Remus stava camminando, tranquillo, in dormitorio. Aveva recuperato i guanti dimenticati e stava per uscire, quando uno strano senso di disorientamento lo colpì. Ebbe a malapena il tempo di sedersi a terra, prima di iniziare a vedere tutto nero. Il suo cuore batteva forte come un tamburo, rintronandolo, e gli pareva di non avere più muscoli, solo gelatina, a sostenerlo. Era a gambe larghe, distese, seduto con la schiena al muro. E non aveva la forza di fare altro che respirare. Chiuse gli occhi, contò fino a dieci e li riaprì. Il mondo ci mise un po' a rimettersi a fuoco, ma ci vedeva, respirava, stava bene. Inspira ed espira, gli mormorò nel cervello una voce stranamente simile a quella di James. Forza Remus, che è facile. Alzò lentamente le mani e se le portò alla testa. Mosse le gambe e le rannicchiò vicino al busto. Si cinse le ginocchia con le braccia e posò la testa sugli avambracci. Va tutto bene, Remus, ora passa, ora passa. Il mal di testa esplose nel suo cranio come una bomba. Era come se qualcuno gli avesse posto una tenaglia a chiudergli le tempie, sempre più stretta. Tirò su la testa di scatto, pessima idea. Un acido sapore di bile gli invase la bocca, ma non vomitò. Inspirò ed espirò. Si sentiva come un marinaio perduto su una nave in balia delle onde. Aveva le vertigini, tremava, sentiva la nausea salire e scemare, e non trovava la forza per rimettersi in piedi. Poi, anche i suoi sensi si ribellarono. Uno spiffero dalla finestra scatenò una serie infinita di brividi lungo le ossa del ragazzo. Era come se fossero diventate, all'improvviso di cartapesta, e non c'era articolazione che non facesse male a ogni minimo movimento. E i suoi muscoli, la sua pelle d'oca, tutti inutili, contratti a causa del freddo. Per non parlare del suo udito, sentiva il pavimento gemere, la testa roteare, i timpani feriti da ultrasuoni ignoti. La sua bocca si fece secca come quella di un mendicante in preda al deserto. Oh, se solo avesse avuto un bicchier d'acqua. Lanciò un occhiata distrutta alla borsa, contenente libri di scuola e bacchetta magica, e un vago senso di sconforto lo avvolse. Ma sarebbe stato in grado di fare l'incantesimo? Probabilmente no. Doveva alzarsi, andare in bagno e bere. E, forse, sarebbe arrivato in infermeria senza altri mancamenti. Tremando all'idea delle terribili pozioni che avrebbe dovuto bere per riprendersi, spostò le palme delle mani sul pavimento. Ora era la voce di Sirius a cullarlo dolcemente. Forza, Remmie Rem, so che ce la farai. Inutile, come sempre. Ebbe la forza bastante per strisciare contro il muro, verso l'alto, ma poi si esaurì. Ricadde a terra brutalmente, tanto da battere la testa contro il muro. Come una scossa elettrica, il dolore si trasmise in ogni nervo, in ogni anfratto, come se non avesse solo battuto la testa, come se fosse stato tutto il suo corpo a trasmettere l'onda d'urto. Vide tutto nero e si rannicchiò a terra. Basta, per favore, basta. Mi basta un bicchiere, un sorso, una goccia. Solo un poco d'acqua. Fatelo finire, fatelo smettere. Qualcuno lo tolga da dentro di me. Basta. Sei solo Remus, sei sempre stato solo e lo sarai per sempre. Basta, qualcuno lo azzittisca. Che qualcuno mi salvi. I suoi pensieri correvano come cani rabbiosi pronti all'attacco, ed erano altrettanto convulsi. Aveva serrato le palpebre, teneva le mani strette sulle orecchie e le ginocchia al petto. E un'unica lacrima colava, in orizzontale, sul suo volto.
E poi lo sentì, o meglio, lo colpì, un profumo di dopobarba e bagnoschiuma. Sentì una voce lontana che lo chiamava, ma non era in grado di riconoscerne le parole. Percepì delle mani calde smuoverlo dolcemente, ma non riusciva a reagire agli impulsi. Grazie a chissà quale sforzo erculeo riuscì a mormorare: "Acqua" e la sua stessa voce suonò smorta e graffiante alle sue orecchie. La presenza salvatrice, il suo angelo, tornò. Lo mise dolcemente a sedere, senza spingerlo più del necessario e senza obbligarlo a guardare o a muoversi per conto suo. Anche perché Remus non ne sarebbe stato in grado. E, poi, avvertì la fredda pressione del vetro di un bicchiere sulle labbra. Le schiuse piano e bevve fino a vuotarlo. Inspirò ed espirò. Poi aprì gli occhi.
Era ancora in dormitorio, ma la stanza ci mise molto ad andare a fuoco. Un paio di iridi stupende, grigie come le nuvole e scure di preoccupazione, gli stavano davanti. Sirius...
Remus avrebbe voluto parlare, fare qualcosa, spiegarsi, piangere, ma il suo ragazzo gli sorrise e scosse la testa. La nausea se ne era andata, così come le vertigini, ma mal di testa e freddo rimanevano. Remus si strinse le braccia al petto e chinò la testa. Sirius gli posò un pollice sotto al mento e gliela fece alzare di nuovo. Poi gli posò una mano sulla fronte.
"Merlino, Remus scotti" Disse poi, piano, ma alle orecchie ferite di Remus parve un urlo. Gemette, non riusciva a parlare. Sirius si alzò in piedi, lasciandolo. Tutta la potenza dell'abbandono travolse Remus. lo stava lasciando, l'aveva spaventato, schifato. Lo odiava, lo...Sirius era tornato. E gli stava avvolgendo attorno una coperta di lana ruvida. Remus lo guardò negli occhi, e fu più potente di mille parole. Sirius lo prese per le spalle e lo tirò in piedi, lentamente.
"Ti porto in infermeria, fidati di me. Io ci sono ok? Ti tengo. Ti giuro che andiamo piano, un passo alla volta, ma non possiamo stare qui, lo capisci? Remus mi capisci?" Remus annuì, Sirius sorrise. Lasciarono cadere la coperta a terra, prese il braccio destro di Remus e se lo mise sulle spalle. Gli passò, poi, il suo braccio sinistro sotto alle ascelle, dietro la schiena. Remus spostò il peso in avanti, e Sirius lo sorresse.
"Sei leggero come una piuma" Commentò, per poi iniziare a camminare pian in avanti. Un passo alla volta, e Remus camminò.
***
James entrò nella serra, e si bloccò di scatto a guardarsi attorno. Dove cazzo era Sirius? Era giovedì, quindi avevano Erbologia. Sbuffò e iniziò a ragionare su dove poteva essersi cacciato. Mancava anche Remus, e questo era stranissimo. Perché mai Remus Jhon Lupin si sarebbe perso una lezione nel secondo trimestre? Proprio l'anno dei MAGO? A meno che non fosse stato in giro a dilettarsi con Sirius. Nella sua testa, aveva senso. Fece un giro su sé stesso, e si ricordò che Peter era in Biblioteca, avrebbe balzato quell'ora per studiare, gliel'aveva detto a pranzo. E Remus era sparito per prendere i guanti dimenticati in dormitorio. E Sirius era Sirius, quindi nessuno sapeva mai di preciso dove fosse. Fermi tutti, era solo? Per poco non rimase a bocca aperta. Era da...dal loro primo anno che non si trovava da solo a lezione. Nessuno di certo con sui fare coppia, nessuno con cui commentare, nessuno a cui mandare bigliettini. Poi Lily lo salutò dall'altra parte della serra.
"Senti, ti da fastidio se stoi qui con te?" Chiese James, tutto d'un fiato.
"Si, cretino, mi da fastidio. Sai quanti altri bei ragazzi dovrò rifiutare a causa tua?" Rise lei, in risposta. James alzò gli occhi al cielo.
"Oh, scusa, genio, è che...è strano" Ammise, poi, sedendosi a fianco a lei.
"Cosa? I tuoi amici dove sono?" Chiese Lily, guardandosi intorno. James scosse la testa.
"povero James Potter, abbandonato da tutti, solo al mondo e..." Continuò a prenderlo in giro lei. era bellissima quando rideva. Le si accendevano gli occhi di gioia.
"Tu potresti ritrovarti sola al mondo se non la smetti" Rispose lui. Lily alzò un sopracciglio e James scoppiò a ridere.
"Silenzio Signor Potter. Allora, cominciamo. Oggi vorrei che voi lavoraste a coppie su queste piante di Tranello del Diavolo. È molto pericoloso, ma, se nutrito con le giuste attenzioni, può divenire un arma molto scaltra e feroce. Ora..."
Il tempo volò, James e Lily passarono la successiva mezz'ora battibeccando gioiosamente su quale dei due avesse, per sbaglio, ucciso il loro Tranello. La professoressa pareva distrutta. Era quasi un record, avevano, chissà come, bruciato delle foglie. E, si sa, il Tranello teme la luce. Una cosa tira l'altra e si erano trovati senza pianta. Avevano tanto pollice verde quanta fortuna, ma non gli importava più di tanto. Riuscirono a rimediare, comunque, una E per le loro risposte a domande teoriche. La lezione stava, ormai, volgendo al termine, quando qualcuno bussò alla porta.
La professoressa non ebbe il tempo di dire avanti, che Sirius piombò nella serra. James avrebbe riso, se non avesse riconosciuto lo sguardo distrutto negli occhi dell'amico.
"Alla buon'ora, Signor Black, dieci punti in meno a Grifondoro per..." Disse, piuttosto tranquilla, l'insegante.
"Ma chissene frega, mi tolga quanti punti vuole, io..." Esplose Sirius. Urgeva diversivo.
"Quello che Sirius intendeva (intervenne James, notando l'espressione furibonda e stupefatta dell'insegnante) è che si sente desolato e depresso. Si farà scusare in seguito, sa come è fatto. Felpato, vieni qui" Disse, sorridendo accondiscendente James.
"Ma che è sei impazzito?" Chiese Lily a Sirius non appena si fu seduto. Mezza classe lo stava fissando a bocca aperta, e la professoressa pareva oltraggiata.
"Dov'è Remus?" Chiese, invece, James. Sirius evitò il suo sguardo. Male, molto male. Eppure, mancava una settimana alla luna piena, non era possibile che...
"Infermeria" Rispose, infine. Lily trattenne il fiato e stritolò la mano di James.
"Cosa? Ma manca una settimana alla Luna..." Si lamentò lui. Sirius lo guardò negli occhi. Bastò.
"Sta zitto...l'ho trovato semisvenuto in dormitorio e l'ho lasciato in infermeria" Spiegò Sirius, Lily mollò James e iniziò a recuperare il materiale per chiuderlo nella borsa.
"Cosa?!" Esclamò James, stupefatto. Aveva, invano, scelto di non crederci, ma ora era evidente. Lily balzò in piedi.
"Signorina Evans!" Esclamò sorpresa la professoressa.
"Professoressa, non mi sento bene" Dichiarò, allora, Lily, per poi lasciarsi cadere tar le braccia di James. In classe scoppiò un putiferio. Per il suono della campanella, Lily, James e Sirius erano già per le scale, con il compito di portare la ragazza in infermeria.
***
Lily quasi correva per i corridoi. Oh, Remus. era l'unico pensiero che era in grado di formulare. Poi, James le strinse la mano. Fu come se un ondata di calore e complicità l'avesse avvolta. Era ancora preoccupata, ma non era sola. Non bussarono nemmeno alla porta dell'infermeria, irruppero dentro e si fiondarono verso l'unico letto occupato. Remus era sveglio, disteso, distrutto e debole, ma sveglio. Gli fece un cenno di saluto con la testa.
"Non...dovreste essere qui...le lezioni" Biascicò, facendo per mettersi a sedere, James gli piazzò una mano su una spalla e lo obbligò a stare disteso.
"Sta zitto, che è successo?" Chiese poi, secco e preoccupato.
"Come faccio a stare zitto e a dirti che è successo contemporaneamente?" Scherzò Remus, Lily sbuffò. Impossibili, quei quattro erano impossibili.
"Come cazzo è possibile, manca una settimana..." Continuò James, sedendosi su una sedia a fianco al letto di Remus.
"Ci sono volte migliori e volte peggiori, è tutto nella norma" Decretò il malato. Non fosse stato costretto a letto, Lily l'avrebbe preso a pugni. Nella norma!?
"balle" Esclamò, tutti e tre si voltarono a fissarla. "è una marea di balle, non è tutto nella norma, non va bene, oh, Remus" Mormorò sedendosi sul letto.
"Lily, sto bene." Disse lui, sorridendo stancamente. Non gli faceva nemmeno pena, solo rabbia. Avrebbe preso Fenrir Grayback e gli avrebbe fatto patire le pene dell'Inferno per ciò che aveva fatto al suo migliore amico.
"Non mi interessa, noi rimaniamo qui" Decretò la ragazza. In quel momento, Madame Pomfrey sbucò dal suo studio.
"Non avete lezione voi tre?" Chiese, stupefatta. La fugace idea di fingere un nuovo svenimento le percorse la mente, ma qualcuno entrò nella stanza impedendoglielo.
"Eccomi ragazzi, sono venuto non appena...oh, buon pomeriggio Madame..." Era Peter, e ansimava come se avesse corso i mille metri.
"Fuori, qui abbiamo dei malati e..." Decretò l'infermiera.
"Ci deve portare fuori a calci se ci vuol fare uscire" Combatté Sirius, e Lily scelse di stargli al fianco. Remus non poteva restare solo, non di nuovo.
"Non mi sfidi, Signor Black" Disse, distratta la donna. Forse anche lei sapeva che non avrebbe avuto successo.
"Sirius..." Mormorò Remus, come per convincerli ad andarsene. Nemmeno morti, si sentiva benissimo dal suo tono che, allo stesso tempo, temeva di restare solo.
"Peter vieni qui" Chiamò James, e il ragazzo non se lo fece ripetere due volte. Ora erano tutti al suo capezzale, e nessuno se ne sarebbe andato.
"James, ragazzi...vi prego non..." Balbettò Remus, ma fu zittito con un cenno. Madame Pomfrey alzò gli occhi al cielo.
"Io non me ne vado" Constatò James.
"Io nemmeno" Concordò Peter.
"Neanche morta" Aggiunse Lily.
"Scordatelo Lupin...Che lo farà stare meglio?" Chiese Sirius.
"Riposo, dunque..." Fece per protestare l'infermiera. Fu fermata in fretta.
"Dunque, serve una storia! Quali preferisci Lunastorta?" Chiese allegro James, tornando sulla sua sedia. Anche coloro che erano ancora in piedi si trovarono una sedia o un angolo del letto. Come se fosse stato perfettamente naturale.
"Biancaneve e i sette nani, non lo so svegliati" Lo prese in giro Lily, Remus sorrise.
"Cosa dovrebbe essere?" Chiese Sirius.
"Fiaba babbana, comunque..." Spiegò Lily.
"madame, credo che sia meglio rinunciare" Statalizzò Peter.
"Guai a voi se..." Provò ancora la donna.
"Lo sappiamo" Risposero loro in coro. Ma non avevano la minima intenzione di scambiare Remus, e, ora, lui sembrava un po' più in forze.
"Giovani..." Sai lamentò, infine, l'infermiera, tornando nel suo ufficio.
"Allora?" Chiese Peter, con trepidazione.
"Non lo so, io..." Ragionò James. Lily fece vagare lo sguardo per la stanza.
"ma voi fate sempre così?" Chiese, poi, ridacchiando. Remus annuì.
"Mh?" Fece Sirius, sorpreso.
"Non lo so, come fate a capire che è per la luna e..." Provò a spiegarsi la ragazza, ma James capì.
"Allenamento" Rispose infatti, come se fosse di routine.
"Sono quasi sei anni, ormai" Aggiunse Peter.
"Sette" Corresse Lily.
"No, l'abbiamo capito al secondo anno" completò James.
"Capito? Cioè, tu non gliel'hai detto?" Lily era stupefatta. Era sempre stata convinta che non ci fossero mai stati segreti tra loro.
"Oh, no, l'hanno capito da soli. Quella è una bella storia..." Decise Remus, James sorrise.
"Ah, sì? Allora tocca a me" Rise, poi, e iniziò a raccontare piano, lentamente, mentre Remus chiudeva gli occhi e sorrideva, pronto per ascoltare.
21 novembre 1972
Remus era appena stato lasciato solo, nella stamberga. La casa era immensa e cadente, e gli faceva paura. No, non era sincero, era il lupo a fargli più paura. Stava male da una settimana, aveva capito che era pronto, sveglio dentro di lui. E stava per prendere il sopravvento. Il ragazzino si raggomitolò sul letto, rabbrividendo per il freddo e la paura. La casa cigolava e scricchiolava, ogni ombra pareva un mostro, in ogni anfratto poteva esserci qualcosa. Remus chiuse gli occhi. Era stata una delle prime cose che gli avevano chiesto gli insegnati. "Oh, ma non hai paura, là da solo?"
E lui avrebbe voluto urlare al cielo il suo sì. Ma non poteva. che figura ci avrebbe fatto? Aveva dodici anni e si trasformava da otto, ormai doveva aver superato tutto, anche la paura. Si strinse nel mantello e iniziò a piangere piano. E poi, se qualcuno fosse venuto con lui...poi non sarebbe riuscito a scapare in tempo. Non da lui, non dal mostro.
James sarebbe scoppiato a ridere, nel vederlo piangere. Sei proprio una femminuccia, avrebbe riso. Ma Remus lo conosceva bene, ormai. Sapeva che anche lo sbruffone era capace di star zitto e capire i mali degli altri. Due settimane prima si erano stratti attorno a Sirius, e lui aveva confessato i mali feroci subiti a Grimmauld place durante l'estate. Per il solo delitto di esser stato smistato in grifondoro.
Sirius avrebbe scosso la testa e avrebbe detto qualcosa di stupido che l'avrebbe fatto tornare a ridere. Aveva una potenza magnetica, come se Remus non potesse proprio stragli lontano. Sirius era brillante, bello e furbo, forse anche più di James. Proprio non capiva perché avessero voluto essere suoi amici. Ma ormai lo erano, e non si tornava più indietro.
Peter gli aveva fatto milioni di domande, vedendolo stanco. Ma quello era il suo segreto, e lui non poteva rivelarlo a nessuno.
E poi lo colpì, il primo raggio della luna
***
Un ululato lontano risuonò flebilmente nel dormitorio del secondo anno, sulla torre di grifondoro. La finestra era, ovviamente, aperta, e una mega battaglia di cuscini stava infuriando all'interno.
Sirius rideva come un matto, mentre James si divincolava nel tentativo di sfuggire a Peter. Sospirò, e fissò il letto vuoto di Remus. gli aveva detto che doveva andare a casa perché sua madre era malata, ma ormai accadeva ogni tre settimane, e Sirius si era proprio stufato. Se fosse stato lì, con loro, avrebbe continuato a leggere, gridando un avvertimento o una minaccia ogni tanto, e facendoli ridere come solo lui sapeva fare. Sirius sospirò e getto il suo libro di storia della magia in testa a James.
Ovviamente, l'altro gli piombò addosso.
"La vuoi smettere?" Chiese, poi, schiacciandolo contro il materasso. Sirius rise.
"Di essere migliore di te? Che è, non ti sei abituato?" Scherzò, per poi liberarsi di James e guardarsi un attimo allo specchio. Aveva i capelli sudati e appiccicati alla fronte...non gli piacevano, troppo corti, ma sua madre l'avrebbe ucciso se li avesse lasciati crescere...
"Sta zitto io sono..." Provò a ribattere James, passandosi platealmente una mano fra i suoi, di capelli. Ecco, Sirius NON li voleva avere così. Mossi e incasinati...
"Un borioso, baccucco babbuino babbionante, come sostiene la Evans" rise Sirius, James divenne rosso come un pomodoro e si incupì. Ecco, lo sapeva. Ogni tanto Sirius passava il limite senza rendersene conto. Di solito era Remus a impedirglielo.
"Uffa, ma dov'è finito?" Si chiese, ad alta voce. Peter lo fissava, stranito, dal pavimento
"Ci sta mentendo" Dichiarò James, Sirius si voltò di scatto a guardarlo.
"Lo pensavo anche io, ma credevo di star sbagliando" Ammise, mentre James si voltava di scatto e scattava in piedi.
"PETER SEGNATELA, SIRIUS BLACK HA PAURA DI SBAGLIARE" James cadde dal letto a seguito del colpo di un cuscino.
"Per di più sembrava malato, ed era evasivo" Ragionò, invece, Peter
"Già" commentò Sirius. Passò un momento di silenzio.
"Che bella la luna stasera" Esclamò Peter, guardando fuori.
"Che c'entra, scusa?" Fece James, esasperato. Si sistemò gli occhiali, perennemente rotti o storti, sul naso.
"Oh, è piena. La notte dei Lupin Mannari" rise Sirius. James rise, e poi balzò in piedi. Guardò James negli occhi, e anche lui aveva capito e lo fissava a bocca aperta. Peter continuava a guardare fuori dalla finestra.
"No" Decretò James.
"Non è possibile" Disse, stupefatto Sirius. Però i particolari quadravano...
"Cosa?" Chiese Peter, allibito.
"Sono mostri malvagi e Remus è la persona migliore sulla faccia della terra" Concluse Sirius. James scosse la testa.
"Però torna tutto..." Mormorò assente.
"Spiegatemi" Insistette Peter. Sirius sbuffò e lanciò un'occhiataccia a James.
"Sta male ogni mese" Continuò, poi, aspettando una reazione.
"come le ragazze" Disse, invece, James. Ma che c'entravano le ragazze? Che palle, James era sempre pronto a parlare di ragazze, Sirius non capiva che ci fosse di tanto particolare. Esistevano, davano fastidio e facevano innamorare i suoi migliori amici. Aveva notato che, ormai, James faceva il cretino solo per dare sfoggio di sé davanti a Lily...e che Remus arrossiva tutte le volte che Sarah Smith li oltrepassava in corridoio. Chissà perché, poi, proprio la vista di Sarah e Remus faceva ribollire il sangue nelle vene di Sirius. Lei era troppo poco per lui.
"Eh?" Chiese Peter, stupefatto, riportando entrambi i suoi amici alla realtà.
"Boh, non so, me l'ha detto mia madre...c'entra un sacco di sangue" Continuò James. Sirius inarcò le sopracciglia. James doveva essere ammattito.
"Le ragazze sono assetate di sangue!" Esclamò, invece, terrorizzato Peter. James divenne bordeaux.
"Te lo spiego dopo...sparisce sempre con la luna piena?" Chiese, liquidando l'imbarazzo di prima con una domanda. Sirius sarebbe tornato sull'argomento, gli era, di certo, sfuggito qualcosa.
"Ah, Remus? si, ora che mi ricordo, anche l'altra volta c'era la luna piena" Esclamò, ignaro, Peter.
"Come facciamo?" Chiese Sirius, guardando James. Era lui quello coi piani geniali.
"Dobbiamo chiederglielo" Disse, semplicemente, quello. Esatto, cretino, come?
"No, si spaventerebbe, sai come è fatto e..." Balbettò Peter.
"Non era una domanda, glielo chiederò e basta" Decise Sirius, James lo fulminò con un'occhiataccia.
"Sirius..." Mormorò, poi, per calmarlo, ma ormai Black aveva deciso. Avere tredici anni doveva pur portargli un po' di saggezza in più rispetto a quel dodicenne, no?
"Idee migliori?" Chiese, intanto, Peter.
"Aspetta almeno un giorno, poi ti dirò se ne ho una" Concordò James. Sirius annuì, incrociando le dita dietro la schiena. Ecco una promessa che non avrebbe mantenuto.
"che palle che sei, Potter" Si lamentò, poi.
"Non che tu sia meglio, Black" Rispose l'altro, a tono, per poi cilindrarlo con un calamaio apparso in aria dal nulla.
***
Remus aveva passato solo la mattina in Infermeria. Alcuni pleniluni erano così, lo distruggevano per poi lasciarlo semi integro il girono dopo. Aveva, comunque, un braccio bendato e insanguinato. Si era morso da solo. Inspirò profondamente ed entrò in dormitorio, alla ricerca dei libri per la lezione successiva. Sirius era l'ultima persona che credeva di potersi trovare davanti.
"Hey, sei tornato!" Lo salutò, felice. Aveva una luce strana negli occhi. Possibile che Sirius Black fosse preoccupato?
"già...Che fai?" Gli chiese, intanto, Remus.
"Ti...cercavo i compiti" Sirius aveva cambiato frase a metà. Ti...? Che volevi da me, Sirius?
"bene, anche io" Disse Remus, sorridendo.
"Senti Remus, James mi ha detto di aspettare ma io ho bisogno della verità" Decretò allora Sirius, ergendosi in tutta la sua altezza. Era più basso di Remus di una spanna, ma ciò non lo faceva sembrare meno importante...o meno intransigente. Un brivido percorse la schiena di Remus. ma no, non è possibile...
"La...la verità?" Chiese, facendo finta di essere uno stupido.
"Dov'eri?" Chiese, secco, Sirius. Remus deglutì, avvertendo il panico che si espandeva nel suo petto.
"A casa e..." Borbottò, falso alle sue stesse orecchie. No, per favore, non posso perderli...non così...
"E sei tornato così presto?" Inquisì Sirius.
"Si...Sirius..." Balbettò Remus, terrorizzato.
"No, io..." Provò a controbattere Sirius, ma Remus fu più veloce.
"Tu sei pieno di segreti, lascia che io mi tenga i miei" Gli disse, secco. Sirius parve deluso, ma non demorse.
"Sei un lupo mannaro?" Chiese, ora gentile. Il cuore di Remus si fermò...ma era inutile mentire. Non sapeva nemmeno come si faceva, a mentire a Sirius.
"Come hai..." Balbettò, ma qualcuno spalancò la porta di scatto. James e Peter...gli occhi di Remus si fecero lucidi. Oh, no...
"SIRIUS, TI SATVAMO CERCANDO DA...Oh, remus, ciao. Vieni ad aiutarmi che dobbiamo...Remus ti senti bene?" Chiese James, gentile come solo lui sapeva essere.
"Da quanto lo sapete?" Chiese Remus, fingendosi forte.
"Ieri sera" Ammise Peter, lanciando un'occhiata di fuoco a Sirius.
"cosa...SIRIUA SEI UN COGLIONE, TI AVEVO DETTO..." Esplose, invece, James. Remus non capì.
"NON ME NE FREGA UN CAZZO E..." Ribatté Sirius, altrettanto alterato.
"Potrete andarvene" Mormorò Remus. tutti si zittirono e si volsero a fissarlo.
"Cosa?" Chiese James, allibito,
"se...lo so che...non dovete stare con me, se non..." Balbettò, con voce rotta. Eccolo, quello sguardo di disgusto...perduti per sempre...
"Remus? sei scemo?" Chiese Sirius.
"Ecco cosa volevo evitare, Remus noi..." Mormorò hjames, avvicinandosi. Remus saltò indietro.
"Non voglio farvi pena" Decretò, fiero. James sorrise accondiscendente.
"Cosa? Peter è terrorizzato dalle api e dagli insetti, Sirius ha più incubi di tutti noi messi insieme e io...sono un borioso, baccucco babbuino babbionante. Tu non sei peggio di noi. Anzi, sei gentile e studioso, penso che la McGranitt ti adori. Tu sei meglio di noi." Il cuore di Remus riprese a sperare, ma la ragione lo silenziò.
"ma non...vi faccio schifo? O paura? Guardate che non..." Tentò ancora, Sirius scoppiò a ridere.
"Non ci fai ne schifo né paura" Spiegò, gentile. E se pure Sirius riusciva a essere gentile...
"Sei sempre lo stesso Remus no?" Disse Peter.
"Vuoi svegliarti? Hai solo un...piccolo problema peloso, ma giuro che troveremo una soluzione" Rise James. Loro...volevano restare? Con un mostro?
"Quindi...siete ancora miei amici?" Chiese, iniziando a piangere. James lo strinse in un abbraccio.
"Lo saremo per sempre" Gli mormorò, mentre anche Sirius e Peter si univano alla stretta.
Gennaio 1978
"Oh, eravate così carini che..." Mormorò Lily, a fine storia.
"Zitta, dorme" Borbottò Sirius. Era vero, Remus ora dormiva tranquillo fra le coperte candide.
"Questa volta sta andando davvero male" Mormorò Peter, mogio. James li trascinò tutti via.
"Appena in tempo per aritmanzia. Abbiamo perso solo un'ora, non ci sarà troppo da recuperare. NON MI GUARDATE COSÌ. Lui vorrebbe conoscere il programma, no?" Disse Lily. Solo lamenti le risposero.
"già" Borbottò Peter.
"Si" Biascicò Sirius, chiudendo la porta dell'Infermeria.
"Starà bene. E poi, ci siete voi tre con lui no?" Concluse la ragazza, incrociando lo sguardo dolce di James. Quello scoppiò a ridere, per poi prenderla a braccetto e accompagnarla in classe.
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I Malandrini & Co.
FanfictionL'anno scolastico 1976-1977 alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è appena cominciato, e i suoi studenti non possono che giurare solennemente di non avere buone intenzioni. Gli equilibri instabili nelle relazioni dei ragazzi hanno iniziato...
