Le colpe di Lyall Lupin

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Remus aveva gli occhi lucidi, ma aveva esaurito le lacrime. Ormai, solo un sordo dolore lo pervadeva da capo a piedi.
Il mostro aveva ragione.
Lui era un mostro.
Trascinò, rumorosamente, il baule lungo la strada e approdò in una viuzza vuota, tranne per l'enorme casa a due piani che stava emergendo dalle tenebre. Per un solo istante, Remus aveva temuto di non trovarla. Caracollò in avanti e si fermò sui gradini. Deglutì, inghiottendo il groppo che gli si era fermato in gola, e bussò. Tre colpi forti e chiari.

***
"Sirius, sei una testa di cazzo" Disse James, ridendo dell'ultima trovata del suo migliore amico.
"Ha parlato colui che ha mandato a stendere l'unica possibilità di..."  Lo provocò l'altro. Perché doveva sempre rinfacciargli il casino fatto con Lily?
Sirius fu soffocato da un cuscino. James rideva e lottava col suo migliore amico.
"Ma è davvero già finita?" Si chiese poi, ragionando attentamente. Sirius approfittò della debolezza per sfuggire alle sue grinfie e correre di sotto.
"Voi due, muovetevi che è ora di cena" li chiamò Euphemia Potter, dalla cucina. James sospirò. L'ultimo giorno d'estate stava per finire; l'indomani mattina, alle 11.00, sarebbero partiti con l'Hogwarts Express. Erano, incredibilmente, riusciti a convincere la mamma di Peter a lasciarlo andare con loro, e ora solo una notte li separava da Hogwarts. James si riscosse, e qualcuno bussò alla porta. Tre colpi sordi.
"Aspettavamo visite?" Chiese Fleamont Potter, facendo sbucare la testa dalla cucina. Sirius e James si guardarono allibiti, poi, quell'ultimo andò ad aprire.
La porta cigolò sui cardini e James fu avvolto da un assoluto senso di déjà-vu. Là, sui gradini, c'era uno dei suoi migliori amici, abbandonato a sé stesso, con gli occhi pieni di lacrime.
Remus scosse la testa, mentre James lo squadrava da capo a piedi. Era in jeans e maglione, ma tremava comunque come una foglia. Si trascinava dietro il baule per Hogwarts e aveva sul volto i segni della stanchezza, lasciati dall'ultima Luna Piena. James si riscosse alla vista degli occhi disperati dell'amico.
"MAMMAAA, hai messo il posto per Remus vero?" Urlò pestando un piede a Sirius in modo che non facesse commenti.
"Per...eh?" Provenne dalla cucina.
"Io ti avevo avvertito, lo portiamo noi in stazione domani. Eravamo d'accordo" con un occhiata, Sirius resse il gioco.
"Me lo ricordo anche io. Non si preoccupi signora Potter, cucina sempre abbastanza per tutti" Disse, scrutando preoccupato il ragazzo che, ancora sulla soglia, li guardava riconoscente. Doveva essere successo qualcosa di terribile. James rabbrividì.
Euphemia uscì dalla cucina brandendo un mestolo.
"Sirius, come mi chiamo?" Disse minacciosa. Sirius rise.
"Euphemia" sbuffò quello, lanciando occhiate cariche di curiosità a James, che stava aiutando Remus a entrare.
"Oh, Remus che bello vederti. Sei un po' pallido, sicuro di stare bene? James, portalo in camera degli ospiti, e fai in fretta" declamò la donna, abbracciando stretto Remus e sparendo di nuovo alla loro vista.
"Ma che?" Chiese Sirius, allibito.
"Luna, come?" disse invece James.
"Dopo, e grazie" mormorò Remus, scuotendo la testa. A malincuore, James e Sirius accettarono di aspettare.

***
Fu una cena lunga e snervante, per Remus Lupin. Grazie al cielo, James e Sirius fecero in modo che finisse in fretta. Presto si ritrovarono tutti in pigiama, in camera di James. Due paia d'occhi intelligenti e attenti lo fissavano pieni di aspettativa. C'era lo sguardo color nocciola di James, caldo e rassicurante, ma velato di preoccupazione. E gli occhi in tempesta di Sirius, che lo facevano sempre sentire come se stesse volando sulle ali del vento. Remus chiuse gli occhi e realizzò che gli doveva una spiegazione, così cominciò a raccontare.
"Allora..." ma le parole gli morirono in gola.  Sirius gli sorrise incoraggiante e Remus capì.
"Ho parlato con mio padre" Sussurrò, devastato.
"Per la barba di Merlino" mormorò James, passandosi freneticamente una mano nei capelli.
"Stavo aiutando mia madre a preparare tavola, quando lui è tornato dal lavoro. Non appena è venuto vicino a noi, ho deciso che era giunto l'ora, o mai più." Remus si fermò, ricordando l'inizio della fine. "Gli ho chiesto cos'era successo esattamente la notte in cui sono stato morso"
Sirius lo guardava a bocca aperta, mentre James si alzava in piedi per cominciare a percorrere la stanza avanti e indietro.
"A mia madre sono venuti gli occhi lucidi, ma è stato mio padre a farfugliare qualcosa su un lupo impazzito. Gli ho dato del bugiardo. Gli ho raccontato di Grimmauld Place e di Fenrir. Al solo sentire il nome di quell'abominio mia madre è scoppiata a piangere, ma io non ho perso l'occasione. Ho detto a mio padre che Fenrir sosteneva che fosse colpa sua, in qualche modo. Lui si è seduto, ha pulito gli occhiali, come fa sempre quando è nervoso, e poi mi ha guardato negli occhi. Mia madre mi implorava di stare calmo, ma io non ci ho visto più. Sono corso in camera mia, mi sono trascinato dietro il baule. Non so cosa stessi pensando, dentro mi rimbombavano solo le parole di Fenrir. Poi, mia madre mi ha pregato di aspettare, di capire. Ho deciso che gli avrei dato una possibilità" Remus riprese affannosamente fiato e rivisse la scena. Lui si stagliava di fronte alla porta, la madre che gli teneva una mano, suo padre all'imbocco dell'ingresso, abbattuto come Remus non l'aveva mai visto. "Mio padre mi ha detto che aveva incontrato Fenrir a lavoro e che quello non voleva farsi registrare come lupo mannaro. Lo capisco, gli avrebbe rovinato la vita. Mio padre gli ha detto qualcosa, lui si è offeso e mi ha usato come vendetta. In quel momento ci siamo messi tutti a urlare. Mia madre voleva che restassi, mio padre si scusava, io volevo solo sapere cosa gli aveva detto. Ero ancora convinto di poterlo perdonare... Aveva detto a Fenrir che i lupi mannari sono esseri senz'anima, cattivi e...e che meritano...meritiamo dolo di morire"
"Remus, dimmi che è uno scherzo" Mormorò Sirius.
"Sono scappato. Grazie dell'ospitalità, James" Disse Remus, cercando di sembrare noncurante e di mascherare la tristezza e la rabbia, che ancora provava.
"Non è vero, non può essere vero. Tuo padre..." Balbettò James, ma non c'era nulla da fare.
"È un bugiardo" borbottò piano Remus.
"Remus, ragiona" Disse Sirius, appoggiandogli una mano su una spalla. In qualunque altro caso, Remus si sarebbe arrabbiato come una bestia, ma non poteva. Doveva ascoltare, per lo meno, il suo Sirius.
"Credete alle..." sue insinuazioni? Lasciò cadere la frase prima di finirla, ma gli altri due capirono.
"Ovvio che no, solo io...in che situazione ha conosciuto Fenrir?" Chiese James, che, dopo lo shock, si stava dimostrando pratico come al solito. Remus ragionò attentamente sulla domanda.
"Non lo so" Constatò poi. Ma non poteva essere così importante...
"Lo aveva provocato in qualche modo?" Incalzò il suo amico, facendo capire a Remus il suo punto di vista. Cercava dei pretesti per scusare suo padre. Lui sapeva che non ne esistevano. Non si arrabbiò solo perché Sirius era a fianco a lui. ancora abbastanza buonsenso da capire che insultare la famiglia, che, almeno in parte, gli voleva ancora bene, davanti a Sirius, che una famiglia non ce l'aveva più, non era proprio la migliore delle idee.
"Io...non lo so" Ammise, James non gliene fece una colpa. Lui non gliene faceva mai una colpa.
"Oggi rimani qui a dormire e domani partiamo per Hogwarts. Però giurami che gli scriverai. Anche solo per dirgli che lo odi. Anche tra tre mesi per farlo stare peggio che puoi, per fargli capire quanto solo ti senti tu ora. Ma merita...meritano di sapere dove sei e che sei vivo. Remus mi dispiace così tanto..." Spiegò James ripassandosi la mano nei capelli.
"Anche a me" Mormorò Sirius. Remus si lasciò invadere dal calore delle loro parole. Era così rassicurante, sapeva che aveva qualcuno da cui andare. Lui non sarebbe mai stato solo, se loro fossero stati con lui, realizzò con una punta di speranza.
L'attimo dopo, Sirius lo stava abbracciando stretto. E finalmente il groppo nella gola di Remus si sciolse. Usò tutto il suo autocontrollo per non scoppiare di nuovo a piangere.
"Dagli una possibilità. Tra mesi, anni, quando vuoi, ma non perderlo così. Lui ti ama ancora, lui è tuo padre, non è come il mio. E tu non sei me, te ne pentiresti troppo" gli sussurrò piano Sirius.
Remus lo strinse ancora di più. Poi si divisero, e Remus si sentì soffocare ancora e ancora. Aveva bisogno del suo Sirius, per sopravvivere. Perché, se Sirius era convinto che suo padre meritasse di spiegarsi ancora...chi meglio di Sirius poteva conoscere e riconoscere i padri degeneri? Remus l'avrebbe fatto, decise, gli avrebbe scritto. Ma prima gli avrebbe fatto passare le pene dell'Inferno e della paura.
"Ragazzi, a dormire" li richiamò la voce di Euphemia Potter dal corridoio. James abbracciò ancora Remus, poi, lui e Sirius uscirono. Augurarono la buonanotte alla signora Potter e si fermarono di fronte alla porta di camera di Remus, finalmente soli.
"Beh, buonanotte Remmie Rem" mormorò Sirius, lasciando un bacio sulla guancia di Remus. Fece per voltarsi, ma Remus lo fermò.
"Ti prego, resta con me" Disse con un filo di voce, colmo di paura. Non sarebbe sopravvissuto agli incubi. Non quella notte, non senza di lui.
Sirius si voltò a guardarlo, in una maschera di stupore. Remus arrossì, ma non lasciò andare la sua mano.
"Non sopravviverei anche agli incubi..." ma prima che potesse finire la frase, Sirius aveva già aperto la porta della camera...e lo stava baciando.
Qual bacio fu come un balsamo, si portò via tutte le ultime paure di Remus, la tensione si sciolse e lui scoppiò in lacrime. Fu un bacio gentile, ma mandò, comunque, in blackout il cervello di Remus. Ora, nel suo mondo, esisteva solo più Sirius. E quel suo Sirius lo stava mandando a fuoco, bruciando tutte le sue paure nel vortice di quel singolo bacio.
Si sedettero sul letto, l'uno a fianco all'altro e Sirius lo abbracciò.
"Scusa, sono...sei..." Balbettò Remus.
"Shhh, va tutto bene. Oddio, è una merda, ma vedrai andrà tutto bene" Cercò di rassicurarlo Sirius.
Remus si lasciò avvolgere dall'abbraccio. Era così raro per Sirius, così strano per lui. Ma nell'insieme, era perfetto. Remus era a casa nelle sue braccia.
I due si stesero nel letto, senza secondi fini, e Remus si addormentò tranquillo. Per la prima volta da un mese e mezzo nessun incubo minò i suoi sogni. Sarebbe stato grato a Sirius per quel gesto per tutto il resto della sua vita. Prima di addormentarsi, si trovò a ragionare. Su suo padre, sulla faccia distrutta e dolorante che aveva fatto, mentre Remus se ne andava. Non aveva neanche provato a fermarlo. Su sua madre e sui suoi occhi gentili che gli mancavano già da morire. Su James, che, senza tentennare, gli aveva tolto quel peso dalle spalle, proprio come se fosse stato naturale. Su Peter, che l'indomani avrebbe reagito ai suoi racconti e l'avrebbe rassicurato come solo lui sapeva fare. Su Lily, sempre pronta ad ascoltare. Non vedeva l'ora divederla e di parlarle, e di aspettare anche i suoi consigli, buoni quasi quanto quelli di James.
E su Sirius. Quel ragazzo col fuoco al posto del sangue nelle vene, che aveva aspettato e l'aveva ascoltato. Che lo aspettava sempre. Che aveva problemi anche più gravi dei suoi, ma se ne sbatteva altamente e si caricava anche di quelli altrui. Sul ragazzo che aveva accanto e che amava con tutto sé stesso. Probabilmente, se non avesse temuto di ferirlo, sarebbe corso a uccidere suo padre, che gli stava dando tanta pena. Per lui stava cambiando. Stava crescendo. Un sorriso animò le labbra di Remus. Sirius mormorò qualcosa nel dormiveglia e posò nuovamente la testa sul suo petto. E Remus fu finalmente fiero di sé stesso. Era naturale, bellissimo. E lo amava.
Gli posò un bacio sulla fronte e Sirius lo strinse di più. Così Remus ebbe la certezza che quella notte, per lo meno, avrebbe dormito sogni tranquilli. C'era il suo miglior cane da guardia a spianargli la strada.
In quel momento, il respiro gli si fece più profondo, a breve si sarebbe addormentato. Trasse in inganno perfino Sirius, che smise di fingere di dormire e si tirò su a guardarlo, facendo peso su un solo braccio e avvolgendo, ancora, Remus con l'altro.
"Ti amo Lunastorta, dovranno passare sul mio cadavere per farti del male" Gli sussurrò piano, per poi posarsi sulla spalla di Remus, solleticandogli il collo coi capelli e addormentarsi.
Remus era certo che Sirius avesse detto quelle parole come un dono proibito, convinto di essere protetto dal sonno dell'altro. Sorrise ancora e si lasciò invadere dalla soddisfazione e dalla gioia di quell'inaspettata dichiarazione.
Sirius lo amava e il mondo non poteva fargli dono migliore.

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