Lara
Mi tirai indietro leggermente, cercando aria, cercando spazio. Il suo sguardo era fisso sul mio, scuro e penetrante. «Rafe...» la mia voce era un sussurro rotto. «Non posso... non adesso.»
«Non puoi cosa?» disse, la voce tesa, grezza, piena di quella passione che mi faceva sentire viva e terrorizzata nello stesso tempo. «Non puoi lasciarti sentire? Non puoi...?»
Il suo corpo era così vicino al mio che potevo sentire il calore emanare da lui. E ogni parte di me voleva cedere, voleva abbandonarsi, dimenticare la rabbia, il dolore, il passato. Ma il passato non è qualcosa che si scorda così facilmente. E io lo ricordavo, ogni singolo errore, ogni volta che Rafe aveva sbagliato, ogni promessa spezzata, ogni lacrima versata per colpa sua.
«Io...» cercai le parole, ma la gola si chiuse. Mi allontanai di un passo, più di quanto avrei voluto. «Io... non posso fare questo. Non così.»
Rafe si irrigidì, ma non lasciò andare le mie mani. «Perché?» La sua voce era bassa, crudele nella sua intensità. «Perché vuoi sempre fuggire? Perché quando ti offro tutto quello che ho, tu lo rifiuti?»
«Perché...» la mia voce si spezzò in un singhiozzo, «perché ti amo. E questo mi fa male. Perché ogni volta che sto con te, ogni volta che ti sento vicino, ricordo tutto quello che abbiamo perso, tutto quello che hai fatto e tutto quello che avresti potuto essere e non sei stato!»
Le mie lacrime scorrevano liberamente, e questa volta non cercai nemmeno di fermarle. Il dolore era così reale, così profondo, che non riuscivo a respirare senza piangere. Rafe mi strinse più forte, come se volesse assorbire ogni mia emozione dentro di sé, ma io sentivo che il peso dei nostri errori era troppo grande.
«Lara...» disse, la voce tremante e grezza allo stesso tempo, «non lasciarmi andare. Ti prego.»
E io volevo cedere, volevo gettarmi nelle sue braccia e sparire da ogni pensiero, da ogni responsabilità, da ogni paura. Volevo solo sentire la sua pelle contro la mia, il suo respiro mescolarsi al mio, il suo cuore battere accanto al mio. Ma non potevo. Non ancora. Non quando sapevo che il nostro passato poteva distruggerci ancora.
Mi staccai, lentamente, tremante, e presi un respiro profondo. «Non posso, Rafe. Non adesso. Non dopo tutto quello che è successo.»
Lo vidi farsi serio, gli occhi pieni di quell'intensità crudele che mi aveva sempre attirato e spaventato allo stesso tempo. «Sei incredibile,» sussurrò, «sai quanto ti odio e quanto ti voglio allo stesso tempo?»
«E io ti odio per questo,» mormorai, la voce tremante. «Ti odio per avere il potere di farmi sentire così... per farmi dubitare di me stessa, di ogni scelta, di tutto quello che sono.»
Rafe rimase in silenzio per un lungo momento, come se stesse digerendo le mie parole, come se ogni frase mia fosse un coltello dentro di lui. Poi, con un movimento lento, passò una mano sul mio viso, sfiorandomi la guancia con una delicatezza che contrastava con la sua passione grezza. «Lara... io...»
Ma io mi allontanai, prendendo le distanze. Ogni passo che mi separava da lui era un passo doloroso, ma necessario. «Devo... devo stare sola,» dissi, la voce rotta ma ferma. «Devo capire. Devo... pensare a cosa voglio davvero. Non posso più lasciarmi travolgere così.»
Lo vidi crollare leggermente dentro di sé, il dolore e la frustrazione mescolati in uno sguardo che non avrei mai dimenticato. Ma sapevo che questa era l'unica cosa giusta da fare. Anche se il mio cuore urlava di restare, anche se il mio corpo voleva cedere alla sua vicinanza, dovevo proteggermi, dovevo ricordare chi ero, cosa avevo perso e quanto male potevo ancora provare.
«Rafe...» sussurrai, voltandomi verso la porta. «Non è perché non ti amo... è perché ti amo troppo per farmi ferire di nuovo.»
E con quelle parole, uscii dall'ufficio, sentendo il cuore spezzarsi pezzo dopo pezzo, mentre le mie lacrime continuavano a scorrere. Sapevo che lo avrei desiderato ancora, che lo avrei voluto ancora, ma per ora dovevo andarmene, dovevo mettere un confine tra la passione bruciante e il dolore che poteva consumarci.
La porta si chiuse dietro di me, lasciandolo solo con la sua rabbia, la sua passione e la nostra storia impossibile.
Io camminai giù per i corridoi della mansion, tremante, piangendo ancora, ma con la consapevolezza che avevo fatto ciò che dovevo. Anche quando il cuore mi chiedeva di tornare indietro, sapevo che per un po' dovevamo restare lontani.
E mentre scendevo le scale, sentivo ancora la sua presenza, come un'ombra incisa dentro di me, e sapevo che nulla, nessuno, poteva spezzare quel legame, anche quando tutto sembrava portarci lontano l'uno dall'altra.
STAI LEGGENDO
Reflections - Rafe Cameron
FanfictionLara Maybank, sorella gemella di JJ Maybank, è appena ritornata sull'isola delle Outer Banks dopo tre anni di assenza. Il rapporto burrascoso sia con la madre che con il padre la spinge con il tempo ad assumere un atteggiamento solitario, chiudendo...
