Sirius si svegliò nel cuore della notte e annaspò per qualche secondo in cerca d'aria, mentre il suo ultimo incubo svaniva. Non gli capitava più spesso come prima, ma ogni tanto aveva ancora degli incubi orrendi. Non si ricordava più cos'aveva sognato, non era, poi, così importante. Il camerone era avvolto nel buio, gli unici suoni erano il russare sommesso di Peter e alcuni mormorii provenienti da James. Gli capitava spesso di parlare nel sonno. Sirius sorrise e guardò l'ora. L'una del mattino del primo aprile. L'indomani sarebbe stata una grande giornata, o almeno, così speravano. Sirius si alzò, completamente sveglio, e fece un giro del camerone. Prese un sorso d'acqua e socchiuse la finestra. L'aria fresca fu un sollievo. Fuori, il cielo era limpido, come non capitava da un mese, marzo era stato davvero piovoso. Sirius si perse a guardare le stelle, poi gli venne un'idea.
Si voltò indietro a guardare i suoi amici. James dormiva, placido, gli avevano tolto tutti i gessi l'11 marzo, il giorno dopo il compleanno di Remus...quelle due giornate erano state le più belle, due raggi di sole in un mondo sempre più cupo: gli attacchi e le guerriglie nel mondo, là fuori, stavano aumentando a dismisura, e un lieve sentore d'ansia stava invadendo la scuola. Ma loro erano stati bene, molto bene. Anche se, James e Lily...c'era qualche non detto tra loro, l'indomani Sirius si sarebbe impegnato a capire che stava succedendo, in quel momento la sua mente era concentrata sul suo Remus.
Era stato un mese d'incanto. Il suo ragazzo si vergognava ancora di sé stesso, e Sirius lo assecondava. Non lo capiva appieno, ma se lo faceva andare bene, anche perché Remus non l'aveva rifiutato, mai. In quel momento dormiva, ma non era un sonno ristoratore. La luna piena sarebbe venuta il 4 aprile e gli effetti erano già visibili. Era stanco, irritabile e, non l'avrebbe mai ammesso, bisognoso d'attenzioni. Aveva il volto corrucciato, un incubo silenzioso in arrivo stava minacciando i suoi sogni e Sirius non lo poteva permettere.
"Lunastorta? Lunastorta svegliati..." gli sussurrò scuotendolo dolcemente. Gli occhi chiari di Remus si aprirono.
"La luna..." Farfugliò assonnato.
"È alta nel cielo, ma non per te..." Sirius avrebbe voluto aggiungere molto, molto altro a quella frase, ma sapeva che a Remus bastava davvero poco per sentirsi pressato. Sirius portava pazienza perché lo amava. Stavano insieme da un mese, dopotutto, non poteva pretendere che fosse come lui...lo amava perché non era come lui.
L'altro sbadigliò e si passò una mano nei capelli, creandosi un disastro in testa degno dei capelli di James. Sirius sorrise e prese le mani di Remus, l'altro lo guardò, assonnato e stupito.
"Sirius...che stai facendo?" Gli chiese col suo solito cipiglio sorpreso.
"La vera domanda è: cosa sto per fare?" Disse, sorridendo Sirius, perso nello sguardo dell'altro. Era così tenero, con gli occhi gonfi di sonno, i capelli schiacciati dal cuscino e l'ombra di un sorriso sulle labbra.
"Va al Diavolo...Che stai per fare?" Chiese quello, sbuffando e alzando gli occhi al cielo.
"Sto per baciarti" Rispose Sirius, avverando quella predizione.
Fu un bacino semplice, veloce, troppo veloce...Sirius non sapeva fin dove poteva spingersi. Si staccarono e Remus lo guadò negli occhi. Poi, si tirò su a sedere e lo baciò di nuovo, per davvero, questa volta.
Quando si divisero, sorridevano e Remus aveva le guance lievemente arrossate, era adorabile.
"Allora, Felpato, mi hai svegliato solo per questo? Non che ci trovi qualcosa di male ma..." Chiese ridacchiando.
"Oh, no. Alzati, mettiti il mantello e fidati di me" Gli disse Sirius, come una promessa. Se non poteva sopportare i suoi incubi con lui, almeno poteva dargli un po' di sollievo in quelle tristi notti, fargli capire che non era solo.
Remus lo guardò confuso, poi scosse il capo e fece come Sirius gli aveva detto.
***
Remus era stanco, tanto stanco che non vedeva dove stava mettendo i piedi. Grazie a Dio, Sirius era accanto a lui e lo sosteneva.
Era grato a Sirius per un sacco di cose, soprattutto perché sopportava le sue ansie, e in quel caso l'aveva salvato: le notti prima della luna piena erano un Inferno, e l'aveva svegliato prima che il suo solito incubo lo terrorizzasse. Era sempre lo stesso, lui era piccolo, sveglio, nel letto e sentiva un rumore da fuori. Subito non si preoccupava, ingenuo. Si alzava dal letto e apriva la finestra per guardare di sotto, ma non c'era nulla. A balzelloni tornava nel suo lettino e poi il rumore si faceva più forte, qualcuno entrava dietro di lui. Lui si girava di scatto, ma non urlava. E l'ultima cosa che vedeva prima di svegliarsi erano due enormi occhi rossi.
Remus non sapeva spiegarsi quell'incubo, ma gli capitava sempre. Non l'aveva mai raccontato a nessuno, come poteva spiegare ai suoi genitori che temeva un paio d'occhi in un incubo? Ma aveva la sensazione che si trattasse di qualcosa di reale...
Sirius l'aveva salvato da un'altra notte d'inferno, ma non sembrava intenzionato a farlo dormire.
"Scusami, amore, ma hai intenzione di dirmi dove stiamo andando?" chiese Remus. Usava, volutamente, un tono sarcastico quando dava dei nomignoli a Sirius, perché, come per tutto ciò che li riguardava, aveva bisogno di stare per un po' nella sua comfort zone prima di esporsi.
"E che sorpresa sarebbe..." disse Sirius, cominciando a risalire una scala a chiocciola. Remus si rassegnò e lo seguì. Riconobbe la porta dell'aula di astronomia.
"Sirius?" Chiese, intontito. Che voleva fare? In un'aula buia, da soli, di notte...Remus era felice e terrorizzato a morte allo stesso tempo.
"Siamo arrivati, dolcezza" Gli disse Sirius, ridendo. Là nessuno li poteva sentire, erano liberi di essere loro stessi. Remus sorrise. Sirius lo prese per mano e lo guidò sulla balconata a ballatoio che circondava l'aula.
Era così bello essere lassù, Remus si concentrò sul suolo, sul profilo delle colline. Si sentiva così sciocco, aveva frainteso completamente la situazione, e, a dir la verità, gli piaceva la piega che stava prendendo. Loro due, sotto le stelle. Ignorò la luna, per lui poteva anche non esistere. Remus non voleva guardare il cielo, la luna era alta e luminosa, non era ancora piena, ma lui sentiva il suo richiamo nelle ossa. Sirius si appoggiò alla balconata a fianco a lui. Faceva leggermente freddo, ma a Remus non importava, finché Sirius gli era accanto, coi suoi bellissimi capelli mossi dal vento. Anzi, un solo sguardo al bellissimo ragazzo che gli era, incredibilmente, a fianco, e il freddo della notte pareva svanito. Remus sentiva un sentimento caldo, forte, che veniva irradiato nel suo corpo a partire dal suo cuore. Lo amava, ne era certo, ma non aveva ancora le parole giuste per dirglielo.
"Remus, guarda il cielo...so che odi la luna, ma non è importante, se ci sono le stelle"
Remus sorrise, e si fidò. Il cielo era spettacolare. La luna, in parte, abbagliava le stelle, ma la Via Lattea era visibile in tutto il suo splendore. Sirius gli strinse la mano e Remus lasciò andare un sospiro sognante. Non ebbe nemmeno il tempo di sentirsi a disagio, perché Sirius era incantato quanto lui. Era così bello vedere che anche quel ragazzo, che aveva vissuto una vita così difficile, sapeva ancora meravigliarsi.
"Sai, ti sembrerò pazzo ma...le stelle sono una delle poche cose belle della mia infanzia"
Remus si voltò, sconcertato verso Sirius.
"Sirius se...non devi parlare perché sono qui o per spiegarti, mi va anche bene di non capirti io...sono un impiastro e non so più che dire" Si lasciò andare a una risatina nervosa. Sirius posò i suoi occhi grigi su di lui. Le stelle gli si riflettevano negli occhi creando delle sfumature bellissime, impossibili. Remus ebbe un attimo d'esitazione...poi lo baciò.
"Ah, Lunastorta, se per farti sentire a tuo agio devo raccontare la storia della mia vita e portarti su una torre non hai che dirmelo" Rise Sirius una volta che si furono divisi. Remus sorrise.
"Voglio dirtelo perché...perché è davvero un bel ricordo che voglio condividere...e perché mi fido di te"
Il cuore di Remus si sciolse a quelle parole. Adorava quando Sirius si lasciava attraversare, conoscere...perché sentirsi parte di lui era una delle sensazioni più belle che Remus avesse mai provato. Lo faceva sentire unico, speciale, non si apriva così tanto nemmeno con James, era solo suo.
"Allora, a...Grimmauld Place c'erano un sacco di libri, di quelli che piacerebbero a te. Tomi enormi e polverosi, mia madre desiderava che io li leggessi a mio fratello, per diventare colti come ogni buon Black deve essere. Penso sia inutile dirti che mi sono sempre rifiutato...c'era un unico libro "vietato" ed è stato l'unico che io abbia mai letto là. "La storia delle stelle" me lo ricordo come fosse ieri...c'era la mitologia greca da cui deriva il nome di ogni costellazione. Ai miei non piaceva perché sostenevano che era, come dire, inadatto per la mia età..."
Sirius levò gli occhi al cielo e Remus gli strinse una spalla. Non aveva bisogno che l'altro gli spiegasse cosa provava, Remus conosceva il dolore. Sirius gli rivolse un'occhiatina riconoscente.
"Comunque, la vedi quella stella lassù..." disse indicando la stella più luminosa di quella notte. "Sai qualcosa di astronomia?" Gli chiese ancora. Remus arrossì.
"No, cioè, so quel poco che serve che abbiamo imparato in Astronomia...quando il cielo può influenzare gli avvenimenti...ma, sinceramente, non mi è mai interessato molto" rispose Remus. La verità era che era esonerato dagli esami (potevano coincidere con la Luna piena o con periodi in cui non gli conveniva stare sotto le stelle) di Astronomia, e così faceva solo il minimo indispensabile.
"Sorvoliamo...quella è Sirio, la stella più luminosa del cielo...Sirius...In pratica sono io"
"Beh, ti sta bene la stella più luminosa" Ridacchiò Remus.
"Ne dubitavi? È nella costellazione del Cane Maggiore...sembra impossibile, ma a volte il cielo riesce davvero a predire la nostra vita... Mi sono letto tutte le storie riguardanti le costellazioni e le stelle che stanno dietro ai nomi nella mia famiglia. Alcune sono proprio noiose, ma altre...Remus?"
Remus si era spostato indietro e si era seduto per terra, con la schiena appoggiata al muro della torre. Fece un gesto a Sirius, che si avvicinò e sedette a fianco a lui. Remus gli appoggiò la testa a una spalla.
"Sirius, raccontami una storia..." Gli disse, con gli occhi persi nel cielo. Se per Sirius era tanto importante, allora lui poteva fare uno sforzo e ignorare la luna.
L'altro rise e poi iniziò a indicare il cielo e a farneticare storie tristi e magnifiche. Come quella della lira, la lira di Orfeo usata per riprendersi sua moglie dagli Inferi, o quella di Andromeda, vicina alla costellazione di Perseo, suo sposo. Rimasero lì, abbracciati l'uno all'altro per ore, fino a quando Sirius esaurì la voce, ma non i suoi racconti, e Remus non rischiò di addormentarsi sulla sua spalla.
***
James dormiva ancora beato, a breve la luce dalla finestra l'avrebbe svegliato, e la sua ultima giornata da ragazzino sarebbe iniziata. I ragazzi avevano vissuto un mese bellissimo, e avrebbero passato gli anni successivi a ricordarlo come il mese più spensierato delle loro vite. Erano ancora abbastanza giovani da fregarsene del mondo e ridere per tutto, e troppo grandi per non capire ciò che accadeva attorno a loro. Avrebbero avuto molti altri giorni felici, ma quel mese era stato l'ultimo davvero spensierato. Erano ancora in quattro, con Lily cinque, si amavano e vivevano senza curarsi della guerra imminente, senza che nulla condizionasse le loro vite, i dolori più grandi sarebbero giunti dopo. James aprì gli occhi, sveglio e ignaro che la sua adolescenza, così come la conosceva, stava per finire.
Si alzò di scatto e gli girò la testa, maledetta bassa pressione. Recuperò gli occhiali e si guardò intorno. Peter dormiva un po' scomposto come al solito, faceva tenerezza. Sirius non era nel suo letto, James fece un giro su sè stesso, spaventato, per poi ritrovare il suo migliore amico sul letto di Remus. Il loro licantropo dormiva, tranquillo, mentre Sirius era seduto, con la testa un po' di lato. Probabilmente Remus aveva avuto un incubo, la luna piena si avvicinava inclemente, e Sirius si era addormentato con lui. Erano adorabili, e a James dispiaceva quasi dover distruggere quella scena idilliaca, ma era il Primo di aprile e loro dovevano aprire le danze, anzi, gli scherzi.
Mezz'ora dopo i quattro erano svegli e in tiro come non mai, con le cravatte a posto, i capelli pettinati e i libri giusti nelle borse. Avrebbero fatto un figurone quel giorno.
Scesero in Sala Comune parlottando tra loro, ridendo, tranquilli, pregustando l'intera giornata.
In sala Comune c'erano tutti, ma proprio tutti, ad aspettarli.
"'Giorno gente, già svegli?" Chiese James, sforzandosi di non rovinare la scena e di non ridere, come Peter, stava, irrimediabilmente per fare. Grazie al cielo, Sirius lo bloccò.
Tutti i Grifondoro spostarono i loro sguardi su Kingsley che sbuffò e poi fissò James negli occhi.
"Forza voi quattro, confessate, che avete in serbo per noi oggi?" Disse, quasi insofferente. Sapeva anche lui che non avrebbe ottenuto una risposta precisa, ma quella che ebbe spiazzò l'intera Sala Comune.
"Nulla" Risposero i quattro in coro.
"Nulla di nulla"
"Niente di niente"
"Perché, che vi aspettavate da noi?"
"Non era mica un'occasione special...MERDA RAGAZZI è IL PRIMO DI APRILE VERO?"
"JAMES STAI SCERZANDO, VERO?"
"No, me ne ero dimenticato..."
"Io pure"
"No, non abbiamo preparato nulla, siamo davvero dei cretini..."
Questo coro spiazzò la Sala Comune, e i Malandrini poterono uscirne indisturbati. Fu una fortuna che il corridoio era vuoto, scoppiarono tutti a ridere, e poi si diressero verso il tavolo della colazione.
James era fiero di loro stessi, quella sarebbe stata una giornata piena di sorprese, anche se lui non sapeva ancora quanto.
***
L'intera scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts passò una mattinata infernale.
La notizia che i quattro combinaguai più noti della scuola non avevano preparato nulla dilagò come il panico, nessuno gli credette, almeno all'inizio. Era nel loro stile fingere per poi uscirsene con un colpo di genio, ma per tutta la mattina e tutto il pranzo non era avvenuto assolutamente nulla. Nel frattempo, si era visto di tutto: gente in ansia, persone che correvano a caso, professori chiamati a tutte le ore a controllare armadi e gabinetti nel terrore che fossero incantati. Ma non era successo proprio niente. Pian piano, l'ansia era calata.
Erano le 17.20 del pomeriggio e le lezioni erano finite. Tutti avevano tirato un sospiro di sollievo e si erano calmati: quei quattro non avevano preparato davvero nulla. I vari altri scavezzacollo si sentirono un po' sciocchi, avrebbero potuto fare qualsiasi cosa, ma ormai la giornata era sprecata.
James Potter non la pensava così. Lui e i suoi amici erano stati sommersi di domande per tutta la giornata, ma la scena aveva retto: erano stati degli studenti modello per un giorno intero e nessuno, neppure loro, se ne capacitava.
Quindi, le acque si erano calmate ed era il momento giusto per colpire.
Gran parte dei Grifondoro era in sala Comune, e i quattro scelsero la loro vittima.
"Jackie mi daresti una mano, per favore?" Chiese James al suo piccolo battitore. Il ragazzino corse da lui, ignaro.
Saltando all'improvviso sul tavolo più vicino, James urlò "DICHIARO INIZIATO IL PRIMO D'APRILE PIÙ BELLO DELLA STORIA" e rovesciò l'intero insieme di boccette d'inchiostro presenti nella stanza sul povero Jack con un solo movimento della bacchetta.
"Quest'anno signore e signori sarà strepitoso..." Continuò Sirius, prendendo Jack e portandolo sul tavolo con lui e James.
"Andremo avanti di scherzi a catena, chi ne riceve, ne fa a qualcun altro. Unica regola: chi la fa non se l'aspetta, o almeno, non da colui che ha assalito. E ora, VAI JACKIE E FAI BENE LA TUA SCELTA"
La Sala era immobile, tutti stavano ancora realizzando che significavano le parole di Sirius, ma bastò uno sguardò con James e Jack capì. Con un sorrisino comprensivo e un movimento di bacchetta, fece accorciare i capelli di tutte le ragazzine in prima fila di 10 centimetri buoni. Tra le risate e i gridolini terrorizzati, la giornata decollò.
Cinque minuti dopo, la stanza era un disastro, tra bottiglie che si rovesciavano da sole e oggetti volanti, l'infermeria si sarebbe riempita in fretta, ma i Malandrini erano ancora illesi. Poi, Marlene, scagliò un tarantallegra sul povero Remus. Dopo moltissime risate, Sirius cadde dal tavolo e Remus si vendicò, piastrandogli i capelli con un solo incantesimo. Sirius emise un verso tradito, poi si voltò verso Peter e lo "trasfigurò" in un topo. Tutta la Sala rise e ammirò il suo gesto, senza sapere che Peter si era trasformato dallo spavento, sarebbe rimasto così per tutto il giorno. Poi un altro incantesimo vagante colpì James e lui richiamò all'ordine i suoi amici.
Nel giro di un'ora, la Guerra degli Scherzi era dilagata anche nelle altre casate, e non si potevano più fare tre passi tranquilli senza che avvenisse qualcosa.
I quattro continuavano a rianimare i punti "morti" o a prendersela tra di loro. I professori erano allibiti e non riuscivano a frenare l'ondata di ragazzate che aveva riempito la scuola.
Solo un gruppetto di Serpeverde sbruffoni e purosangue, noti come Mangiamorte, vagavano ancora illesi per la scuola. Poi, con un piccolo aiutino di Regulus, anche loro si unirono ai comuni mortali.
I Malandrini erano fierissimi di loro stessi, e il meglio doveva ancora venire. Avevano messo un incanto sulla scuola che si sarebbe realizzato il giorno successivo, e pochi ne sarebbero sfuggiti. Anche se, a dirla tutta, l'indomani non sarebbero stati poi così fieri della loro idea.
Il culmine dei festeggiamenti si ebbe a cena, con una delle battaglie di cibo più belle che loro avessero mai visto.
Poi, James fu colpito da un Pietrificus Totalus vagante, e quando si risvegliò, quasi solo, nel corridoio, ebbe una delle idee più brutte della sua vita. Erano le otto, ciò significava che in un'ora sarebbe scattato il coprifuoco. Gli scherzi imperversavano ancora, in altre zone della scuola, ma lì c'erano solo lui, e Severus Piton.
James era stato fermato in un angolo, quindi l'altro non l'aveva visto, e pensò bene di vendicarsi di tutti i piccoli scatti di gelosia che aveva avuto verso di lui nell'ultimo mese. Tra Pivellus e Lily erano ricomparsi alcuni ponti, ma Severus sapeva troppe cose che Lily non doveva nemmeno immaginare, come il piccolo problema peloso di Remus, quindi uno scherzetto malefico poteva fargli abbassare la cresta.
Con un BRUFOLOSCHIA, alle spalle, si vendicò col suo più grande nemico e corse via, su per le scale.
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I Malandrini & Co.
Hayran KurguL'anno scolastico 1976-1977 alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è appena cominciato, e i suoi studenti non possono che giurare solennemente di non avere buone intenzioni. Gli equilibri instabili nelle relazioni dei ragazzi hanno iniziato...
