Venticinque - È Questo Il Tuo Posto

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Derek si sveglia di soprassalto spaventato. Odia dormire, specialmente dopo serate come quella, ma ne aveva bisogno per poter guarire dalle ferite inferte dal nemico. Si mette a sedere e si asciuga la fronte sudata. Comincia a fare respiri profondi e un profumo familiare lo colpisce lasciandolo come stordito. Si alza, cerca la maglia ma non la trova: in realtà si è limitato ad allungare la mano e, quando non l'ha trovata, ha preferito seguire l'odore che ha sentito piuttosto di perdere tempo a cercare un inutile pezzo di stoffa. Derek arriva in cucina e quello che vede gli fa mancare il fiato: Stiles è seduto sul bancone della cucina, addosso solo i boxer e la sua maglia, che sorseggia il caffè come se quello fosse sempre stato il suo posto. E, a conti fatti, un po' è così. Se ci pensa, Derek non ricorda quando è stata l'ultima volta che lo ha trovato lì ma ricorda benissimo l'ultima volta che si sono parlati. Anzi, l'ultima volta che si sono urlati addosso, quando Stiles se ne era andato dicendogli che, almeno quella volta, sarebbe stato lui a lasciarlo indietro. Eppure non aveva esitato a tornare non appena aveva saputo che era in pericolo. E a Derek, anche se non lo ammetterà mai, gli si era stretto lo stomaco. Esattamente come ora, a vederlo lì. Il suo lupo prende il sopravvento, si avvicina e lo abbraccia sfregando il naso nella piega del suo collo. Inspira forte il suo odore di caramello e caffè, quel suo odore così familiare che gli era mancato così tanto. Appena Derek si rende conto di ciò che ha fatto, si immobilizza in attesa di una reazione di Stiles. Stiles che resta fermo mentre il suo cuore batte all'impazzata. Stiles che, dopo qualche istante, si rilassa un po', appoggia la tazza al bancone e ricambia l'abbraccio di Derek accarezzandogli piano i capelli. "Mi sei mancato, ragazzino."

Stiles lo stringe un po' di più. "Sei stato tu a cacciarmi, a non darmi un motivo per restare" risponde.

Ma non è arrabbiato, Derek lo sente chiaramente. "Stiles io non potevo e non volevo chiederti niente. E ancora adesso non lo voglio. Vorrei che tu facessi solo quello che ti senti di fare. E che mettessi davanti la tua vita a me."

"Der ma tu sei la mia vita! Ho messo letteralmente mezza America tra di noi ma, nonostante questo, non ho esitato a lasciare tutto e venire qua appena ho saputo che ne avevi bisogno. E nemmeno da te."

Derek gli accarezza una guancia. Per un istante teme che il ragazzo si scosti ma poi Stiles gli si appoggia contro. "Potevo cavarmela benissimo da solo. Ma sono felice che tu sia qui."

"E io sono felice di essere qui."

Derek vorrebbe davvero, davvero baciarlo ma ha paura di rovinare di nuovo tutto. Che poi nemmeno sa cosa potrebbe rovinare dal momento che non sono più nulla, e per colpa sua. "Smettila di pensare a queste brutte cose" dice Stiles baciandolo.

È un bacio lento, profondo, che sa di casa. E, finalmente, Derek ha come l'impressione che tutto si stia rimettendo al posto giusto. Stiles gli passa le mani sul petto nudo. "Voglio fare l'amore con te, Der. Ma, questa volta, vorrei svegliarmi con te e avere la certezza che non mi caccerai via."

Razionalmente Derek sa che è una follia, che permettergli di restare al suo fianco vorrebbe dire metterlo in pericolo se non addirittura farlo uccidere ma il suo lupo ulula disperato la sua promessa. Derek lo afferra dal sedere e lo solleva mentre le gambe di Stiles gli avvolgono perfettamente i fianchi. Lo porta in camera e lo adagia al centro del letto, esattamente dove dovrebbe sempre stare. Stiles ha uno strano sguardo, un misto tra timore ed eccitazione che manda Derek su di giri. Riprende a baciarlo come se avessero tutto il tempo del mondo e Derek spera davvero che sua così: è da così tanto tempo che non sente la pelle di Stiles sotto le sue dita, eppure, è come se non se ne fosse mai andato. "È questo il tuo posto" gli sussurra.

"Dimostramelo" lo sfida Stiles, il timore ora sparito.

Derek lo spoglia strappandogli la maglia di dosso e lacerandogli i boxer. Lo sente fremere ma non c'è traccia di paura nel suo odore e questo spinge Derek ad essere ancora più impetuoso. Lo prepara usando lingua e dita fino a quando Stiles non è un ammasso di preghiere e gemiti. Lo guarda spalancare oscenamente le gambe solo per lui e si trova a pensare che farebbe qualsiasi cosa per il suo ragazzino. "Scopami" lo implora.

"Perché dovrei?" gli domanda Derek ruotando le dita dentro di lui.

Stiles inarca la schiena. "Perché questo è il mio posto, nel tuo letto, con te."

E per Derek è abbastanza. Entra in lui e comincia a muoversi velocemente mordendo e succhiando il collo di Stiles, lasciandogli vistosi segni: forse il ragazzo sa di appartenergli ma vuole che anche tutto il mondo lo sappia. Stiles reclina il collo all'indietro per permettere al mannaro di continuare a marchiarlo e Derek sente chiaramente il suo lupo uggiolare di felicità. Nemmeno si accorge di venire, troppo preso a studiare le emozioni che provengono da Stiles. Stiles che si riversa tra i loro stomaci subito dopo e se lo trascina addosso. Derek si lascia cadere ma qualcosa in lui lo fa irrigidire: il suo membro si sta gonfiando. Il panico lo assale: ha sentito parlare spesso del knot ma non lo aveva mai sperimentato. In un primo momento l'istinto gli aveva suggerito di sfilarsi da Stiles ma poi aveva sentito le ondate di dolore provenire dal ragazzo e lui era diventato più importante di ogni altra cosa. "Mi-mi dispiace. Ti fa male?"

Stiles ha gli occhi lucidi ma sorride dolcemente e gli accarezza una guancia. "Sei tu, ora passa."

E Derek si rende conto di amarlo come non ha mai amato nessuno. "Ti amo così tanto."

Il cuore di Stiles perde un battito, Derek lo sente chiaramente, così come sente chiaramente l'odore delle lacrime di felicità mischiarsi a quelle di dolore. Derek ribalta le posizioni e appoggia le mani sulla schiena di Stiles, assorbendogli il dolore. "Dovrebbe sgonfiarsi presto, basta che restiamo fermi" gli dice cercando di pensare a ciò che aveva letto sul knot.

Stiles resta fermo qualche minuto prima, giusto il tempo di non sentire troppo dolore, prima di fare un sorriso birichino. "Sarebbe proprio uno spreco non utilizzarlo" sussurra dondolandosi appena.

Derek pensa di non aver mai provato così tanto piacere: sente le pareti interne di Stiles avvolgerlo come a volerlo risucchiare ancora più dentro al corpo di Stiles. Lo vede continuare a muoversi sopra di lui, la testa reclinata all'indietro in un chiaro invito. Con un colpo di reni Derek si mette a sedere e affonda i denti nella carne tenera di Stiles marchiandolo e venendo piantato in lui. Stiles urla, urla con tutto il fiato che ha in gola riversandosi tra i loro stomaci per poi perderei i sensi. Derek lo avvolge tra le sue braccia e lo tiene stretto fino a quando il knot si sgonfia. Stiles ancora non si è svegliato e Derek comincia ad andare un po' in panico: ha esagerato, lo ha marchiato e, ora, sembra non riprendersi più. Ha il respiro regolare ed è ancora tutto sporco. Derek si alza, prende un asciugamano umido e lo pulisce dai residui di spera e sangue. Vorrebbe lasciarlo così, nudo tra le sue lenzuola, ma sa che dovranno parlare. Gli infila un paio di suoi boxer e anche una sua maglia e lo avvolge tra le coperte. Si stende al suo fianco e lo osserva dormire. "Mi stai osservando" biascica Stiles aprendo un occhio.

"Sei bellissimo" risponde Derek.

"Pensavo di aver sognato. E, invece, sono proprio nel tuo letto."

"È questo il tuo posto."

Stiles sorride accarezzandosi il collo dove c'è il segno del marchio. "Lo hai fatto, lo hai fatto davvero."

Derek lo sfiora a sua volta: era stata quella la causa del loro litigio, il rifiuto di Derek di marchiare Stiles nonostante il suo lupo ne sentisse la necessità. Derek aveva cominciato a sentirsi debole e irrequieto ma aveva avuto paura di cosa poteva significare legare Stiles a sé in maniera così totale. Eppure, dopo averlo fatto, gli sembrava la cosa più naturale del mondo. "L'ho fatto davvero."

"E come stai?" gli domanda accarezzandogli una guancia.

Derek gli prende la mano e gli bacia il palmo. "Non mi sono mai sentito così completo" ammette. "E mi dispiace averci messo così tanto per rendermi conto che è più facile tentare di tenerti al sicuro piuttosto che vivere senza di te."

"Non importa quanto tempo ci hai messo. Siamo qui, insieme."

"Il mio ragazzino."

"Il mio lupone."

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