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E s'alza un vento tiepido d'amore
Di vero amore
Lucio Battisti

Le settimane seguenti erano state particolari.
Erano state intense, e piene di emozioni nuove che faticavo ancora a credere di poter provare davvero. Erano state settimane miste tra sorrisi, pianti di gioia e nuove paure, ma erano state anche settimane di mille giri e commissioni.

Una volta detto a Paulo della gravidanza era letteralmente impazzito. Per prima cosa aveva chiamato Alvaro, che era stato il primo a cui lo aveva detto come io ad Alice, e si era fatto dare indicazioni sulla ginecologa che aveva seguito Alice per Edoardo. Quando questo gli aveva detto che era a Madrid, Paulo aveva anche provato a ideare possibili viaggi in Spagna, ma lo avevo fermato. Avevo spiegato a Paulo che non potevamo volare da Torino a Madrid ogni volta, e che serviva qualcuno di riferimento vicino a noi.
Avevo quindi chiamato io stessa Alice, e mi ero fatta dare il nome di una dottoressa di Torino. Avevo quindi prenotato la prima ecografia per il venti di luglio, e Paulo ne era stato felice e si era sentito più rilassato.

I miei e Nathan sarebbero arrivati a Torino il ventisei di luglio, e Alicia il venticinque, insieme a Romèo, Valerie,  ma anche Dolores, Lautaro, Mariano, Gustavo e Romina. Paulo il giorno seguente aveva detto a sua madre che aveva una cosa importante da dire alla famiglia, e io avevo chiesto ai miei di venire tutti quanti, compresi i miei fratelli. Per i nonni non avevo potuto fare molto, e avevo preferito chiamare nonna Agnes in videochiamata la sera stessa, insieme a Paulo. Julien, che era a casa loro, si era aggiunto alla chiamata insieme a nonno Franco, e quindi, dopo aver supplicato tutti e tre di mantenere un silenzio tombale sulla faccenda, avevo detto loro tutto.
Erano stati i primi, dopo Alvaro e Alice e Samuele a sapere il nostro nuovo piccolo segreto.
Samuele poi era ripartito il diciannove di luglio, per tornare a casa.

Paulo era diventato iperprotettivo. Mi impediva di muovere anche solo un dito, ma viveva i suoi giorni sorridendo, e toccandomi la pancia ancora invisibile.
Il venti luglio mattina ci eravamo alzati con la consapevolezza che quella visita avrebbe sconvolto per sempre le nostre esistenze, in bene o in male.
Non avevo paura. O meglio, non avevo paura della faccenda in sé, ma di possibili problemi del bambino.

Avevo indossato una maglia comoda quella mattina e un pantalone della tuta con le scarpe da ginnastica, e Paulo aveva fatto lo stesso.
Arrivati allo studio della dottoressa avevamo aspettato qualche minuto seduti sulle sedie della sala d'attesa, con l'ansia alle stelle e la consapevolezza che, se i nostri calcoli erano esatti, la gravidanza era già bella che avviata da un po'.
Se le cose erano andate come avevamo immaginato noi, il tutto in realtà risaliva a fine maggio, il giorno prima che Paulo partisse per Madrid per raggiungere suo fratello.
In pratica, non mi ero accorta di nulla per due mesi abbondanti.

Avevo però iniziato a notare, in quei cinque giorni, la mia pancia più rotonda.
-Secondo te è normale che i jeans mi stiano così stretti?- avevo chiesto ad Alice il giorno prima.
-Non lo so, dipende dal bambino. A volte crescono più, a volte meno. Vedrai che domani ti dirà la dottoressa.- mi aveva risposto lei.

Quando io e Paulo eravamo entrati nella sala, la dottoressa ci era sembrata da subito alla mano, e molto solare e ben disposta. Le avevo spiegato quindi le varie circostanze in cui tutto era avvenuto, ovvero circa due mesi prima, con successivi voli in aereo, feste e cambi d'orario che non mi avevano poi fatto pensare a ciò che in realtà poteva star accadendo.
Lei mi aveva chiesto quindi la data dell'ultimo ciclo, risalente al ventinove di aprile. Aveva quindi detto che, contando i mesi, io e Paulo stavamo per entrare nel terzo.

Mi aveva quindi fatta accomodare sul lettino, e io avevo scoperto la pancia. Paulo si era seduto vicino a me, e poi la dottoressa mi aveva spremuto il gel freddo sull'addome, prima di spegnere le luci. A quel punto, aveva posato l'ecografo sul gel, e aveva iniziato a muoverlo, fino ad inquadrare bene la situazione.

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