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Sabato finalmente arrivó e io mi apprestai a prepararmi per uscire con la bionda.
«Hai un appuntamento?» chiese mia madre, mentre sorrideva compiaciuta guardandomi vestito bene per una volta.
«Sí, mamma. Esco con Willow» annunciai e lei annuí felice.
«Fai il bravo e non tornare tardi» mi salutó dandomi un bacio sulla guancia prima di uscire e salire sulla macchina.
Guidai fino ad arrivare a casa della bionda e parcheggiai la macchina lí fuori per poi suonare il campanello.
«Dylan! Prego entra» la ragazza mi fece accomodare con un delizioso vestitino rosa, quello che le avevo regalato io.
«Stavo finendo di fare la pizza, siediti pure sul divano che ci guardiamo un film» mi propose e io feci come mi chiese.
Pochi minuti dopo si sedette vicino a me e mise su un film romantico, uno di quelli che piacevano a lei classici, tipo nothing hill.
Mangiammo la pizza e poi la ragazza allungó la mano verso la mia, facendo intrecciare le dita.
Pensai fosse una casualità, perciò non ci feci molto caso, fino a quando inizió a posarsi con la testa alla mia spalla.
Quando lo faceva voleva che la coccolassi, perciò le misi un braccio intorno alla spalla e con l'altra mano le accarezzai i capelli, fino a quando si giro verso di me.
Le nostre labbra erano vicine e io non resistetti più e le feci unire con le sue in un bacio dolce, mentre lei mi toccava il braccio e me lo accarezzava.
«Oh, Dylan... Mi sei mancato» sussurrò accarezzandomi i capelli.
Pendevo dalle sue labbra, decisamente, e lei lo sapeva benissimo.
Si sciolse la coda e il mio cuore iniziò a battere all'impazzata, perché quel segno significava che era pronta.
La trascinai sopra di me e la baciai di nuovo. Ero innamorato di lei, quando si è innamorati non si smette mai di credere che quella sia la persona della tua vita.
«Portami di sopra» sussurrò arrossendo leggermente, mentre mi abbracciava.
Era quello che apprezzavo di lei, mi sembrava di dovermi prendere cura di un piccolo batuffolo. Scarlett era l'opposto, era un uragano, era indipendente, era forte, ti metteva in soggezione, non finivi mai di scoprirla.
Non si potevano fare paragoni tra due opposti.
La portai al piano di sopra come chiesto e mi trovai qualche candela accesa ad aspettarmi.
Posai la ragazza sul letto e tornai a baciarla. Era ciò che sognavo da quasi sei mesi.
«Tu non hai idea di quanto io ti ami, Willow» annunciai accarezzandole una coscia mentre lei mi guardava dolcemente.
«Tu non hai idea di quanto mi sei mancato, invece» disse lei mentre mi slacciava i bottoni della camicia. La mia erezione stava molto probabilmente premendo contro la sua gamba, nonostante lei non osó dire nulla.
«Vuoi farlo con me?» chiesi e lei annuí mandandomi fuori di testa con un semplice movimento.
Senza farmelo dire due volte le alzai il vestito, lasciandola in intimo. Mi sfilai la camicia e mi tolsi i pantaloni.
La toccai come se fosse la prima volta, non potevo crederci. Il suo corpo di nuovo mio.
Le sfilai il reggiseno e lei allungó la mano per spegnere la luce, lasciandoci nella penombra delle candele.
Willow era fatta così, doveva rendere ogni momento magico, infatti non mi stupí la radio che trasmetteva Apologize di Timbaland con un volume molto basso.
Sfilai anche i suoi slip e lei fece un sussulto quando sfiorai la sua intimità con le dita.
Mi sfilai i boxer, mi misi un preservativo e mi sdraiai sopra di lei.
Ci guardammo per qualche secondo, fino a quando entrai in lei, quella ragazza con la carne così calda e dolce che emise un gemito.
Una volta finito tutto, posai la testa vicino alla sua mentre la stringevo tra le mie braccia.
«Ti voglio bene, Dylan» mi confessò, bella merda.
Stetti zitto, cosa avrei dovuto dirle? Però in quel momento il mio pensiero andò a Scarlett.
Farlo con Scarlett mi dava decisamente più soddisfazione e mi divertivo di più ad essere zittito dalla ragazza che prendeva il controllo.
|Scarlett's point of view|
«Versamene ancora un po'!» strillai a Logan mentre rideva come un idiota.
Ero completamente ubriaca, stranamente.
«Non posso, Dylan mi uccide!» urlò di rimando, ma Dylan non era mio padre.
Afferrai Justin, il ragazzo con il quale stavo flirtando e lo portai in una delle stanze di Logan.
«Fai piano! Altrimenti ci sentono!» dissi mentre lui ridacchiava ubriaco.
«Tranquilla, Scarlett. Non ci sente nessuno con tutta questa musica» annunció accarezzandomi il viso prima di spingermi sul materasso.
«Due anni fa mi sembravi un tipo tutto timidino» lo provocai, mentre lui mi iniziava a baciare il collo.
«Anche tu eri timidina, guardati ora» ribatté infilando una mano sotto il mio vestito.
Io e Justin ci conoscevamo dalle elementari, era sempre stato un tipo sulle sue, a volte mi parlava e mi aiutava in matematica.
«Zitto» lo zittii mentre la sua mano saliva lungo la coscia.
Ridevo come una scema, non era affatto divertente e continuavo a pensare a Dylan. Mi mancava e senza di lui non ci si divertiva tanto.
Poi quel Justin aveva le mani che puzzavano di alcool e mi veniva il volta stomaco.