Estate 1970, Cokeworth
"Lily, non farlo" Lily e Petunia stavano giocando e dondolando sulle altalene del parchetto a fondo strada. Lily amava le altalene, adorava quella sensazione di vento sulla faccia, si sentiva come se fosse stata sul punto di spiccare il volo...e una volta o due l'aveva fatto davvero. Si spinse in su con decisione e lasciò le catene che collegavano l'asta al sedile dell'altalena e si librò nell'aria.
"la mamma ti ha detto di non farlo" Era Petunia, leggermente spaventata e noiosa come suo solito. Lily non le diede ascolto e atterrò con leggiadria sull'asfalto. "La mamma ha detto che non puoi, Lily" Piagnucolò, ancora, sua sorella, scendendo dall'altalena.
"Ma non mi sono fatta niente" Rise Lily. "Tunia guarda. Guarda cosa so fare" la chiamò ancora, andando a prendere un fiorellino a terra vicino a un cespuglio. Lo strinse in mano e si concentrò. Lasciò andare quella forza che scorreva incessante dentro di lei solo quando Petunia fu vicina. E i petali del fiore iniziarono a ballare e ondeggiare tra le sue mani, aprendosi e chiudendosi.
"Smettila!" Esplose Petunia, balzando indietro. Sembrava più gelosa che spaventata. Lily era sempre stata strana, le era sempre capitate cose assurde. Come la volta in cui era caduta nel fiume ed era rimasta più di cinque minuti sott'acqua senza riportare danni.
"Mica ti fa del male" Scherzò, lei, lasciando cadere il fiore.
"Non è giusto" Sentenziò sua sorella. "Come fai?" le chiese poi, sognante.
"è ovvio no?" Un ragazzino era apparso dal nulla, dai cespugli dietro le ragazze. Petunia scappò via urlando, mentre Lily si voltava sorpresa e fiera.
"Che cosa è ovvio?" Il ragazzino le era familiare. Aveva i capelli unticci e decisamente troppo lunghi, indossava abiti smessi, jeans troppo corti per lui, un orrido cappotto cascante e una strana camicia.
"Io so cosa sei" Sussurrò lui, per non farsi sentire da Petunia. Lily continuò a fissarlo, scettica.
"Cioè?" Chiese, incuriosita.
"Tu sei...sei una strega" balbettò lui, arrossendo un po'. Pareva deluso, ma da cosa?
"Non è una cosa carina da dire!" Saltò su Lily, correndo da sua sorella.
"NO!" Gridò il ragazzo, seguendola. Ora era abbracciata a Petunia, che pareva essersi riscossa appieno. "Lo sei" Decretò lui, convinto. Lily tremò. Già la prendeva in giro per i suoi capelli vermigli, ma darle addirittura della strega...chi si credeva di essere? "Sei una strega. È un po' che ti tengo d'occhio. Ma non c'è niente di male. Anche mia mamma è una strega, e io sono un mago..." era pazzo, decisamente.
"Un mago" Rise, fredda, Petunia, e Lily si sentì un po' meno sola...e anche un po' dispiaciuta. Quello strano ragazzo pareva abbattuto, ora.
"Io so benissimo chi sei. Sei il figlio dei Piton! Abitano giù a Spinner's End, vicino al fiume." Lily trattenne il fiato. Ne aveva sentite di storie su Tobias Piton...si diceva che fosse ubriaco una sera si e l'altra pure... "Perché ci stai spiando?" Chiese, ancora, Petunia.
"Non vi spio" Si spiegò Piton. Lily tirò il fiato. "Non te, comunque. Tu sei una babbana" da quella frase Lily aveva compreso due cose: il figlio dei Piton la stava spiando e aveva decisamente insultato Petunia, anche se non conosceva quella parola, il tono era inequivocabile.
"Lily su andiamo via" Decretò sua sorella. Lily la prese per mano e si lasciò portare via, mentre lo sguardo del ragazzino le perforava la nuca e la inondava di sensi di colpa.
Passarono tre giorni. Tre lunghissimi giorni nei quali lo sguardo nero e senza fine di Severus Piton tormentò tutti i ricordi e i pensieri di Lily. Poi la bambina si decise. Mollò il libro che stava leggendo sul dondolo e corse a dire alla mamma che andava a giocare al parchetto. Ormai poteva andarci da sola, e, poi, Petunia era a casa di una sua amica che non viveva troppo lontano. Al parco, Lily tornò a sedersi sull'altalena, ma non iniziò a dondolare. Aveva sempre fatto cose strane. Teiere che impazzivano al suo passaggio, fiori che volavano, finestre che sparivano e giocattoli che si muovevano da soli erano la normalità, ormai, a casa Evans. E la curiosità la divorava. Quel ragazzo le aveva dato della strega ma, in qualche modo, lei faceva magie. E se avesse avuto ragione?
"Ciao" Le disse una voce alle sue spalle. Lily saltò in piedi e lo vide là, Severus Piton.
"Ciao" Lo salutò, senza guardarlo in faccia.
"Io...non credevo che saresti tornata" ammise, imbarazzato, il ragazzo. Lily levò lo sguardo di scatto.
"Credi davvero che io sia una pazza?" Chiese, arrossendo. Severus la fissò sconvolto.
"No...non è ciò che volevo dire. Tu sei una strega perché sai fare magie" Spiegò, sicuro di sé.
"Hai detto...che le potevi fare anche tu" Mormorò Lily, Severus annuì. E poi il cespuglio più vicino prese fuoco. Lily si spostò, spaventata, verso Severus, poi realizzò che doveva essere stato lui a farlo. Infatti, schioccando le dita, fece tornare tutto normale. Lily si voltò di nuovo a fissarlo negli occhi, e fu il suo turno di arrossire.
"Come facevi a saperlo? Tua mamma è come me?" Chiese, concitata.
"Si" Asserì lui, facendo un timido sorriso. Lily gli sorrise di rimando.
"Ma a casa mia sono solo io che..." Borbottò Lily.
"Gli altri sono babbani" Dichiarò Severus, sicuro di sé.
"Eh?" Chiese Lily, riconoscendo la parola sdegnosa che Severus aveva rivolto a Petunia qualche giorno prima.
"Non-magici...sono normali" Spiegò. Il cuore di Lily si affossò. E quindi lei cos'era? Un mostro?
"E io?" Chiese, giù di corda.
"Tu sei speciale"
Passò un estate intera, e nacque un'amicizia straordinaria. Lily adorava stare ad ascoltare le storie di Severus. Era un ragazzo incompreso, con un padre terribile e una madre sola. Petunia era gelosa, glielo leggeva negli occhi, quindi continuava a dirle cattiverie. A Lily non importava, erano sorelle, nessuno le poteva dividere. All'inizio dell'anno prima un ragazzo cattivo l'aveva presa in giro per i suoi capelli rossi, e Petunia l'aveva difesa, da vera sorella maggiore. Era vanesia, gelosa e spocchiosa, ma era sua sorella e Lily le voleva bene.
Un giorno, sulla riva del fiume, sotto ad un albero che ombreggiava l'acqua scura, Severus aveva preso a parlarle delle leggi nel Mondo magico, e Lily ne era rimasta affascinata.
"...e il Ministero può punirti se fai magie fuori dalla scuola, ti mandano delle lettere" Concluse Severus. Un lampo di paura invase Lily.
"ma io le ho fatte!" protestò, preoccupata.
"Noi siamo a posto. Non abbiamo ancora la bacchetta. Ti lasciano stare, quando sei un bambino e non puoi farci niente. Ma a undici anni cominciano a istruirti e allora devi stare attento" Spiegò, fiero, Severus. Lily raccolse un bastoncino da terra e prese a sventolarlo in aria. Era quasi come se le vedesse, scintille colorate che sprizzavano dalla bacchetta. E, un giorno, avrebbe potuto essere vero.
"è vero no? Non è uno scherzo? Petunia dice che mi racconti delle bugie. Dice che Hogwarts non esiste. È proprio vero?" chiese Lily, preoccupata, lasciando il bastoncino a terra.
"è vero per noi. Non per lei, ma noi riceveremo la lettera, io e te." Disse Severus, tranquillo.
"Sul serio?" Chiese conferma Lily, ansiosa.
"Certo" La rassicurò lui.
"e arriverà davvero con un gufo?" inquisì per la milionesima volta.
"Di solito, ma tu sei figlia di babbani, quindi dovrà venire qualcuno della scuola a spiegarlo ai tuoi genitori" Concluse Severus. Un dubbio atroce pervase la mente di Lily.
"è diverso se si è figli di babbani?" Si informò, ancora.
"No, non è diverso" Rispose lui, dopo aver indugiato per un unico orribile istante.
"Meno male" Rise lei, tranquillizzata.
"Tu hai un sacco di magia. L'ho visto, ti guardavo sempre..." Mormorò Severus, mentre Lily si girava per distendersi a terra, con la faccia rivolta verso le fronde, in controluce.
""Come vanno le cose a casa tua?" Chiese, preoccupata.
"Bene" Rispose lui, fiacco, ma una lucina di speranza invase la ragazzina.
"Non litigano più?" Chiese, felice.
"Oh, si, litigano. Ma fra poco me ne andrò" Dichiarò Severus.
"A tuo papà non piace la magia?" Lily avrebbe tanto voluto poterlo aiutare di più.
"Non gli piace praticamente niente" Borbottò lui. Il modo migliore per aiutarlo, decise Lily, era distrarlo.
"Severus"
"Si?"
"Parlami ancora dei Dissennatori."
"Perché?"
"Se uso la magia fuori dalla scuola..."
"Non ti daranno ai Dissennatori per questo! I Dissennatori sono per chi fa cose veramente brutte. Sono le guardie della prigione magica, Azkaban. Tu non puoi finire ad Azkaban, sei troppo..." Arrossì. Sono troppo? Ogni tanto lo faceva, stava per dirle qualcosa di carino e lasciava la frase a metà. Qualcuno gridò e Petunia cadde va terra, sbucando fuori da dietro l'albero.
"Tunia!" Lily lieta. Li stava spiando, però non aveva mica fatto nulla di troppo male.
"Chi è adesso che spia?" Severus era subito permaloso. "Cosa vuoi?"
"Che cos'è che hai addosso? La camicetta di tua mamma?" Rispose Petunia, rossa per la vergogna. Lily stava per alzarsi e mettersi tra i litiganti, quando un ramo si ruppe e colpì sua sorella, che fuggì in lacrime. Un lampo di rabbia invase Lily.
"Tunia! Sei stato tu?" Chiese a Severus, che arrossì un po'.
"No" Rispose lui, insolente e spaventato.
"Sì, invece, sei stato tu, le hai fatto male..." Lo accusò lei, per poi voltarsi e inseguire Petunia.
"No...no, non sono stato io..." La voce di Severus si perse nel vento, mentre Lily schizzava via, per riprendersi sua sorella.
1 settembre 1971
Il viaggio in treno era stato altalenante. Da una parte, Lily era distrutta. Aveva litigato con Petunia e, per quanto avesse tentato di dare la colpa anche a Sev, sapeva che era tutta sua. Poi, lui era andato a cercarla, l'aveva trascinata via, l'aveva fatta ridere, e il viaggio era diventato magnifico, l'ultimo passo prima dell'avventura.
Ora erano in sala Grande. Era una mensa enorme, col soffitto fatto di candele e stelle, piena di studenti che fissavano il gruppo di undicenni che aspettavano lo smistamento. Lily non sapeva che casa avrebbe preferito, le bastava già essere in un posto così bello, così intriso di magia.
I due teppisti che aveva incontrato sul treno, e che l'avevano tormentata fino all'arrivo in Sala Grande, si erano dovuti dividere. E quello più carino, con degli incredibili occhi castani, sedeva già al tavolo dei Grifondoro. Era stato stranissimo. La professoressa severa con gli occhiali l'aveva chiamato, gli aveva ficcato il cappello in testa e, al grido Grifondoro, la Sala era piombata nel silenzio. Ma a lui non era importato. Raggiante, era balzato in piedi e si era fatto largo verso la sua nuova casa.
"Evans, Lily" Oh, si era lasciata trasportare dai suoi pensieri, toccava già a lei! Corse verso la professoressa e si sedette sullo sgabello. Il Cappello fu posato sul suo capo e gridò non appena sfiorò i suoi capelli vermigli.
"Grifondoro" Lily balzò in piedi e si diresse verso il tavolo pieno di persone urlanti. Sorrideva, felice, uno strano senso di appartenenza l'aveva invasa. A metà strada si voltò. Il suo sguardo intercettò quello di pece di Severus Piton. Gli rivolse un sorrisino triste, che lui ricambiò, poi rivolse la sua attenzione alla tavolata. Eccolo là, occhi grigi, che si spostava per farle spazio. Lily lo evitò. Aveva preso in giro il suo migliore amico, non si poteva fidare di lui. Molti altri si aggiunsero alle fila dei Grifondoro. Tra loro, un certo ragazzo timido e pallido, con tre cicatrici sbiadite sul volto, che si era andato a sedere di fianco a occhi grigi.
"Piton, Severus" Toccava già a Sev? Lily si rizzò sulla panca. E se...
"Serpeverde" Anche lui scattò verso il suo tavolo, e si andò a sedere di fianco a un quindicenne biondo.
Divisi...sarebbero rimasti amici, Lily giurò a sé stessa. Dovevano.
Giugno 1976
"Mi dispiace" Mormorò Severus Piton, a una Lily inflessibile. Erano nel corridoio della Signora Grassa, ed era tardi. I GUFO di Difesa Contro Le Arti oscure erano finiti quella mattina. E con loro erano iniziati i problemi. "Sanguemarcio" rimbombò nella testa di Lily. Si strinse la vestaglia intorno al corpo e scrutò Severus.
"Non mi interessa" Disse lei. invece le interessava. Eccome. Erano amici da anni, erano rimasti vicini, lei l'aveva sostenuto, protetto, aiutato. E lui si era scelto amici terribili e l'aveva insultata.
"Mi dispiace!" Urlò, disperato. Non si può piangere sul latte versato.
"Risparmia il fiato" Disse lei, secca. "Sono uscita solo perché Mary mi ha detto che minacciavi di dormire qui"
"L'avrei fatto, non volevo chiamarti Sanguemarcio mi è..." Mormorò il bugiardo.
"Scappato?" Disse lei, sarcastica. "Troppo tardi ti ho giustificato per anni. Nessuno dei miei amici riesce a capire come mai ti rivolgo la parola. Tu e i tuoi cari Mangiamorte...vedi, non lo neghi nemmeno! Non neghi nemmeno quello che volete diventare! Non vedi l'ora di unirti a TU-Sai-Chi, vero?" lo accusò. Lui abbassò il capo e non negò. Le lacrime ora premevano per uscire, ma Lily non voleva piangere. Non davanti a lui. "Non posso più fingere, tu hai scelto la tua strada, io la mia" Decretò, infine.
"No...senti, io non volevo..." Provò ancora lui.
"...chiamarmi Sanguemarcio? Ma chiami così tutti quelli come me, Severus, perché io dovrei essere diversa?" Gli rivolse un ultimo sguardo sprezzante, poi si infilò nel buco del ritratto. Solo allora si accasciò contro il muro e scoppiò in lacrime. L'aveva perso, per sempre.
Febbraio 1978
"Lily..." Mormorò James.
"Si?" Chiese lei, intristita.
"Mi dispiace" Borbottò James.
"Anche a me" Concluse lei. sapeva cosa intendeva. Gli dispiaceva vederla star male così, ma non avrebbe perdonato Severus. James era fatto così. E poi le passò un braccio sulle spalle.
"Vieni, fa freddissimo. Se va bene Sirius è andato a prendere delle cioccolate calde..." Disse, imbarazzato. Lily gli sorrise. Distrai chi sta male, quasi un motto di vita.
"Andiamo"
STAI LEGGENDO
I Malandrini & Co.
FanfictionL'anno scolastico 1976-1977 alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è appena cominciato, e i suoi studenti non possono che giurare solennemente di non avere buone intenzioni. Gli equilibri instabili nelle relazioni dei ragazzi hanno iniziato...
