Rafe
La voce gracchiante dell'uomo francese dall'altra parte del telefono mi metteva i nervi a fior di pelle. Parlava troppo lentamente, come se ogni sillaba fosse un favore che mi stesse facendo. E il prezzo che proponeva per la croce? Un insulto. Oro massiccio, intarsiata a mano, secolare. Quella croce valeva dieci volte di più di quanto voleva offrirmi. E lo sapeva. Bastardo.
«Monsieur Cameron, je vous fais une offre honnête. Trois cent mille dollars. C'est raisonnable.»
Serravo la mascella mentre passeggiavo avanti e indietro nel salotto vuoto, le tapparelle ancora abbassate nonostante fosse pomeriggio inoltrato. «Raisonnable un cazzo,» sibilai a denti stretti, coprendo il microfono del telefono. La mia pazienza era appesa a un filo. In quella mansion silenziosa, con l'eco dei miei passi e l'odore costante di sigari stantii, tutto mi sembrava amplificato.
Proprio mentre stavo per rispondere con un rifiuto definitivo, la porta si spalancò con uno scatto secco.
Rose.
Sua altezza snob. Entrò nel salotto con quell'andatura da gatta padrona, le mani fasciate in anelli d'oro e le labbra rosso sangue tirate in un'espressione annoiata. Indossava un kimono di seta lilla, probabilmente costato più dell'affitto mensile di metà gente delle Outer Banks.
«Ah, ancora al telefono?» mormorò, come se stesse passando lì per caso.
Non risposi. Non ne avevo voglia. Non con lei. Tornai a rivolgere la mia attenzione alla chiamata, cercando di mantenere la calma. «Écoutez, monsieur. Trois cent mille ne couvre même pas le transport. Je vous rappelle.» E riattaccai.
«Sai, potresti essere più educato con le persone che potrebbero farti guadagnare qualcosa,» disse Rose, incrociando le braccia.
«Sai, potresti non rompere il cazzo ogni volta che respiro,» risposi secco.
Lei fece un sorriso tirato, di quelli che ti fanno venire voglia di spaccare un bicchiere contro la parete. «Sei sempre così piacevole in casa, Rafe. Non c'è da stupirsi che tuo padre sia sparito senza dire una parola.»
Boom.
Mi girai lentamente verso di lei, lo sguardo che si fece tagliente. «Stai attenta a quello che dici, Rose.»
Lei scrollò le spalle con noncuranza e si sedette sul divano in pelle, accavallando le gambe. «Oh, per favore. Non farmi la morale. Tu non sai cosa vuol dire prendersi cura di qualcuno. Io sì. Sto gestendo tutto qui, da sola, mentre tu giochi al piccolo re spacciatore.»
«Sto gestendo il business di mio padre. Quello che lui mi ha lasciato, a differenza tua,» dissi, afferrando una bottiglia mezza piena di bourbon sul tavolino.
«Davvero? E Wheezie? Stai gestendo anche lei?» ribatté. «Sai dov'è?»
La bottiglia si fermò a mezz'aria. La guardai.
«L'ho lasciata in spiaggia. Non voleva venire via. Era infastidita da te, sai? Dice che non le parli più.»
«Cosa vuol dire che l'hai lasciata in spiaggia? Che ore sono?»
«Rafe, è una ragazzina. Non è fatta di zucchero, può anche starsene un po' da sola.»
«Alle sette di sera? Da sola, in spiaggia? Stai fuori di testa?» urlai.
Rose si alzò, la voce che si fece più tagliente. «Non alzare la voce con me. Io non sono una delle tue troiette da club. Sono tua madre, o quanto meno, la figura più vicina a una madre che tu abbia mai avuto.»
«Non sei mia madre,» dissi freddamente. «E non lo sarai mai.»
Ci fu un attimo di silenzio, un gelo sospeso tra noi.
Lei mi guardò come se volesse vomitare parole da mesi.
«Sai cosa? Almeno io ci sono rimasta. Tua madre se n'è andata. Tuo padre è scomparso. E Lara... beh...»
Il mio cuore si bloccò un secondo.
Rose sorrise. «L'ho incontrata. Qualche giorno fa. Era spettinata, sembrava stanca. Mi ha chiesto di te. E sai cosa le ho detto? Che te ne sei andato anche tu. Che sei scomparso con Ward.»
Mi irrigidii. I pugni stretti. Il sangue mi pulsava alle tempie.
«Hai detto... cosa?» domandai con voce bassa, quasi un ringhio.
«Che non eri più sull'isola. Che non c'eri. E sai perché? Perché mi ha guardata con quegli occhi da cucciolo ferito. E tu non meriti che lei ti trovi.»
Fu come se qualcosa si spezzasse dentro di me. Un cavo elettrico tagliato di netto. Feci un passo in avanti. «Sei una fottuta manipolatrice. Che cazzo ne sai di quello che merito io? Tu non sai niente. Lara non è affar tuo.»
«Lara era una distrazione. Ti ha reso debole. Guardati adesso: almeno sei tornato a essere utile.»
«No, guardami adesso. Freddo. Vuoto. Senza nessuno.» Avrei voluto tirare qualcosa, rompere quella calma di porcellana che la mansion si portava addosso da quando Ward era scomparso. «Tu non sai cos'ho fatto per lei. Cosa sono diventato per proteggerla.»
Rose alzò un sopracciglio. «Ah, sì? Tipo quando hai massacrato di botte quell'uomo all'autogrill?»
Mi paralizzai. Solo pochi lo sapevano. Lara. Io. E...
«Barry me l'ha detto,» sussurrò. «Gli hai chiesto di procurarti un avvocato. Bravo. Ma non pensare che io starò a guardare se i federali bussano alla porta.»
Fu come una coltellata. Quella storia... mi perseguitava ogni notte. Le mani coperte di sangue, il corpo a terra, il panico. Lara che tremava. Io che urlavo. E il silenzio assordante di quel bagno.
Serrando i denti, mi avvicinai a lei, tanto da sentire il suo profumo dolciastro nauseante. «Se solo nomini ancora una volta Lara, ti giuro che ti faccio sparire da questa casa.»
Lei sorrise, ma i suoi occhi tremavano. «Non hai più nessuno da proteggere, Rafe. E lo sai.»
Ad un centimetro dal suo viso «Se dici a qualcuno di questa storia...»
Feci una pausa.
«Farai la stessa fine di quell'uomo»
Mi voltai, senza aspettare risposta. Ogni muscolo del mio corpo stava urlando. Uscii dalla stanza, sbattendo la porta dietro di me. Il bourbon tremò sul tavolo, ma non cadde.
Salendo le scale, sentivo ancora la voce di Rose riecheggiarmi nella testa.
«Non c'è più nessuno...»
Eppure... c'era. Lara. Era tornata sull'isola. Lo diceva Rose, e Rose non avrebbe mai inventato una cosa del genere, non per farmi arrabbiare. Forse per ferirmi. Ma non per mentire. Se era vero...
Ora lei pensava che io non fossi sull'isola. Non mi avrebbe cercato, sapendo questo.
Doveva sapere la verità.
Che io sono sempre rimasto.
Forse, ad aspettarla.
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Reflections - Rafe Cameron
FanfictionLara Maybank, sorella gemella di JJ Maybank, è appena ritornata sull'isola delle Outer Banks dopo tre anni di assenza. Il rapporto burrascoso sia con la madre che con il padre la spinge con il tempo ad assumere un atteggiamento solitario, chiudendo...
