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We keep this love in a photograph
We made these memories for ourselves
Ed Sheeran

Controllai l'orario sul pannello luminoso in alto a destra sul muro. Le otto e quarantacinque. Paulo sarebbe uscito da quell'edificio entro pochi minuti.
Lo guardai da lontano, intento a parlare con i nuovi dirigenti e con quello che avevo capito essere lo speaker.

Sistemai meglio Alba in braccio a me. Stava iniziando a diventare pesante, e la mia schiena mi avrebbe abbandonato a breve, ma nel passeggino non voleva stare. Alma era uguale, e nel frattempo stava spaccando la schiena di Lautaro, che si divertiva, di tanto in tanto, a farla volare in aria, e a farla ballare qua e là a ritmo di una musica che sapeva solo lui. Ma lei rideva, e stava tranquilla, e quello era l'importante.

Alba se ne stava tra le mie braccia, con il suo ciuccio rosso in bocca, intenta a squadrare la situazione che la circondava.
Paulo quel pomeriggio si era preparato e aveva voluto occuparsi anche delle bambine, e per la serata le aveva vestite entrambe con la sua nuova maglia. Dire che facesse strano vederle in altri colori era dire poco. Faceva soprattutto strano vedere Paulo in altri colori.

La settimana passata era stata una delle più stressanti della mia vita.
Eravamo rientrati a Torino sullo stesso volo di Paul. Il viaggio era stato qualcosa di incredibilmente triste e stressante. Paulo era consapevole che, arrivati all'aeroporto, non era lui che avrebbero accolto a braccia aperte, ma Paul, che invece tornava a casa.
La realtà era che Paulo lì per lì avrebbe voluto solo stare due ore stretto a me, senza nessuno intorno, per sfogarsi un po'. La situazione era stata ben diversa.
Alma aveva iniziato a strillare come un'impossessata dopo la prima mezz'ora di volo, probabilmente per l'effetto del cambio di pressione. Avevo dato ad entrambe il ciuccio, come mi aveva consigliato il pediatra prima di partire per Miami, ma mentre Alba era rimasta calma in braccio a Paulo, Alma aveva iniziato a sputare e riprendere il ciuccio in continuazione, annullando del tutto le mie intenzioni.
Avevo cercato di distrarla in mille modi diversi, ma niente l'aveva fermata dal far agitare anche Alba, che dopo poco, aveva pensato probabilmente di essere rimasta indietro. Nel dubbio, era scoppiata a piangere anche lei.

Arrivati a Torino quindi avevamo dovuto aspettare che Paul scendesse dall'aereo e che la folla presente lì intorno si disperdesse, prima di poter scendere anche noi.
Paulo si era innervosito parecchio, soprattutto quando poi, tornati finalmente a casa, aveva dovuto litigare con l'allarme.

Una volta sistemati i cani, che non vedevamo da un po', addormentate le bambine e portate le valigie in casa ci eravamo buttati sul letto, e ci eravamo stretti l'uno all'altro. Poi eravamo crollati come due sassi, con i nervi alle stelle e una malinconia non indifferente.

I giorni seguenti li avevamo passati a casa, tra un allenamento e l'altro di Paulo con un personal trainer, una passeggiata al parco vicino casa con i cani e le bambine, e qualche visita a casa.
Paulo aveva preferito non farsi vedere più di tanto in giro per la città, e per questo, due giorni dopo il nostro ritorno, lo zio Dusan era venuto a salutare le sue amatissime nipotine acquisite, che nonostante non lo vedessero da almeno due mesi, non gli avevano di certo risparmiato due sorrisoni sdentati.

Avevo quindi visto Anne e Matt, che stavano ormai valutando Monaco.
-Siete sicuri?- gli avevo chiesto, e Paulo con me.
-Ci ho messo un mese a prendere una decisione, ma ho bisogno di maggiori stimoli, e per ora, per quanto mi riguarda, questo conta più di tutto ciò che ho vissuto qui. Non rinnego nulla, ma ho bisogno di fare un salto in avanti.- aveva risposto Matt, con il tono di uno che ci aveva messo forse più di un mese a decidere.
-Vorrà dire che avremo modo di vedere Monaco, e chissà quale altra città.- aveva quindi detto Paulo, mettendo su un sorriso sincero.

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