudendosi la porta alle spalle. Per la prima volta in sette anni, aveva raggiunto il suo obbiettivo: avere il primo turno in bagno. Ok, aveva giocato sporco distraendo Sirius con Remus, ma il fine giustifica i mezzi, pensò ridacchiando, e guardando il suo riflesso. Aveva un accenno di occhiaie sotto agli occhi e i capelli in tutte le direzioni. E un sorriso tirato sulle labbra. Doveva fare di meglio, lo doveva ai suoi amici. Lui non aveva problemi gravi, famiglie scomposte o male lingue alle spalle. Inspirò e si lasciò travolgere da ricordi felici, come per evocare un patronus, e un sorriso vero invase il suo volto e i suoi occhi. James era sempre stato capace di sorridere con gli occhi, e ora era tutto ciò che doveva fare: portare buonumore, perché ne avevano bisogno tutti.
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I Malandrini & Co.
FanfictionL'anno scolastico 1976-1977 alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è appena cominciato, e i suoi studenti non possono che giurare solennemente di non avere buone intenzioni. Gli equilibri instabili nelle relazioni dei ragazzi hanno iniziato...
