Ferite e punizioni

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James lasciò vagare lo sguardo per l'ufficio di Silente. Ci era stato solo una volta prima, cosa che ora gli pareva impossibile, ed era stato troppo preoccupato per Sirius e Remus per prestare attenzione ai dettagli. Era una stanza abbastanza ampia e piena di oggetti curiosi. Nella scala dei posti interessanti superava addirittura l'ufficio di Alastar Moody e il laboratorio di Fleamont Potter. I muri erano pieni di scaffali, e libri antichi, o quadri di vecchi presidi, che dormivano russando rumorosamente. Alla sua destra c'era un paravento, doveva nascondere qualcosa di prezioso, e, di fronte a lui, stava la scrivania del preside. Albus Silente sedeva su una sedia alta e austera e li studiava da dietro ai suoi occhialetti a mezzaluna. Indossava una tunica azzurra e un cappello a punta coordinato, ma, stranamente, non era ciò che attirava più sguardi. Sulla scrivania, là dove James ricordava solo un trespolo arrugginito, c'era, anche, un volatile. Era un rapace, con un pericoloso becco adunco, quasi quanto il naso del suo padrone, e un piumaggio mirabolante, con sfumature rosse, gialle, arancioni e dorate. Splendido come il fuoco. James si chiese come aveva fatto ad essere così distratto da non vedere la fenice, la prima volta. Poi la Professoressa McGranitt tossì e lui si ricordò il motivo per cui si trovava nell' ufficio del preside, per di più coperto di neve.
La professoressa era dietro di loro e James poteva sentire la sua delusione e il suo disappunto senza il bisogno che parlasse. Alla sua destra, Sirius era teso come una corda di violino, ed evitava lo sguardo del Preside di fronte a lui. Alla sua sinistra c'erano Regulus e Piton. Il fratellino di Sirius pareva la sua brutta copia, altrettanto stravolto e fradicio. James era ben deciso a non guardare quella sanguisuga di Piton, se no avrebbe ripreso la rissa là dove l'avevano interrotta, senza preoccuparsi di chi avevano intorno. Loro due erano quelli messi meglio, Regulus zoppicava e il suo occhio destro stava già iniziando a gonfiare, mentre assumeva un malsano colorito bluastro, simile all'ulteriore livido presente sul suo zigomo. Sirius ci era andato giù pesante, ma James non era lì per giudicarlo, anzi. Il suo amico sfoggiava ferite anche peggiori. Aveva un labbro spaccato e doveva aver strisciato la testa su una pietra per terra, se no il graffio che gli faceva sanguinare copiosamente un sopracciglio non si spiegava. James avrebbe voluto poter fare di più...
"Che avete da dire a vostra discolpa?" l'uomo lasciava vagare lo sguardo da uno all'altro, e James iniziava a sentirsi parecchio in ansia.
"Signor Preside, non capisce? Ci sono state delle risse e..." spiegò la professoressa McGranitt. Era così arrabbiata con loro da contraddire pure il preside, la situazione era più nera dei suoi capelli, pensò James.
"Lo vedo, Minerva, lo vedo. Ero curioso di sapere se i nostri duellanti hanno delle dichiarazioni da fare" Lo sguardo di James incrociò gli occhi puri e amichevoli di Silente. E, lì, gli tornò in mente. Sirius aveva già la "fedina penale" sporca...
"È tutta colpa mia, Professore" Esclamò, all'improvviso, facendo un passo avanti.
"Cosa?" Chiese Regulus, stupito.
"Potter?" Fece eco Piton, che lo fissava abbacinato.
"James, ma sei impazzito?" Gli urlò Sirius.
"Signor Potter, non credo che sia..." Mormorò la professoressa
"Mi spieghi in che modo, Signor Potter" Disse, gentile, Silente, e James si concentrò solo su di lui.
"Ho... Ho dato retta a un insulto e fatto partire la rissa, Sirius si è aggiunto per darmi manforte, ma Regulus l'ha placcato e ci siamo ritrovati invischiati tutti e quattro." Era la balla peggiore che avesse mai inventato.
"E che genere di insulto l'avrebbe colpita?"
"Mi scusi, ma non cambia la realtà dei fatti"
"Con ciò cosa sostiene? Che dovremmo punire solo lei?" Chiese, ancora, Silente. Lui lo sa che non dipendeva solo da me...ragionò James, ma non tornò indietro.
"N...si" Esclamò ancora.
"No, è uno scherzo, sono stato..." provò Sirius.
"No Sirius, non osare dire bugie per proteggermi, la colpa è mia" continuò James, deciso. Tutto era meglio che rischiare che Sirius fosse espulso. Se erano finiti nell'ufficio del preside, c'era ben più di un motivo. E l'unica altra volta che era successo l'espulsione gli era quasi piovuto addosso. Non avrebbe rischiato. Lui non era precario come Sirius, e non avrebbe sopportato di perderlo.
"Ma, Signor Potter..." Balbettò la McGranitt.
"Ne sono certo e sono pronto a ripeterlo"
"Sa che prenderemo provvedimenti più gravi contro di lei?" precisò Silente, sincero. Probabilmente entrava nella top tre delle sue figure di riferimento, come Moody e suo padre.
"Sì e me li merito" Ma, se non altro, poteva espiare tutte le sue colpe passate.
"Ma James..." Tentò, ancora, Sirius.
"Signor Black, la prego. E voi? Confermate?" Chiese ancora Silente. James non si preoccupò nemmeno per un secondo, erano Serpeverde, sapevano riconoscere le occasioni che volgevano a loro favore.
"Si" Confermò Regulus, con una punta di colpa nella voce che fece quasi ridere James.
"Assolutamente" Disse Piton, untuoso. Per una volta, gli faceva comodo...
"No, io..." Tentò Sirius, ora sgomento.
"La prego Professore, non faccia caso a Sirius, è mio amico, lo fa solo per proteggermi" Precisò James, incassando stoicamente il calcio che Sirius gli tirò.
"Bene, ma una parte di colpa va ad ognuno, una rissa del genere è comunque, molto grave. Penso che una settimane passata a pulire, senza maglia, tutti i bagni del castello possano bastare per il Signor Black. Per Sirius, intendo. L'altro Signor Black dovrà, invece, ripulire a fondo tutti i sotterranei e le rispettive aule. Sempre senza magia e sempre per una settimana. Signor Piton, dovrà aiutare il Signor Filch a pulire e ispezionare le aule per le prossime due settimane. Lei, Signor Potter, darà ripetizioni di Trasfigurazione per lo stesso periodo di tempo..." James sospirò di sollievo, quella sarebbe stata davvero una passeggiata "...e consegnerà la sua spilla da Capitano alla signorina Meadows. Rientrerà in squadra dopo le vacanze di Natale. Da un Caposcuola ci si aspetta disciplina, e se lei non riuscirà ad averne, riotterrà solo la sua posizione in squadra. Domande, dubbi o perplessità?" Altro che: era andata bene, James avrebbe voluto piangere e urlare...niente Quidditch...ma l'alternativa era ammettere che era tutta colpa di Sirius, e, dopo la sua bella pensata al quinto anno, una rissa del genere poteva bastare a farlo espellere, James ne era certo. Inghiottì la bile e annuì. Sirius fece per protestare, ma James richiamò il suo sguardo e lo fulminò. L'amico richiuse la bocca come un pesce fuor d'acqua.
Ridiscesero tutti insieme le scale, in silenzio, poi, Piton si dileguò nel corridoio e Regulus lo seguì. Sirius, invece, placcò James al muro.
"Ci sei o ci fai?" gli urlò, con una disperazione inusuale nello sguardo. James l'avrebbe rifatto, in qualunque caso.
"Non voglio che tu venga espulso" mormorò a mezza voce.
"Mh?"
"Dopo il casino di due anni fa, cosa credi che basti per espellerti?"
"Oh, cazzo, io..." Sirius lo aveva lasciato, e aveva capito la sua mossa solo in quel momento.
"Tu?" lo incalzò James, curioso, iniziando a trascinarlo verso l'infermeria.
"Non so perché sono andato da lui...sono un cretino io...oh, James..." Si sentiva in colpa, quelle erano le migliori scuse che potesse aspettarsi, e James le accettò senza fiatare.
"Preferisco avere te rispetto a qualunque stupida spilla del mondo, chiaro?"
"Sono un cretino" Borbottò Sirius
"Si, un cretino, ferito metaforicamente e fisicamente. Muoviti, andiamo in infermeria..."
"Perché fai tutto ciò per me?" Ma sei scemo? Ti ho quasi fatto adottare dai miei, perché credi che io lo faccia?
"Perché sei il mio migliore amico" Gli disse sorridendo, e Sirius si lasciò portare in Infermeria.
***

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