Che ne è stato delle frasi ci sarò comunque vada?
A che servono gli incroci se poi ognuno ha la sua strada
Emma
Il ventuno marzo mattina alle cinque i miei occhi erano già spalancati. Alma e Alba ci avevano fatto passare una delle notti più burrascose dall'inizio della nostra nuova vita da genitori, ed erano passati ormai due mesi dalla loro nascita. Erano bambine tranquille di indole, ma quella notte si erano agitate parecchio, percependo probabilmente la tensione che provavamo io e il loro papà.
Non le biasimavo. Io e Paulo ci eravamo stretti tutta la notte l'uno all'altro, senza riuscire a chiudere minimamente occhio.
Gli avevo tenuto la mano, e lo avevo accarezzato sulla fronte e stretto forte quando lo avevo sentito girarsi e rigirarsi.
Alle tre, quando Alma si era svegliata strillando a gran voce, in attesa del suo latte, Paulo si era alzato con me, ed era andato lui stesso in cucina a prepararle un biberon con il latte, che aveva portato in camera insieme a due tazze fumanti con la camomilla, che serviva decisamente a entrambi. Aveva poi preso lui stesso in braccio la piccola per farla mangiare, e l'aveva cullata lui per i seguenti dieci minuti per farle fare il ruttino e farla poi riaddormentare. Peccato che dopo tre secondi si fosse svegliata Alba, e che avessimo ricominciato da capo.
Guardai le bambine agitarsi ancora nella culla. Non era servito a nulla metterle a dormire in mezzo a noi, e anzi, si erano messe a piangere ancora di più, tanto che a me era toccato cullarle nuovamente dopo mezz'ora e cercare di far prendere loro il ciuccio.
Ad un certo punto, quando Paulo aveva preso sonno insieme ad Alma, eravamo rimaste io e Alba sveglie, intente a muoverci nella stanza. Si era finalmente addormentata dopo qualche minuto, e io avevo tirato un sospiro di sollievo.
L'avevo quindi posata nella culla, ma dopo poco si era svegliata ancora, e poi ancora. Ogni trenta minuti circa si svegliavano a turno, uno tra me e Paulo le cullava e poi si ricominciava da capo. Un incubo, che speravo si potesse concludere con buone notizie.
I mesi trascorsi per il rinnovo del contratto di Paulo erano stati duri. Paulo conosceva quelli che erano i suoi punti di forza, e piano piano aveva imparato a conoscere anche le sue debolezze, ma conosceva anche il suo valore, e aveva sempre preteso un certo rispetto che non poteva e non doveva essergli negato.
Era assurdo pensare come la società si fosse tirata indietro dopo un accordo già preso, e avevo visto Paulo in condizioni pessime dopo quel periodo.
Paulo aveva tirato un po' la corda consapevole di poterselo permettere. Era stato un giocatore importante per la squadra, nonostante degli stop recenti, e voleva che la società che lo aveva cresciuto riconoscesse le sue qualità.
La società e Paulo avevano cambiato idea talmente tante volte da farmi impazzire.
Però quel ventuno marzo, quel lunedì dal tempo poco stabile, era arrivato il momento di chiudere quella sfiancante trattativa. E Paulo lo sapeva in cuor suo, quello che voleva.
Non aveva intenzione di girarci troppo intorno. Amava quei colori che vestiva con orgoglio da sette anni e amava quello stemma che portava sul petto. Amava il numero sulle sue spalle, simbolo di tanti altri prima di lui che avevano fatto la storia, come l'aveva scritta anche lui, anche se faticava ad ammetterlo.
Paulo era bianconero, così come il mondo che lo circondava. Amava i valori che una società del genere imponeva, e amava la vita che quei colori gli avevano permesso di avere.
Amava Torino e i suoi tifosi, che portava sempre nel suo cuore a strisce.
Dall'arrivo del nuovo attaccante dalla viola poi Paulo era più solare. Sapevo che stavano lavorando bene insieme, e avevo capito quanto Paulo fosse ottimista sul suo futuro da come tornava a casa ogni giorno dagli allenamenti. Dusan era stato una marea di volte a casa nostra già dal suo arrivo in città, anche dopo la nascita delle gemelle. Paulo gli aveva fatto tenere in braccio le bambine la prima volta che Dusan le aveva viste, e lo faceva con pochi. Poi la volta dopo aveva dato il latte ad Alma, che sorrideva ogni volta che sentiva la sua voce. Paulo poi mi aveva confessato di quanto volesse che proprio Dusan fosse il padrino di una delle due.
STAI LEGGENDO
Million Reasons||P.D.
FanfictionTERMINATA Può un viaggio tra amici cambiare il destino di due persone che non si sono mai conosciute? Madeleine, per gli amici Maddie, è una ragazza italo-francese proveniente da un piccolo paesino di collina, che vive nella sua splendida Roma. La...
