I capiscuola colpiscono

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James era arrivato in anticipo, e ciò lo aveva stupito e scocciato parecchio. Sirius l'avrebbe preso in giro per mesi e doveva aspettare gli altri. Era nella Sala dei Prefetti, nient'altro che un salottino a un piano intermedio con poche finestre, un caminetto e molti divani. E, proprio su un divano, si era stravaccato l'erede dei Potter, giocherellando con le scintille create della sua bacchetta e aspettando gli altri.
La porta si aprì, con un cigolio sommesso che lo fece quasi saltare in aria. Si riprese in fretta, e si voltò a guardare il suo assalitore.
"Zitto, perché oggi non volevo vedere nessuno" Lo apostrofò Clara, senza nemmeno un cenno di saluto, collassando sulla poltrona di fianco a lui. Aveva ancora i capelli umidi, il biondo scuro pareva quasi castano nei riverberi del fuoco.
"Allenamenti? Non vi siete ancora rassegnati? Perderete." Declamò James, guardando il volto stanco, ma soddisfatto della ragazza.
"Oho, Potter, mangerete voi la polvere, ne sono più che certa" Disse quella, voltandosi verso di lui e scandagliandolo coi suoi occhi cangianti.
"Ciao ragazzi" Era Thomas, James gli sorrise e lo invitò a sedersi a fianco a lui. Il ragazzo non si fece pregare.
"Gande uomo Thomas, salvami"
"Sarà fatto, da cosa? Perché Clara è un agnellino travestito da drago..." disse quello, scherzando, lei lo fulminò.
"Ti stacco la testa e te la cuocio nel camino" Clara era sempre una donna fine, pensò James ridendo con Thomas.
"Oh, ne so qualcosa di creature pericolose, credimi..." Mormorò James. Lunastorta ne sapeva qualcosa più di tutti loro messi insieme...
"Come va?" Chiese Thomas. Era sempre così tranquillo e cordiale...ma meno nervoso di Remus. James si chiese che avesse fatto di male per avere solo amici pazzi, oppure era pazzo pure lui...
"Sirius a parte? Bene"
"Perché Sirius?" Chiese Clara, svogliata.
"Perché è pazzo, l'altro ieri mi ha rovesciato una bottiglietta di inchiostro in testa" Spiegò James, Thomas sorrise di nuovo.
"Si, sembra un po' svitato..." Un'ondata di un sentimento strano e viscido colpì James. Come si permetteva di dare del pazzo a Sirius?
"È un genio assoluto" Decretò, senza pensarci due volte, guardando con aria di sfida Thomas, che parve allibito dal suo cambiamento improvviso.
"Oh, ok..." Disse, fissandolo come se fosse stato pazzo.
"Potter, sei il tipo di persona che può insultare i propri amici, ma che non lascia che lo facciano gli altri?" chiese Clara, divertita.
"Ma non lo fanno tutti?" continuò Thomas, tranquillo, dopo aver capito la situazione. La porta si aprì e qualcun altro fece il suo ingresso.
"Ciao Sandra, Philip?" chiese Thomas, Sandra si sedette sul divanetto a fianco al loro.
"Arriva, c'era un ragazzino che non riusciva a risolvere l'indovinello dalla sala Comune" spiegò la ragazza, sistemandosi la spilla blu e bronzo da caposcuola sul petto.
"Che sala comune storta che avete" commentò James, Sandra lo fulminò.
"Meglio delle parole d'ordine" Decretò sorridendo, con un'aria di superiorità che fece imporporare le guance di James
"Inchinatevi plebei, sapete che vuol dire riscaldarsi al caminetto guardando le profondità del lago?" disse Clara, tornando a concentrarsi sul fuoco.
"A me farebbe paura." Disse una voce nuova.
"Giorno' Alyssa" salutò James.
"Giorno' Potter, perché sembri distrutto?" le abilità dei tassorosso, nemmeno ti conoscono e già fanno domande personali, pensò James.
"Sirius, l'amico che solo io posso insultare, soffre anche d'insonnia. Ha passato la notte a elencarmi i motivi per cui un Ippogrifo vincerebbe contro un Thestral, cosa assurda perché i Thestral..." Iniziò a raccontare, ricordando la discussione animata, con annessa scommessa, della sera prima. E le minacce di Remus...
"Sai che Remus mi ha ordinato di uccidere te e Sirius se vi avessi sentiti parlare di questo discorso perché l'avete tenuto sveglio per tutta la notte, si?" era arrivata anche Lily.
"È colpa di Black" Insistette James, tutti gli altri risero.
"Ci crediamo tutti, Potter"
"E comunque, da quando Remus ha pulsioni omicide?" Chiese Alyssa, particolarmente interessata, James la studiò con occhio critico.
"Infatti, lui non ne ha." Rispose Lily, sedendosi sulla poltrona dopo il divanetto di Sandra e Alyssa.
"Evans, da quando sei un sicario?" Chiese James, trattenendo le risate.
"Lily l'ammazza cretini Evans, ci sta anche come nome, o anche lei rientra nel gruppo di persone che non posso insultare?" Clara, era sempre Clara la regina delle frecciatine. Se non l'avesse aiutato, e anche tanto, James si sarebbe arrabbiato e infervorato. Ma forse lei era solo fatta così...
"No, a me piace come nome." Rispose Lily, con una luce strana negli occhi. Clara levò lo sguardo su di lei. James fu quasi incantato dalla discordanza dei loro occhi, di sfumature di verde così differenti.
"Sai che secondo questo criterio, James sarebbe morto?" chiese Clara, senza levarle i suoi occhi intelligenti di dosso. James, per poco non fece un salto. E da quando lei lo chiamava per nome?
"Perché credi che le piaccia? Mi vuoi uccidere?" Si intromise James.
"No, ma Marlene potrebbe..." Disse Lily, spostando la sua attenzione su di lui.
"Oh, merda" mormorò James, risero di nuovo tutti.
"Oddio è vera la storia di Marlene?" Chiese Alyssa, interessatissima.
"Che storia di Marlene?" James fece il finto tonto, ma non sarebbe durata a lungo
"Che ti ha preso a schiaffi perché le hai messo le mani addosso." Disse, tranquilla, Alyssa, Thomas soffocò le risate in un cuscino.
"No, lei mi ha invitato a uscire, io l'ho baciata, poi le ho detto, molto gentilmente, che non mi piaceva." Spiegò, con tono razionale e tranquillo, il grifondoro.
"In modo tanto gentile da farsi prendere a schiaffi" Si intromise Sandra.
"Potter, sei un caso perso." Decretò Clara. Per poi riconcentrarsi sul fuoco.
"Chi manca?" Chiese Thomas all'improvviso.
"Siamo Io, Evans, Thomas, tu, Alyssa, Sandra...Nott e Philip." Dichiarò James
"Ty-Ty arriverà in ritardo" Spiegò Clara. James si rese conto solo in quel momento della quantità d'odio e beffa che Clara imprimeva in quel soprannome.
"Perché?" Chiese Sandra, sorpresa.
"Perché vuole fare un'entrata ad effetto, quindi è appostato in corridoio aspettando che siamo tutti dentro." Mormorii diffidenti e risatine si diffusero in tutta la stanza.
"Ho un'idea" Esclamò James.
"Ho paura della tua idea" Dichiarò Lily, Sandra le batté il cinque.
"Grazie, Evans. Ci nascondiamo tutti e gli facciamo prendere un infarto." Spiegò lui, fiero del suo intelletto superiore.
"E che nascondigli avremmo?" Chiese Thomas, divertito.
"Ma non abbiamo cinque anni" protestò Sandra. Perché i corvonero dovevano essere sempre così razionali?
"Ma pensa alla sua faccia..." Disse James in tono sognante. Risero di nuovo.
"Ci sto, dove?" Chiese Clara.
"Due sotto al tavolo, tre nell'armadio...e gli altri due?" disse, in tono pratico Thomas, che aveva scandagliato la stanza.
"Potter?" era Lily. E James sapeva cos voleva fargli fare, ma non ne aveva la minima intenzione.
"Mh?"
"L'idea era tua" e anche il mantello, ragionò sorridendo sornione. Non avrebbe tradito così stupidamente quel segreto.
"Devo valutare i rischi" disse, e tutti presero a guardarlo stupiti.
"James..." Lo pregò Lily. Era una vendetta, capì James, guardandola negli occhi. Ma fu lei la prima ad abbassare lo sguardo.
"Sirius mi staccherà la testa" decretò, infine.
"Non c'è bisogno che lo sappia" disse Lily, scaltra come una volpe, e coi capelli del giusto colore. Oh, i suoi capelli, rilucevano di scintille nei baluginii oro-arancio del camino...
"No" Chiuse la faccenda James, avrebbe trovato un altro modo...
"James..."
"Perché?" chiese Thomas, curioso e stufo del dibattito solitario.
"Sai fare un incantesimo di disillusione?" chiese Sandra, ammirata.
"Quasi" Disse James, con un sorrisone furbo sul volto. Uffa, se solo avesse già imparato quell'incanto...
"E poi, potrebbe servire nei pattugliamenti..." Disse Lily. Aveva sempre ragione, il Mantello sarebbe stato più che utile durante i giri di pattuglia, anche per spiare gli altri, e un certo Nott di sua conoscenza, ma non voleva cedere così.
"Ma cosa?" Chiese Alyssa interessata. Non era lei che James temeva. Clara gli stava perforando la nuca tanto era potente la curiosità impressa nel suo sguardo.
"È un segreto, teoricamente. Anche mio padre mi ammazzerebbe, e lui è la persona più tranquilla sulla faccia della terra" Spiegò James, per prendere tempo.
"E allora tu da chi avresti preso?" Rise Alyssa.
"Non conosci Euphemia Potter" Sbuffò James. Sua madre era impulsiva quanto lui...
"Era di tuo padre?" Disse Lily, sorpresa.
"Si tramanda da padre a primogenito da generazioni, forse addirittura mille anni" spiegò James, beandosi dell'espressione interessata sulla sua faccia.
"Stai mentendo?" Chiese, poi, sospettosa.
"Ti pare?" continuò James. Forse valeva la pena usare il mantello, se poteva stare vicino a lei...
"Ma cosa?" Chiese, di nuovo, Alyssa, resa impaziente dall'attesa.
"Ciao, siete già tutti qui?" Li salutò la voce profonda di Philip. James ne era invidioso. La sua, di voce, ce ne aveva messo per abbassarsi...e, a volte, lo faceva sembrare ancora un po' bambino...
"Philip, presto, Sandra ti spiegherà tutto, voi due nell'armadio con Alyssa; Clara e Thomas la dietro, Evans, con me. Ora."  Dichiarò James decidendo all'improvviso che, se giocato bene, il mantello ne valeva la pena.
In pochi secondi furono in posizione, James si premurò che nessuno stesse guardando, poi estrasse il mantello e ricoprì anche Lily. Ebbero un solo secondo di attesa, ma James sene beò. Lily era a fianco a lui, stretti per rimanere sotto la cappa, ma non abbastanza da toccarlo. Si girava i capelli tra le dita, nervosa, mentre James usava tutto il suo autocontrollo per non stringersi a lei. Tyberius entrò con un'espressione grondante di superiorità e si gelò in mezzo alla stanza, da solo. James prese Lily per mano, ignorando le scariche elettriche che quel gesto gli costava, e iniziarono a spostarsi, piano, dietro di lui.
"Giorno', Nott, che cerchi?" Urlò, facendo sparire il mantello nelle tasche della divisa. Nott fece un salto e lo guardò terrorizzato. Impagabile, avrebbe voluto fargli una foto.
"Io...voi..."
"Oh, Ty-Ty" spaventato?" Erano ricomparsi anche gli altri e, ora, Nott era rosso di indignazione, vergogna e rabbia. Ma in quel momento entrò la McGranitt, e lui non poté prendersi la sua rivincita.
"Buonasera ragazzi, grazie di essere venuti tutti. Accomodatevi, prego e... Signor Nott, si sente bene? Ha bisogno di una boccata d'aria fuori?
"Nono, io...bene" James soffocò le risate in un cuscino. Erano in cerchio, a due a due sui divani, James finì accanto a Philip. La McGranitt spostò una poltrona e si sedette di fronte al camino.
"Siamo grati a tutti voi per le ronde e i gesti che state facendo, e la catena di aiuti di questa settimana ci ha davvero stupito. Questo incontro era stato pensato per altri motivi, ma questo potrebbe aggiungersi. Come stanno i vostri compagni di casa? Cosa filtra della guerra là fuori qui dentro?"
"Professoressa, lo chieda a Mike" disse, serio e secco, James. Nella stanza scese un gelo irreale, mentre il camino continuava a scoppiettare.
"Signor Potter..."
"No, io..."
"Gli altri, come hanno reagito? Anche all'articolo che lei ha così gentilmente letto?" Chiese la donna, con un brillio intelligente e grato negli occhi. Forse aveva apprezzato il suo gesto. Rischioso ma apprezzato...James si riscosse e si obbligò a prestare attenzione.

***
L'incontro con la McGranitt era stato lungo, ma interessante. Quello che volevano i professori era avere dei riscontri di come stavano gli studenti. La professoressa li aveva pregati di fare attenzione a chi avevano intorno, di curarsi più degli altri anni, dei ragazzini, di coloro che potevano perdere qualcuno. Insomma, di ripetere la collana di chiacchere e sfoghi già fatta con le vittime dell'attacco di lunedì. Cosa che loro avevano fatto anche senza che gli fosse ordinato. James andò a dormire con una pesantezza irreale sul cuore. Chi poteva essere il prossimo orfano? e con un senso di colpa bruciante nelle membra.

***
James era ancora pensieroso, notò Remus lunedì, mentre scendevano nei sotterranei, per l'ultima ora del pomeriggio. Avevano passato una domenica spensierata in cortile, nei prati, perché erano riusciti a mettersi in pari coi compiti durante la settimana, ma James era sempre parso assente a tratti. La sera, mentre era in bagno, lui e Sirius si erano accordati per tenergli un occhio addosso, perché quand'era di quell'umore James era capace di qualsiasi pazzia. Quella mattina gli era parso rincuorato e Remus aveva notato ogni sforzo di Sirius, tra risate e battute, ma nell'aula scura e fredda di Pozioni, anche i pensieri si facevano grevi.
Passarono tutta l'ora nel tentativo di fare un decotto di erbacee, utile a curare le malattie e a far abbassare la febbre. Sirius aveva fatto un lavorone, la sua pozione era la terza in classifica, dopo Lily e Piton. James se l'era cavata abbastanza, Remus aveva preso una A, mentre Peter...la sua pozione era traboccata a metà lezione e stava rischiando una T. Non male, non bene, una lezione nella norma, almeno per Pozioni. Stavano per tornare in sala comune, quando Lumacorno parlò ancora.
"Chiederei ai signor Black, Potter, Nott e Piton, e alle signorine Evans, Abbott e Fortescue di fermarsi ancora un momento con me. Signor Lupin e Pettigrew, potete andare"
Remus uscì dalla classe trattenendo le risate, la faccia orripilata di James e il ghigno gelato di Sirius erano impagabili. Riunione del Lumaclub in arrivo, ragionò, iniziando a chiacchierare con Peter e a risalire le scale.

***
"Bene, dovete sapere che, la sera del 22 dicembre, prima dell'inizio delle vacanze di Natale, vorrei tenere una festicciola intima, per i migliori nel mio Lumaclub" disse Lumacorno, come se avesse annunciato che la scuola finiva un mese prima. James e Sirius si guardarono negli occhi: NO.
"e desidererei che veniste tutti, non importano punizioni o malattie, almeno per un saluto, dovreste presentarvi tutti. Con una dama o un cavaliere, ben inteso"
"Come un ballo?" Chiese Lily, cautamente.
"Una specie, si. Ora potete andare" Rispose, cordiale, Lumacorno, per poi congedarli.
Uscirono dalla classe con cervello che correva alla ricerca i una soluzione. La classe si disperse e James e Sirius rimasero soli.
"Mi berrò una boccetta di un qualche veleno e starò in infermeria, nemmeno morto..." Prese a lamentarsi James, ma Sirius lo stupì.
"Se invitassi Remus?" Chiese, a mezza voce, spaventato dalla sua stessa idea.
"Oh, mio..." esclamò James, ma Sirius andò nel panico e lo precedette di nuovo.
"Okok, è l'idea peggiore che io abbia mai avuto, non dovevo e..."
"Cazzo, si" Disse James, facendo in modo da guardare Sirius negli occhi. Quelli brillarono di sorpresa e gioia improvvisa.
"Eh?"
"Mio dio, da quanto state insieme?" Chiese James, serissimo a un tratto.
"Da fine febbraio... quasi nove mesi" Mormorò Sirius.
"Invitalo" Ordinò James, lasciandolo e cominciando a salire le scale.
"E se dice di no?" Disse Sirius terrorizzato. James rifletté attentamente, forse prenderlo a pugni l'avrebbe aiutato a rinsavire.
"Deve passarci sopra prima o poi"
"Non lo posso obbligare e non lo voglio perdere"
"Ma deve aprire gli occhi, da quanto lo aspetti? Anni?"
"Io..."
"Sirius, è una delle poche volte in cui hai il diritto di essere egoista" gli chiarì James, finendo, finalmente le scale e riprendendo fiato.
"Non dovrei chiedere consiglio a te..." Disse Sirius. Si, James l'avrebbe preso a pugni, ma aveva ragione. Lui non era proprio un genio in fatto di appuntamenti.
"Chiedilo a Lily" esclamò, cogliendo di sorpresa perfino sé stesso.
"Cosa?"
"È amica di Remus, non fa casino come me, ha aiutato a fare in modo che vi mettesse insieme..."
"Mh, vedrò"
"Come ved..." ma James non ebbe tempo di protestare
"L'ultimo che arriva in sala comune è un troll" Urlò Sirius, proprio mentre era distratto. Quella era una gara virile di importanza superiore, James relegò l'argomento Remus e si ripromise di affrontarlo in seguito, per poi iniziare a inseguire Sirius e ad apostrofarlo con tutti gli insulti del mondo.

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