La fine di una storia...

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Quel pomeriggio, un sentimento di pungente nostalgia ammantava il Castello di Hogwarts. Era il 29 giugno, e l'indomani si tornava a casa. Quasi tutti i bauli erano in via di preparazione, il Castello sembrava animato da urla e scherzi, dell'ultimo minuto. La scuola sarebbe mancata a tutti, durante l'estate, e non certo a causa delle miriadi verifiche di maggio. Stranamente, il settimo anno era silenzioso.
A colazione, Sirius aveva quasi spedito per terra un quindicenne, solo perché rideva troppo forte, Clara aveva fatto una qualche scenata di nervosismo in Sala Comune e tutti i serpeverde parevano di cattivo umore...o forse era solo la loro normale espressione, ragionò Sirius. Ormai era le cinque del pomeriggio, e lui era disteso per terra, in cortile. Aveva un peso sul cuore, forse un presentimento, non sapeva ancora quanto stava per lasciare fra le mura. Il cielo era così limpidi da farsi beffe del suo cuore in subbuglio.
Aveva così tanti ricordi, in quel posto. Là aveva imparato cosa voleva dire casa, là aveva trovato degli amici, là aveva capito il vero significato delle parole famiglia, amore e condivisione. Certo, lasciare Hogwarts non significava lasciare tutto questo, i ragazzi sarebbero rimasti con lui, non sarebbe più stato solo come nelle lunghe estati a Grimmauld Place. Ma quella scuola era la personificazione fisica di tutti i cambiamenti, l'amore, che gli avevano dato la forza di ribellarsi e scappare da quella che sua madre chiamava casa. Era stato il desiderio di sentirsi di nuovo come ad Hogwarts a salvarlo. E a fargli abbandonare il suo fratellino. Ci aveva provato, con tutte le sue forze, ma quando pensava al fratello provava solo una rabbia sorda mista a nostalgia. Non riusciva a odiarlo, non ci sarebbe mai riuscito. E, fuori da lì, si sarebbero trovati nei due schieramenti opposti di una guerra. Non l'avrebbe più rivisto. Non voleva piangere. Quasi tutti, nel corso degli ultimi due mesi, avevano avuto un crollo emotivo. Tranne lui. Non sarebbe stato male, non poteva darlo a vedere. Tenersi tutto dentro, anche se pesava, era la sua tattica di sopravvivenza migliore.
Remus gli si sedette vicino. Pareva spuntato fuori dal nulla, Sirius si mise a sedere di scatto, e si voltò a fissare l'altro ragazzo. Remus guardava il lago, come se i suoi occhi non vedessero altro.
"James mi ha appena fatto una qualche battuta sulla Stamberga, e mi sono appena reso conto che...che quella del 21 è stata l'ultima luna piena qui e lo sarà per sempre...e la Stamberga rimarrà vuota." Disse, con una vena di tristezza. Sirius sbuffò.
"Remus, solo tu puoi intristirti all'idea di lasciare un posto che odi" Lo prese in giro, tirandogli un pugnetto su una spalla. Remus scosse la testa.
"Non lo odio più...da tre anni. Da quando voi tre coglioni avete iniziato a stare lì con me" Sussurrò, cercando lo sguardo di Sirius. L'altro lo evitò. Non voleva riversare su Remus i suoi malanni...e, a dire il vero, non sapeva neppure in cosa consistessero.
"Che romantico" Lo prese in giro.
"A te non manca già?" Mormorò Remus, guardando il Castello. Posso prenderti a pugni?
"Cosa?" Chiese Sirius, fingendosi cretino.
"Il castello" Fece Remus, scoccandogli un'occhiata benevola.
"Nah" Fece Sirius, tornando a distendersi sull'erba.
"Oh, Sirius, l'uomo grane e grosso e senza cuore...dove l'hai lasciato?" Lo canzonò Remus.
"Nella moto"
"Sai che parlare fa bene, vero?"
"Remus, vuoi smetterla di analizzarmi?" Fece Sirius, leggermente irritato.
"Bene, non sono venuto qui solo per compiangere la nostra dipartita, per scappare da Potter e per guardarti. Hai un'idea di quanto il sole ti abbracci bene?" Sirius ridacchiò, sporgendosi per baciarlo. "Ma qui qualcuno deve finire i bagagli" Disse il bastardo, sfuggendogli e alzandosi in piedi.
"Ma li finisco domani..." Si lamentò Sirius.
"La McGranitt ci ha raggiunto per dirci che dobbiamo prepararla ora, e prima del festino dobbiamo portare tutti i nostri bauli in cortile." Spiegò Remus, porgendogli una mano.
"Che palle...solo se mi dai un bacio" Disse Sirius, stringendola e saltando in piedi. Remus sorrise.
"Dovrai pendermi prima" Disse, per poi mollarlo lì e scattare di corsa verso il Castello.
"Prenderti? STRONZO TORNA SUBITO QUI..."

***
Il festino di fine anno durò fin dopo le nove. Pur avendo vinto la coppa di Quidditch, quattro individui di Grifondoro avevano fatto perdere troppi punti alla casata perché potesse vincere anche la coppa con le altre case. Dopo aver dichiarato Corvonero vincitori e aver appeso in giro festoni blu e bronzo, avevano iniziato a mangiare e ridere, spensierati, pur sapendo che era l'ultima volta.
Tutti i bauli del settimo anno erano già in cortile, e i loro proprietari furono invitati dai professori a restare in Sala Grande anche dopo che i piatti si furono auto puliti. Una quarantina di diciassettenni e diciottenni si trovò un po' spaesata, in quella Sala così grande e vuota. Un po' come i loro animi.
"Bene, ragazzi, potreste mettervi in fila? Qui, fra i tavoli di Tassorosso e Corvonero. In ordine alfabetico, per favore..." Alle parole tranquille del preside, seguì un po' di parapiglia, poi la fila si creò. C'erano alcuni punti di discordanza, James e Piton si stavano ignorando bellamente, ma erano comunque troppo vicini. Sirius era subito dopo Clara, il secondo della fila...e si sentiva proprio come quando, a undici anni, era entrato in quella Sala, solo e spaventato, curioso e felice allo stesso tempo. Ed era iniziata l'avventura migliore della sua vita. "...grazie mille. Ora verrete chiamati uno per uno e vi verrà consegnato il diploma..." I discorsi di Silente non venivano mai interrotti, ma in quel caso era troppo per poter stare tranquilli, nessuno li aveva preparati a quella prospettiva. Bisbigli ansiosi, occhiate atterrite e commenti stupiti invasero la sala. "...ragazzi...bene. So che non ne sapevate nulla, ma tutti hanno subito questa sorpresa e mai nulla è andato storto, vedrete che non succederà nemmeno ora. Ora vi chiameremo qui, uno per uno, riceverete il diploma e i voti dei MAGO e dovrete andare nell'Entrata. Ci troveremo tutti là e...chi vivrà vedrà"
Varie risatine nervose risposero alle frasi dell'uomo, poi la procedura cominciò.
"Abbott, Clara" Merda, poi tocca a me. Pensò Sirius, guardando la camminata studiata e tranquilla della Serpeverde. I direttori delle case erano schierati davanti al tavolo dei professori, Clara andò dritta da Lumacorno, senza pensarci due volte. Il professore le sorrise, le passò un rotolo di pergamena, le fece segno di non aprirlo ancora. Poi sorrise, estrasse la bacchetta e fece un movimento semplice. Un cappello a punta apparve sulla testa della ragazza, in uno sbuffo di scintille verdi e argento. Un timido applauso di espanse nella Sala. Poi i ragazzi si sciolsero, come per magia, e l'applauso divenne una vero esultanza. Clara arrischiò un'occhiata ai professori, poi fece un inchino ai suoi compagni, e le risate echeggiarono nella Sala. Poi si calcò il cappello in testa, era nero, con una fascia verde e argento, e strinse la mano a tutti i professori. Infine, si diresse verso l'Entrata e scomparve oltre le pesanti porte della Sala.
"Black, Sirius" Sirius sorrise, scacciando le lacrime. Lanciò un'occhiata alla McGranitt, che lo incenerì. Poi partì di corsa saltò su un tavolo e lo percorse in scivolata. Poi saltò in terra, fece una piroetta e un inchino e si parò di fronte alla McGranitt. La professoressa gli porse la pergamena e fece lo stesso movimento di Lumacorno. Un cappello nero gli apparve in testa, in un'esplosione di scintille rosse e oro. Sirius le fece il baciamano, e ripeté la procedura per ogni altro insegnante. I compagni ridevano, e applaudivano. Lui si voltò, con un sorriso sghembo in volto. Remus rideva, girato indietro per dire qualcosa a Peter. James era seduto per terra e scuoteva la testa. Lily gli fece i pollici in su. Sirius chinò il capo, si calcò i capelli sugli occhi, e fece un inchino alla folla, per poi correre fuori nell'Entrata.
"Abbiamo fatto uno spettacolo, Black?" Lo prese in giro Clara. Lui le fece una borraccia. Si specchiò nelle finestre scure. Il suo cappello aveva una banda rossa e oro. Scosse il capo e aprì la pergamena. Promosso, tutte O.

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