Petunia Evans riposava in veranda, seduta sul dondolo e guardava la strada. Casa Evans era la prima della via, di Spinner's End, prima del parco giochi e della bruttura del resto della città. Quella era la parte "bella" di Cokeworth, oltre lo scarico di depurazione del fiume, dove i rifiuti non arrivavano. Come un nastro d'argento, il fiume si snodava oltre la strada, di fronte alla casa, e poi si perdeva fra i campi e i boschetti. Petunia adorava il dondolo nel cortile. Da laggiù si vedeva solo il bello della città. Le fabbriche e le loro cupe ciminiere erano invisibili, alle sue spalle, e nemmeno la sporcizia della parte alta della strada faceva breccia nella pace.
Petunia odiava casa sua. Troppe pazzie, troppe cose contro natura, troppo amore verso sua sorella. Quella balorda, chissà dov'era. Lei e Lily erano sole a casa, i loro genitori erano a lavorare, ma la maggiore si era, puntualmente, ritrovata da sola. Conoscendola, Lily sarebbe stata a fondo strada, da quel pazzo del suo amichetto unticcio. Petunia non voleva nemmeno ricordare il suo nome o lo scherzo che le avevano tirato. Petunia si perse di nuovo nei suoi pensieri, si lisciò il vestitino azzurro e arrotolò una delle sue ciocche bionde. A settembre avrebbe iniziato a lavorare, segretaria nell'ufficio principale della Grunnings, la famosa ditta di trapani. Un lavoro onesto, sano e completamente privo di magie. Agli occhi degli altri sarebbe parso noioso, ma Petunia desiderava da tutta la vita di avere un occasione e una casa solo sua.
Poi, la calma piatta fu rotta da un sonoro CRACK.
Petunia si guardò intorno e un ragazzo spuntò da dietro l'angolo. Era un tizio alto, sui diciassette anni. Indossava delle bermuda color cachi e una camicia a quadretti. L'abbinamento era orribile e Petunia si chiese che genere di ragazzo potesse vestirsi così male e permettersi di disturbare una signorina. Poteva essere lì solo per lei, non c'erano altre case dopo, e non prometteva bene. Sarebbe anche stato bello, con quegli occhi castani chiari e i capelli quasi biondi, alto e slanciato, non fosse stato per quelle cicatrici sul viso. Petunia inorridì. Uno sfregiato stava venendo verso di lei? Come osava?
"Buongiorno, scusa se disturbo..." iniziò a dire quello, con tono pacato e gentile, ma Petunia non gli lasciò finire la frase. Che arrogante, pensò, doveva darmi del lei...
"Chi sei e cosa vuoi? Non ho tempo per gli sfaccendati come te" disse secca, studiandolo con attenzione.
Il ragazzo la guardò allibita. Cosa si aspettava? Un red carpet e un a parata in suo onore? Oh, i ragazzi di oggi...
"Mi chiamo Remus Lupin, sono un compagno di scuola di Lily e la sto cercando. Per caso la conosci? Dovrebbe abitare qui..." Lui la studiava, stupito dalla sua espressione attonita.
Lui era un compagno dii scuola di Lily. Allora era come lei. un mago.
"Sparisci, vattene, evapora. Non ho bisogno di...di un altro...mostro come mia sorella" Balbettò, sbiancando. Ora lui sembrava ferito. Alla parola mostro era sobbalzato. Bene, questo dimostrava la sua colpevolezza. Petunia non voleva averci niente a che fare.
"Lily non è un mostro" Disse lui, sorpreso. Allora non la conosceva.
"Ha la...immagino che anche tu...intendo dire..." balbettò Petunia, voleva andarsene con tutta sé stessa, ma i suoi piedi non stavano rispondendo agli stimoli, e gli occhi tristi di quel ragazzo la giudicavano. Lei non riusciva a distogliere lo sguardo.
"Magia?" Disse lui, con tono borioso, arrogante. Sarebbe stato come l'altro amico di Lily? Possibile.
"Zitto! E vattene" Disse Petunia alzandosi ed entrando il casa. Chiuse la porta con due mandate. Lily avrebbe suonato. Ma che le era venuto in mente? Aveva dato il loro indirizzo ad altri balordi? Come se non bastassero lei e quello spregevole Piton che abitava a fondo strada. Petunia rabbrividì e scostò una delle tendine di pizzo del salotto. Il ragazzo era ancora là. Non si era resa conto, prima, di quanto era smunto, pallido, poco in forma. Come aveva fatto a trovarlo attraente? Non era come i ragazzi che piacevano a lei. Lei desiderava con tutta sé stessa che, almeno, l'amore della sua vita, fosse normale.
***
Remus si voltò e risalì la strada. Quindi era quella la sorella di Lily. Un sorrisino gli animò il volto. Era così strano che lei e Sirius si odiassero, avevano tanto in comune e non se ne rendevano conto. Remus si sentiva sciocco. Si era alzato di buon'ora, ma aveva aspettato a lungo prima di smaterializzarsi. Una sensazione di freddo gelo gli stringeva il cuore al solo pensiero di rivelare il suo segreto a Lily, ma se questo poteva giovare a James...
Beh, prima di farsi domande, doveva trovarla. E gli abitanti del luogo parevano anche meno disponibili del previsto. Fece altri tre passi, poi qualcuno lo chiamò.
"Remus?" Chiese una voce stupita e gentile.
Il ragazzo si girò...ed eccola lì, Lily, coi suoi capelli rossi al vento. In pantaloncini di Jeans e maglietta azzurra. E i suoi magnifici occhi verdi splendenti nel sole del mattino.
"Remus, che ci fai qui?" Chiese ancora. Remus prese un respiro profondo. Era testardo, aveva preso una decisione e sarebbe andato giù fino in fondo, ma ciò non significava che ne fosse contento. Lily lo guardava in modo strano. Pareva stupita, contenta e ferita allo stesso tempo. Remus provò una fitta di rabbia al pensiero di come lei l'aveva abbandonato, poi ricordò che non conosceva tutta la verità. Forse, dopo, l'avrebbe ancora voluto, ma perdersi nelle speranze faceva male e Remus lo sapeva bene. Non si era reso conto di quanto le fosse mancata la sua amica.
"Ti dovevo parlare" sussurrò. Poteva anche essere deciso, ma i suoi sensi non rispondevano bene come avrebbero dovuto. Tentò di darsi un contegno.
"Di cosa? Se è Potter..." Disse lei, con un lampo di delusione e rabbia negli occhi, ma un'espressione risoluta in viso.
"È per James, ma lui non lo sa. Sarò breve: perché avete litigato?" Chiese, decidendo che un inizio tranquillo l'avrebbe aiutata a fidarsi di lui.
"Fattelo dire dal tuo amico..." disse lei, con voce atona. Ma, ormai, Remus la conosceva bene, e quella faccia curiosa significava che aveva già catturato la sua attenzione.
"Ma lui è come una statua di sale. E poi, penso che potrebbe, in qualche modo, c'entrare la notte del 14 maggio 1976, e io avrei le risposte che cerchi..." disse, in tono allusivo, mentre la morsa di terrore tornava. E se lei l'avesse tradito? Non era da Lily, ma lei era, comunque, cambiata. Beh, ormai aveva iniziato e doveva finire il gioco.
"Davvero?!" Disse stupita, poi si calmò e cercò di apparire neutrale. "Intendevo...no, scusa. Non mi interessa..."
"Puoi mentire a te stessa, ma non a me. Da James so solo che avete litigato per qualche cosa che ti è stata detta dal caro Severus Piton. Poi, io ho ragionato sul resto. Se sono in torto me ne vado, ma se avessi centrato il nocciolo della questione..." lei lo guardò con l'ombra di un sorriso sul volto, e Remus capì che era disposta ad ascoltare.
"Parla" Disse, infine, senza distogliere lo sguardo.
"Non qui" ordinò Remus. Era il suo racconto, si svolgeva con le sue regole.
"Perché?" Chiese lei, stupita.
Remus inspirò a fondo "Perché è il mio più grande segreto e non lo voglio rivelare in mezzo a una strada" Gli tremava già la voce.
"Tuo? Ma credevo che..." La voce le morì in gola. "Remus stai bene? Sei un po' pallido" aggiunse avvicinandosi a lui.
"Sto bene, ma ti prego, ti scongiuro. Io..." balbettò Remus. Si sentiva come un pesce fuor d'acqua, ma Lily ebbe un lampo comprensivo nello sguardo, e Remus decise, una volta per tutte, di fidarsi di lei. Dopotutto, era stava convinta per mesi che la colpa fosse stata di James, ma non l'aveva tradito lo stesso.
"Con me" decretò la ragazza, afferrandogli un braccio e trascinandoselo dietro.
Lily non fece altre domande. Lo guidò su per una stradina laterale, in silenzio. Tre minuti dopo, i due erano seduti su una pietra, sul ciglio della strada. Nel punto esatto in cui i campi diventavano boschi. Quel posto era nello stile di Lily. Non era a casa, ma nemmeno troppo lontano. Su una strada che diveniva sentiero, né foresta, né prato. Una linea di confine. E la calma piatta attorno. Piaceva anche a lui.
"Allora..." ruppe il ghiaccio la ragazza, dopo un lungo silenzio opprimente.
"Si scusa, è che...non so da che parte iniziare, è la prima volta che lo racconto" Ammise Remus. Lily, gentile, gli posò una mano su una spalla e cercò di infondergli altro coraggio.
Lily non giudicava mai. Doveva davvero aver raggiunto il limite della sua pazienza con James. Ma lui amava il suo amico per la sua lealtà. Ora lei era impaziente, ma capiva che Remus aveva bisogno di tempo. Gli sorrise e gli strinse la mano. Per un istante, fu come se quei mesi non fossero mai esistiti, come se loro due fossero stati di nuovo amici. Se lei fosse stata davvero sua amica, non l'avrebbe abbandonato, decise Remus, fulmineamente. E pose fine all'attesa.
"È una storia che comincia molto, molto tempo fa. Era la notte del 16 febbraio 1965 e io non mi ricordo nulla, nulla di ciò che avvenne. La mattina dopo mi svegliai sanguinante e spaventato, col morso di un lupo mannaro su un fianco"
"Cosa?!" Urlò Lily, stordita e stupita, ma Remus non le diede tempo di parlare.
"So che ora ti farò schifo, non merito e non meritavo la tua amicizia, ma ti chiedo, per il bene di James, di ascoltare questa storia fino alla fine e..."
"È il motivo per cui sparite a tutte le lune piene? Per cui sei sempre malato? Me l'avevano già suggerito, ma non ci avevo creduto. Remus, sono io a non meritare la tua amicizia, non il contrario." Decretò la ragazza. Remus non comprese subito il sottointeso di quell'affermazione.
"So che pensi di essere un mostro, è nella tua natura, ma tu non controlli le tue azioni da trasformato, no?" Gli chiese lei, con uno sguardo divertito. Dove voleva andare a parare?
"No, non le controllo" Ammise Remus, ostinandosi a guardare per terra. Non voleva cogliere il suo sguardo per paura di ciò che poteva trovarci. Aveva paura di essere abbandonato, una paura terribile e annientante, ma ormai il danno era fatto.
"Allora sei ancora lo stesso ragazzo buono, dolce e riflessivo che ho abbandonato per via di uno stupido litigio col mio ragazzo. Mi dispiace, perché mi è mancato avere un migliore amico" Mormorò Lily. Remus si voltò di scatto a fissarla.
"Anche a me è mancato avere una migliore amica. Quindi non mi odi?" Chiese, senza darle la possibilità di mentire, fissandola attentamente nei suoi occhi smeraldini.
"Per ciò che sei? No. E non lo rivelerò in giro. Troppe persone vengono odiate senza motivi, e tu sei l'ultima al mondo a meritarlo. Va bene, questa è una verità che c'entra solo in parte, sei qui per dirmi che è successo il 15 maggio o no?" Chiese ancora lei. La gratitudine inondò Remus.
"Dammi del tempo e ci arrivo. E Lily, grazie" Disse Remus, capendo che, in quel preciso momento, senza neppure sapere come, erano tornati amici. Ce ne sarebbe voluto di tempo per tornare come prima, ma la verità ripaga sempre.
"Non c'è di che, sono io quella che ti ha abbandonato, non il contrario..." Lily abbassò lo sguardo e, senza pensarci, Remus le strinse una mano.
"Fammi capire, siamo ancora i magnifici prefetti di Grifondoro?" Lily rise.
"Si"
"Bene, allora siamo ancora quelli di prima. Non mi abbandonerai più?" Chiese Remus.
"No, mi è mancato un vero amico. E non saresti il primo che perdo..." Ammise Lily "E questa volta era un mio errore. Non mi odi?"
"No, so quanto male fa scoprire che non ti puoi più fidare di qualcuno. E immagino che sia andata così con James. E non potevi starmi vicino ed evitarlo allo stesso tempo. Lily, ti manca?"
La ragazza arrossì "Ogni giorno, ma mi ha omesso delle cose, cose grandi, e..."
"e se io te le spiegassi, tu poi ti faresti perdonare?"
Lily lo osservò stupita. "Lo giudicherò dopo"
"Bene, finiamola. È un poi' lunga questa parte, ma servirà a farti capire. Vedi, la vigilia del mio undicesimo compleanno..."
9 marzo 1971
"Mamma, mamma, so che regalo voglio domani" Urlò un piccolo Remus Lupin di, quasi, undici anni, al rientro della madre dal lavoro. Lei sorrise e lo abbracciò.
Remus era tanto, tanto felice. Ci aveva messo tutto il giorno a racimolare il coraggio per chiedere quell'unica cosa ai suoi genitori e vedere i sorrisi sui loro volti lo riempiva di amore. I due, ora, erano sul divano, l'uno accanto all'altra e lo fissavano pieni di aspettativa. Remus si mise in piedi sul tavolino da tè per essere alto quanto loro e declamò "Vorrei tanto una bacchetta" Ecco, era fatta.
I genitori impallidirono e si guardarono. La gioia di Remus evaporò. Sapeva bene cosa significasse quello sguardo. Non possiamo, costa troppo. Non puoi, sei...hai un piccolo problema. Ma Remus, quella volta, fu irremovibile. "Per Hogwarts mi servirà. So che costa tanto, ma..." Remus si interruppe vedendo gli occhi di sua madre diventare lucidi. Oh no, che aveva detto di sbagliato?
"Amore, noi vorremmo tanto che tu potessi averne una, o andare ad Hogwarts, ma..."
"Cosa? Non posso andare ad Hogwarts? Perché? Papà me l'hai detto tu che sono bravissimo e che imparo in fretta" Remus non aggiunse che voleva andare ad Hogwarts perché là non sarebbe stato solo. Amava i suoi genitori, ma lavoravano tutto il giorno. E lui non poteva conoscere altri bambini della sua età, perché se avessero scoperto il suo segreto sarebbero stati guai. Poi Remus capì.
"Non posso andare ad Hogwarts perché sono un lupo mannaro?" Sua madre scoppiò a piangere, e suo padre annuì.
Remus non aspettò di sentire le loro scuse, o i loro dispiaceri. Sapeva che non dipendeva da loro, ma solo dal mostro che l'aveva morso. Scese dal tavolo e corse via, in camera sua, sbattendosi dietro la porta e collassando, piangente, sul letto. Era da quando aveva imparato a fare magie accidentali, da prima del morso, che desiderava studiare come suo padre, essere intelligente come lui. Imparare la magia. E, soprattutto, non essere più solo. Ma era un'altra cosa che non poteva fare, che si aggiungeva al lungo elenco delle cose a lui proibite.
"Non è giusto" Mormorò nel cuscino. Odiava sé stesso e il mostro in lui. Sapeva che era egoista scappare così, i suoi ci sarebbero rimasti male, ma non voleva che lo vedessero piangere. Era un dolore tutto suo, che loro non potevano capire. Poi un rumore lo distrasse. Qualcuno aveva suonato il campanello. Remus rimase seduto sul letto a compiangersi, ma la curiosità cominciava ad invaderlo. Chi poteva essere, a quell'ora di sera, a venire a fare loro visita? Tirando su col naso, il bambino si alzò in piedi e andò alla porta della sua stanza per sbirciare.
L'ospite era un mago alto e anziano, vestito di blu, coi capelli e la barba bianchi e un paio di occhialetti a mezzaluna poggiati sul naso adunco. Remus l'aveva visto troppe volte sulle figurine delle cioccorane per non riconoscerlo: Albus Silente, preside di Hogwarts.
Per un bambino di dieci anni è difficile mantenere un sentimento a lungo, e la disperazione si tramutò in sorpresa, poi in decisione.
"Buonasera" Disse, entrando in salotto.
L'uomo puntò i suoi occhi azzurri come il cielo su di lui. Aveva una sguardo gentile, come se fosse stato in grado di leggergli dentro.
"Immagino che tu sia Remus Lupin, nevvero?" Gli chiese, sorridendogli leggermente.
"Sissignore" Disse il bambino.
"Bene, cercavo proprio te" Ammise l'uomo.
"Me? Ma non ho nulla di speciale..." Mormorò Remus, guardando i suoi genitori, che parevano allibiti quanto lui.
"Tutti siamo speciali. Ah, ma queste sono Gobbiglie" Disse indicando i giochi che Remus aveva sparso sul tappeto "Non ci gioco da una vita..."
"Vuole giocare con me?" Chiese Remus, per poi vergognarsi della domanda. Come poteva l'uomo più geniale di tutti i tempi accettare? Remus arrossì, ma nella sua innocenza da bambino, aveva colto nel segno.
"Volentieri, caro"
I Lupin osservarono inorriditi, stupiti e poi divertiti la scena che gli si parava di fronte. Albus Percival Wulfric Brian Silente che giocava a Gobbiglie sul tappeto del loro salotto col loro amato figlioletto.
Dodici minuti e uno spuntino dopo, Silente aveva vinto tre partite su quattro e Remus aveva di nuovo il sorriso sulle labbra.
"Sei un bambino sveglio, immagino che tu non veda l'ora di andare a scuola" disse, in tono allusivo. Remus arrossì e la delusione lo invase di nuovo, ma quella volta non pianse, e suo padre rispose prima di lui.
"Mi dispiace, signore, ma Remus studierà a casa"
"Perché mai? Remus non vuoi conoscere altri bambini?" Chiese Silente, alzandosi in piedi e scrutando attentamente Lyall Lupin. Remus si guardò i piedi cercando disperatamente una risposta.
"Perché se il problema è la Licantropia, io direi che è bell'e risolto" disse l'anziano, sorridendo ancora. Remus spalancò gli occhi e la bocca, come aveva fatto? I suoi genitori erano ancora più stupiti di lui.
"Tranquilli, non rivelerò mai il vostro segreto, ma avrei una soluzione ai vostri problemi"
"Una soluzione che mi permetterebbe di andare a scuola?" Chiese Remus, pieno di speranza e gratitudine per quell'uomo saggio e meraviglioso che gli stava salvando la vita.
"Si"
"Signore, ma è impossibile"
"Non se si prendono due o tre accurate protezioni. Ho fatto piantare un albero particolare in cortile, Un Platano Picchiatore, che allontana tutti coloro che gli si avvicinano, se non si conosce il suo segreto..."
"Il suo segreto?" Chiese Remus, incantato come se stesse ascoltando una fiaba.
"Un nodo alla base, se premuto ferma tutto l'albero"
"Scusi, ma..."
"Si fidi di me signor Lupin. Da lì si accede a un cunicolo che porta a una casa abbandonata a Hogsmeade..."
"Il villaggio più magico di Inghilterra?" Interruppe ancora Remus, incapace di trattenere la sua agitazione.
"Esattamente quello. Tutti sono convinti che sia infestata, ma in realtà è solo vuota e sola. Penso le piacerebbe ospitare un piccolo lupo mannaro ogni luna piena, ed è chiusa e protetta da tutti gli incantesimi scudo e di repulsione che conosco."
"Non farei male a nessuno?" Chiese Remus, preoccupato e felice, finalmente.
"A nessuno. Ora, se volete che il ragazzo studi a casa per altre ragioni o perché lui non vuole venire ad Hogwarts, sono pronto ad accettare in silenzio e a mantenere il vostro segreto fin nella tomba. Se, invece, decideste di accettare, lo saprebbe tutto il corpo insegnanti, persone fidate, con un piccolo incantesimo garante, che non gli consenta di parlare del segreto a chi non lo conosce già"
"Mamma papà?" Chiese Remus, guardando e implorando i suoi genitori.
"Se a Remus va bene..." Mormorò Hope Lupin, mentre il suo volto si apriva in un sorriso.
"Certo che mi va bene, oh grazie, grazie. È tutta la vita che aspetto io...grazie" gridò Remus, con gli occhi nuovamente pieni di lacrime. Sarebbe stato grato a vita a quell'uomo.
"Non c'è di che" Disse tranquillo Silente. Era davvero un grand uomo come sosteneva suo padre, ragionò Remus, mentre, riconoscente, stringeva la mano al suo salvatore.
"Come potremo sdebitarci?" Chiese Lyall Lupin, che era, se possibile, pure più felice di Remus. Suo figlio aveva un'opportunità, un futuro...
"Non dovete, ho sempre cercato di accettare tutti nella mia scuola, e continuerò così per sempre. Se volete scusarmi ho un altro impegno. Remus, ci vediamo a settembre" E, con un ultimo sguardo comprensivo, si smaterializzò.
In casa Lupin, quella sera, ci furono risate e gioia come non se ne sentivano da tanto tempo e Remus si addormentò gioioso, immaginando e sperando di trovare, almeno, un amico.
*
"Oh, Remus" esclamò Lily, quando lui terminò il racconto.
"Già, se sono qui è grazie a Silente. Io gli devo tutto e dovevo mantenere il segreto a scuola. Ma conosci James e Sirius..." disse, allusivo. Era felice, non credeva che la comprensione di Lily, o anche solo quel racconto, potessero liberarlo dai pesi che portava sul cuore da tutta la vita. Aveva già raccontato ai suoi amici quella storia, ma era la prima volta che lui sceglieva di mettere qualcuno a parte del suo segreto. Non sapeva ancora che non sarebbe stata l'ultima, 21 anni più tardi, un altro paio d'occhi verde smeraldo l'avrebbe osservato, stupito e attento, mentre lui raccontava la sua storia.
"Si" Disse Lily, mentre il suo sguardo si spegneva. Remus riconosceva i sintomi: anche lei amava ancora James. Un'altra gioia lo invase. Il suo racconto sarebbe servito, se lo sentiva.
"Ecco, devi sapere che riuscii a tenergli tutto nascosto per molto tempo, ma al nostro secondo anno scoprirono il mio segreto" disse Remus, ridacchiando mentre ricordava la scena. "Temevo che sarebbero fuggiti, o che mi avrebbero tradito. Ma mi sbagliavo."
"Remus, la smetti di descriverti come un mostro? Hai solo un...Un..."
"Un Piccolo Problema Peloso, come dice James"
"Non ci credo. Solo James potrebbe..."
"Si, solo James. Infatti, è stato lui ad avere l'idea geniale, come al solito. Devi sapere che i lupi mannari sono pericolosi solo per gli esseri umani, quindi i miei amici hanno fatto carte false per poter restare con me" Lily parve capire, lo fissava strabiliata.
"Sono tre animagus non registrati. Abbiamo impiegato tre anni per riuscirci, ma a inizio quinto anno ce l'hanno fatta"
"Sapevo che erano bravi, ma non così tanto. No, non mi interessa il fatto che è illegale, l'hanno fatto per te, quindi è un gesto nobile. Un gesto alla James...Remus, che è successo l'anno scorso? Perché questa storia ha senso, è nel vostro stile, ma mi è stato raccontato che avete cercato di uccidere una persona. Io, stupidamente gli ho creduto...Sarà da un mese circa che mi sono resa conto dello sbaglio. Non tanto con James, più verso di te. Capisci che intendo?"
"Intendi che hai litigato con James perché lui ti ometteva delle verità e temevi che avesse fatto qualcosa di orribile. È sbagliato ma ha senso. E che ti sei pentita di aver allontanato me, o altre persone che credevi complici, perché poi avevi capito che c'entravamo poco o niente?"
"Esatto, scusa"
"Scuse accettate, non stai correndo via terrorizzata gridando "al lupo, al lupo", quindi credo di poterti perdonare" I due scoppiarono a ridere.
Remus sorrise. "Ora c'è l'ultima storia che ti devo raccontare...sappi che tutto comincia per un azione di Sirius che non ti posso ancora spiegare, è un suo segreto, ma, fidati di me, ha fatto un errore madornale, ma..."
"...ma avete capito il senso di ciò che ha fatto e l'avete perdonato? Ok, penso di potermi fidare."
"Si. Era la sera del..."
14 maggio 1976
Sirius era solo nel corridoio e aveva appena letto la lettera che segnava la sua condanna a morte. Non piangeva, lui era Sirius Orion Black, ma era sconsolato come non mai.
Aveva un ultimatum. O cambiava amici, comportamento e fama o non avrebbe più potuto tornare a casa. Sirius non aveva mai chiamato Grimmauld Place casa, anzi, l'aveva sempre odiata. Ma niente casa significava niente Regulus, e non poteva vivere senza suo fratello. Era una scelta dura, già presa da tempo, ma statalizzarla lo rendeva debole. I suoi amici o suo fratello? E poi, dove sarebbe andato? Come? Per quanto? Senza soldi e senza amore? Sirius era sopraffatto, ma deciso. Sapeva cosa doveva fare, ma il dolore lo dilaniava lo stesso, inclemente. Si staccò dal muro sul quale era collassato e si stiracchiò. Ne voleva parlare con James e non poteva. Il suo amico si sarebbe fatto ammazzare pur di trovare una soluzione ed era già grave che un sedicenne fosse in pericolo, non poteva coinvolgere i Malandrini.
"Abbassato la cresta, vero Black?" Rise una voce beffarda alle sue spalle. I Carrow.
"Che vuoi, Alecto? Hai bisogno di un'altra fattura Mucovolante?" Minacciò Sirius, voltandosi e respingendo la desolazione che lo voleva invadere. Ed eccoli là. I fratelli Carrow, Nott e MacNair. E Piton.
"Oh, no, volevamo solo congratularci. A quanto pare mamma Black ha decretato che diventerai uno di noi, temo ci vorrà molto a farti imparare la gerarchia, ma almeno sarà divertente" E risero tutti. La risata beffarda gli entrò nel cervello e lui andò in blackout, sarebbe morto piuttosto che unirsi a loro.
"Non imparerò nessuna gerarchia" cantilenò Sirius, radunando il coraggio, mentre la rabbia che gli cresceva dentro come un leone lo rendeva feroce.
"Ah no?" Ridacchiarono gli altri, come una sfida.
"Piuttosto me ne vado di casa" decretò Sirius, poi capì l'errore. Quei cretini sarebbero corsi dal suo fratellino e gliel'avrebbero scatenato conto. Una morsa di terrore lo strinse. Sperò con tutto sé stesso in Regulus, ma erano scuse vane. L'avrebbe perso, se lo sentiva. Si era distratto per un istante, ma era bastato. Due incantesimi lo presero di striscio e Sirius cadde a terra.
"Ti fa bene, sai? Scoprire che non governi il mondo e che non sei invincibile." Rise Piton, al fondo della fila. Sirius si tirò su di scatto e gli diede un pugno. I suoi amichetti avevano già svoltato l'angolo, prima si erano premurati di colpire Sirius alle spalle. Erano solo, lui e la serpe.
"Fermo, Black. O la pagherai" Disse Piton, nemmeno scalfito dal pugno. Godeva della caduta di Sirius, delle sue sventure. La rabbia lo invase di nuovo.
"Ah, sì? Non ho nulla da perdere"
"Davvero? Allora non ti dispiacerà se avvertirò i professori delle tue uscite notturne con i tuoi amichetti" Quello stronzo, come aveva fatto. La rabbia si stava caricando come un toro pronto a colpire. Come osava quell'essere unticcio minacciare Remus, il dolce e sensibile Remus? Lo stesso ragazzo che giudicava sempre i malandrini quando ne facevano una delle loro? Il ragazzino capace di sostenere che perfino uno come Piton meritava di essere lasciato in pace? Sirius non ci vide più.
"Attento, corri sotto le sottane della tua Evans, perché se mi minacci ancora..."
"Cosa faresti, Black? Vuoi uccidermi per caso? Un po' eccessivo, ma è nello stile di famiglia"
"Con piacere! Che ne dici di stanotte? Alle dieci sotto al Platano Picchiatore? Ti basta cliccare il nodo alla base dell'albero ed è fatta, Pivellus" gli rise in faccia Sirius per poi andarsene. Si sentiva un po' in colpa, ma se aveva spaventato o deluso abbastanza quello sfigato, allora lui li avrebbe lasciati in pace. O, almeno, nel suo cervello il ragionamento quadrava. La rabbia gli faceva fare spesso le cose più terribili, ma, come avrebbe scoperto presto, quella volta era in torto e aveva passato il segno.
*
"James smettila" disse Remus.
"Uffa, ti sto solo guardando" Protestò James. Erano scesi alla Stamberga un po' prima rispetto al solito. Felpato e Codaliscia erano già trasformati e aspettavano che la luna sorgesse, solo James ci teneva sempre a rimanere umano con Remus fino alla fine. Remus sorrise e scosse la testa. Lo sguardo preoccupato e indagatore dell'amico lo trafiggeva come una lancia. Sentiva che la luna era quasi sorta. Era questione di momenti, e poi il dolore sarebbe cominciato. Felpato batteva la coda per terra, come per tenere il tempo di una canzone. Sirius gli era parso strano quel giorno. Aveva ricevuto una lettera da casa. L'indomani ne avrebbero parlato, ora Remus faticava anche solo a reggersi in piedi. E poi li udì. Passi al piano di sotto. C'era un intruso. Il terrore lo invase, ma, prima che potesse avvertire gli altri, la luce lunare lo colpì e il mondo scomparve, rimase solo il lupo. L'ultima cosa che vide, prima di perdere coscienza di sé, fu il terrore negli occhi di James: Severus Piton era arrivato a destinazione.
Mentre Remus si dimenava e urlava e il suo corpo cambiava, James si riprese dall'orrore. E Piton urlò a sua volta.
Ma, ormai, c'era solo più il lupo. Il suo cuore mannaro batté forte, una, due, tre, mille volte. Aveva fiutato la paura. Levò il sua sguardo a infrarossi e li vide. Due giovani litigavano sulla soglia di una stanza. Si erse in tutta la sua potenza e il più mingherlino dei due urlò. Il lupo fiutò il sudore e la paura e si ubriacò di quelle sensazioni. Presto avrebbe avuto carne fresca. Carne umana. E poi il cane al suo fianco lo attaccò. Il lupo sentiva che quello era suo amico, in qualche strano modo, ma il furore della lotta era più importante, e le sue prede stavano scappando. Con poche mosse ponderate lanciò l'irsuto cane nero dall'altra parte della stanza e poi corse di sotto. Eccoli, stupide piccole prede.
Il lupo volò giù dalle scale, si schiantò contro un tavolo e poi seguì l'odore giù, in un cunicolo che pareva portare verso il centro della terra. Sentiva i passi lontani delle prede, i loro cuori che battevano impazziti. Voleva solo che si fermassero, voleva morderli con tutto sé stesso.
Corse veloce e leggero, lontano, lontano fino a quando i due non furono vicini. Li sentiva ansimare e correre e ciò non faceva che acuire la sua furia. C'era vicino ora, ce l'aveva quasi fatta...ma poi il più veloce passò davanti, sbucò fuori nella notte e si trascinò dietro l'altro. Il lupo ruggì di delusione e fece per saltare fuori nella notte. Un enorme e fortissimo colpo sul muso glielo impedì. Fu sbalzato indietro dall'urto e si fratturò una zampa. Ferito e a bocca asciutta, si allontanò nel cunicolo per leccarsi le ferite.
*
James Potter, terrorizzato come mai prima, collassò sul prato. L'aria fresca della notte era un sollievo dopo la corsa, la paura. Severus Piton era comparso nella Stamberga nel momento in cui Remus si era trasformato. James non gli aveva lasciato il tempo di fare danni, aveva sfruttato l'occasione offerta da Sirius, aveva preso il suo peggior nemico per la collottola e l'aveva respinto nel cunicolo. Dentro avevano corso come pazzi, con Lunastorta alle calcagna. Da trasformato Remus era solo un lupo e James non ne aveva paura. Ma così, a rotta di collo, col suo fiato pestilenziale e cattivo sul collo, James era quasi morto di paura. Non si era lasciato sopraffare, aveva superato Piton, aveva bloccato il platano salendo sul nodo e aveva teso la mano a Severus. Poi erano caduti, rotolando, lontano dal Platano, che coi suoi colpi inclementi aveva trattenuto dentro il mostro. Povero Remus.
James si mise a sedere e inspirò piano. Era intonso, e così anche Piton. E la rabbia lo invase come un fiume in piena.
"Tu" Urlò saltandogli addosso. "Come hai fatto? Perché? Voleva farti ammazzare? Che sei stupido si nota da lontano un miglio ma così tanto..."
"è stato Black, è stato lui, ha cercato di uccidermi..." Piagnucolò Piton. James non ci credette nemmeno per un secondo, ma poi gli altri due fuoriuscirono dal cunicolo.
"James, stai bene?" Gli urlò Peter, che si trascinava dietro Sirius. Remus doveva averlo sbattuto per terra nella furia e faticava a reggersi in piedi. Era pallido come un morto. James mollò Piton.
"Sirius, stai bene?" chiese James, preoccupato.
"è colpa mia" mormorò quello.
"Cosa?" Esclamò James.
"Vorrei saperlo anche io, Potter" I quattro si voltarono. La professoressa McGranitt stava scendendo la china e si avvicinava minacciosa, con gli occhi che emanavano lampi di rabbia. "Non una parola, andiamo, seguitemi, TUTTI"
Mogi, i quattro la seguirono. Se li trascinò dietro nel castello e poi su, per le scale, fino a quando non arrivarono di fronte a una statua nascosta in una nicchia.
"cioccorane" esclamò l'insegnante, e la statua si mosse per rivelare una scala a chiocciola. La risalirono e spuntarono nell'ufficio del preside. Non fosse stato così confuso, acciaccato e spaventato, James si sarebbe perso studiando ogni dettaglio di quella stanza, sempre affascinante. Le pareti erano coperte da altre librerie, colme di tomi spessi e certamente interessanti, e da credenze, dentro alle quali si ammassavano pozioni particolari. In un angolo, vicino all'entrata, un paravento nascondeva qualcosa di misterioso. La scrivania del preside si trovava al centro ed era ordinata, ma piena di oggetti. Penne calamai, boccette, libri, pergamene e un trespolo, sul quale era appollaiata una magnifica fenice. Il professore lo osservava dal suo scranno, da sotto gli occhialetti a mezzaluna. James inspirò profondamente. Erano nei guai come mai prima di allora, ma stavolta l'obbiettivo era proteggere Remus, chi se ne importava delle punizioni.
"Professor Silente, mi creda. Hanno cercato di uccidermi, nascondono un lupo mannaro" Esclamò Piton, all'improvviso, rompendo il gelo che era sceso nella stanza.
"nessuno sta nascondendo nulla, signor Piton. La prego, ha solo subito un grosso spavento. Tutto il corpo insegnanti sa della spiacevole condizione del signor Lupin e abbiamo fatto il possibile per proteggere lui e voi. Ora spiegatemi che cos'è successo. E perché eravate là fuori, stanotte" James decise all'istante che non avrebbe mentito, solo omesso alcuni dettagli.
"Tutte le notti di luna piena accompagniamo Remus alla Stamberga, per non farlo sentire solo. Sirius e Peter erano già al piano inferiore a controllare che fosse tutto chiuso, quando Piton ha fatto irruzione al piano superiore. Remus, in quel momento, si è trasformato. Sa che non può controllare le sue azione, quindi Siamo scappati tutti fuori"
"Non è vero. Pettigrew e Black erano già fuori. Tu mi hai spinto dalle scale" Lo accusò Piton. James non ci vide più dalla rabbia.
"Ti ha spinto dalle scale per salvarti dal lupo, cretino" Lo aggredì Sirius. Zoppicava ma cercava di non darlo a vedere. Piton si gonfiò come un toro imbufalito, ma prima che potessero litigare ancora, Silente parlò.
"Decideremo dopo chi ha salvato chi. Signor Piton, come è arrivato alla Stamberga?"
"Me l'ha detto Black"
"Bugiardo" Urlò James.
"è la verità" Ammise Sirius, senza guardarlo negli occhi. James si sentì morire. Cosa? Come era possibile? Sirius? L'aveva tradito? Aveva tradito Remus?
"Bene, almeno nessuno si è fatto male e la verità è venuta a galla. Non posso lasciarvi impuniti" disse tranquillo, Silente. Era come se qualcuno avesse spento i pensieri di James. Era vuoto, sordo, tradito. E Piton, allibito, aveva la sua stessa espressione. Ben gli stava, pensò James, ma non col solito ardore. Avevano rischiato di morire, entrambi. E la colpa era di Sirius.
"Toglierò trenta punti a testa perché eravate in giro di notte. Altri cento verranno tolti al signor Black per via della sua rivelazione mortale. Cinquanta punti aggiunti a Piton per il tradimento e lo spavento. E cinquanta aggiunti al signor Potter, per la sua prontezza di riflessi. Ora andate, a parte lei, signor Black, la punizione sarà più grave e lei, signor Piton, immagino necessiti di altre spiegazioni"
James se ne andò trascinandosi dietro Peter senza guardare Sirius in faccia.
*
"Mamma mia!" Esclamò Lily, a fine racconto.
"Lo so, più o meno un mese dopo abbiamo scoperto cos'era successo a Sirius e l'abbiamo perdonato. Fu terribile. Tutta la scuola ne parlava, ma nessuno sapeva la verità. E tutti avevate notato che noi avevamo litigato."
"Era così tremendo ciò che gli era successo?" Chiese Lily, curiosa.
"Si, tanto da perdonarlo per il suo errore" Spiegò Remus, e Lily gli credette. Poi, scoppiò in lacrime.
"Sono una stupida" singhiozzò, mentre Remus le cingeva le spalle con un braccio. Era a disagio, ma non la voleva abbandonare, si erano appena ritrovati.
"Ah, ti sei solo fidata della persona sbagliata" disse, per confortarla. Lei tirò su col naso e smise di lacrimare.
"Avete tutto il diritto di odiarmi. Soprattutto tu e James"
"Lui ha fatto carte false per poter stare con te, ora tocca a te. E io non voglio perderti ancora. Ripeto: ti sei fidata della persona sbagliata. E James ti ama ancora"
"Scherzi..." Disse lei, speranzosa.
"No, ma sarà dura" La ragazza lo abbracciò, grata.
"Oh, Remus"
Stavano per arrivare altre spiegazioni, altre scuse, e altre storie, ma un enorme cervo argentato sbucò fuori dal bosco.
"Èil patronus di James" Spiegò Remus a Lily, balzando in piedi. Il magnifico animale si fermò di fronte a lui e riferì il messaggio del suo padrone.
"Remus, non ho idea di dove tu sia o se questa cosa ti raggiungerà. Se ce la fa, vieni subito. Sono a Grimmauld Place. A Sirius è arrivata una lettera da Regulus, non so cosa gli abbia scritto, ma ha perso la testa ed è andato a casa. Ho bisogno di tutto l'aiuto possibile. Io e Peter siamo arrivati tardi, lui è già in casa sua. Suppongo che sua madre non ci sia ancora, se no sarebbe già morto. Per favore, devi aiutarmi. Se i suoi, lo scoprono...Eccolo...oh no...Corri Remus, corri"
E il messaggio svanì, brusco come era arrivato.
E il cuore di Remus mancò un battito. No, per favore, non Sirius. Non adesso. Non così. Lo attraversò un lampo di rabbia: Regulus era sempre la più grande debolezza del suo fratellone. Il panico aveva invaso Remus e lo attanagliava nella sua morsa. Riusciva a pensare solo alle risate di Sirius e al terrore della possibilità che non le sentisse più. Poi si riscosse. Il suo ragazzo aveva bisogno di una spalla, un combattente, non una statua di sale.
"Vengo con te" esclamò Lily, risoluta
"No..." Provò a bloccarla Remus, ma lei era già appesa al suo braccio, pronta a una Materializzazione congiunta.
"Non si discute, non c'è tempo" Continuò lei "Più siamo meglio è"
Aveva ragione, Remus era troppo preoccupato per Sirius per ragionare.
I due si smaterializzarono, senza sapere a cosa stessero andando incontro, ma combattendo la paura, lasciandosi alle spalle solo un sentiero vuoto.
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I Malandrini & Co.
FanfictionL'anno scolastico 1976-1977 alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è appena cominciato, e i suoi studenti non possono che giurare solennemente di non avere buone intenzioni. Gli equilibri instabili nelle relazioni dei ragazzi hanno iniziato...
