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Lara

Quel pomeriggio tornai a casa da JJ, grazie al passaggio di Barry.
Non volevo che nessuno mi vedesse in questo stato, ma non vedevo alternativa.
Senza bussare, aprii la porta.
Pope e JJ erano in cucina.
Appena entrai, si girarono entrambi verso di me.
JJ si avvicinò subito, con una faccia stranita.
«Lara? Va tutto bene?»
No cazzo.
A parte la ferita alla schiena che pulsava, e che presto diventerà un enorme livido, la mia testa era un casino.
I miei occhi erano gonfi e rossi, così come il mio viso.
Alzai lo sguardo verso Pope, che non proferiva parola ma mi guardava e basta.
«Sono solo stanca»
Mentii.
JJ mi mise una mano sulla fronte.
«JJ ho solo bisogno di dormire»
Lo dissi con voce tremante, che non potevo controllare.
«Lara, devi dirmi qualcosa?»
Pope uscì da lì, per lasciarci soli, mentre io e JJ ci guardavamo intensamente.
Anzi, lui cercava di analizzarmi.
Feci no con la testa, e avanzai, dandogli le spalle.
«Devo dormire, tra tre ore devo lavorare»
Tornò difronte a me e prese le mani nelle sue.
«Io lo so che è successo qualcosa. So anche che sei una persona riservata. Ma se succede qualcosa di grave, Lara, me lo devi dire. Siamo gemelli, lo capto quando stai male»
Abbassai lo sguardo.
Non sapevo che dire.
Mi sentivo una nullità in quel momento.
Una totale nullità.

~~~

Il giorno successivo, di sera, mi trovavo al Golden Cup.
Indossavo una minigonna di jeans a vita bassa, e un crop top bianco con il logo del locale con lo scollo a V. Sulla schiena si vedeva il livido, che però cercavo di coprire abbassando la maglietta.
L'ematoma era enorme, nero e violaceo. Ma soprattutto, faceva male.
Mi diressi ad un tavolo, per prendere l'ordinazione.
«Buonasera, pronti per ordinare?»
Alzai lo sguardo dal taccuino al tavolo.
C'erano Topper, Alex, Dave e Kelce.
Deglutii.
«Ciao Lara» Disse Top.
«Volete ordinare?» Ignorai i loro saluti.
«Facciamo birra e shottini di tequila per tutti, bellissima» Disse Alex.
Scrissi il più velocemente possibile gli ordini e andai a segnarli a Steven, il barista di turno.
Nel frattempo, presi altre ordinazioni, e poi, quando la loro era pronta per essere servita, mi recai al loro tavolo.
Presi ogni birra e la consegnai ai ragazzi quando proprio in quel momento, il campanello della porta d'entrata, suonò.
Non era la prima volta, però in quel momento, mi girai verso la porta.
Nel suo metro e novanta, sull'uscio c'era Rafe fottuto Cameron. Che si guardava intorno, forse per cercare il suo tavolo.
Distratta, feci cadere una birra a terra, richiamando l'attenzione di tutti.
Guardai il casino che avevo creato: pezzi di vetro rotti sparsi per il pavimento, e il liquido versato addosso a Topper, che si alzò subito dalla sedia.
Non riuscivo a dire una parola.
Mentre Top mi diceva qualcosa, io non capivo niente. Rimossi il grembiule attaccato in vita, lo gettai a terra, e in ginocchio sul pavimento, cercavo di tamponare la birra.
Deborah, un'altra cameriera, era venuta in soccorso vedendomi agitata.
Non sapevo cosa fare.
Ero nel panico.
Mi alzai.
«Topper...uh...mi dispiace, io-io non »
Mi mise una mano sulla spalla.
«Lara, sono cose che capitano. Sta tranquilla»
Invece di guardare me, notai che guardava sopra la mia testa. Mi girai e lo vidi con la coda dell'occhio.
Cercai di mandare giù il groppo che avevo in gola.
«V-vado a prendere un altra birra. Scusate di nuovo, torno subito.»
Camminai a passo spedito fuori la porta sul retro, e chiudendola, mi sedetti a terra.
Avevo bisogno di aria.
Mi accesi una mezza sigaretta che prima non avevo finito.
Mi venne improvvisamente da piangere. Non potevo lasciare il posto di lavoro. So benissimo che David mi avrebbe licenziata. Era una persona onesta, si, ma anche abbastanza severa se ce n'era bisogno. E di certo, se me ne fossi andata due ore prima del termine del mio turno, si sarebbe incazzato.
Finii la sigaretta e presi coraggio.
Non devo temerlo.
Non devo avere paura.
Tornai nel locale. Guardai il tavolo e c'era un posto in più, che Rafe occupava.
Deborah stava passando il mocio sotto al loro tavolo. Io andai in cucina, presi una birra e tornai al tavolo. La servii a Topper, sorridendogli.
«Grazie»
«Top, per caso vuoi una maglia del locale? Hai la camicia bagnata»
«No, non ti preoccupare»
Annuii e gli sorrisi.
Sentii la schiena bruciare quando mi girai e tornai al bancone. Sapevo che mi stesse guardando.
Sapevo anche che sicuramente avrebbe voluto ordinare.
Sussurrai a Deborah di continuare l'ordinazione al tavolo nove (il loro) ma rifiutò dicendo che era già piena.
Incazzata, tornai al tavolo, col taccuino.
«Volete ordinare altro oltre ai quattro shottini in arrivo?»
Non osai alzare lo sguardo.
«Rafe fatti una birra ghiacciata» Gli disse Dave.
Lui si alzò dalla sedia.
«Sto bene così. Me ne vado»
Si girò, e senza aggiungere nient'altro, se ne andò.
«Che gli prende?» Tenta Top.
«Kelce, forse è la tua presenza a urtare i suoi sentimenti» Alex prende in giro Kelce.
«Tutta colpa sua» Kelce mi sta indicando.
«Hai problemi? Vuoi che ti cacci a calci in culo oppure starai zitto e ti godrai gli shottini?»
Tutti urlarono "shottini".
«Bene»
Presi il taccuino dal tavolo.
Girai i tacchi e servii il resto dell'ordinazione.

Reflections - Rafe CameronDove le storie prendono vita. Scoprilo ora