Nei mesi successivi...
L'omicidio dello sceriffo Peterkin era avvenuto settimane prima di quella sera.
Settimane prima della pioggia battente, delle urla, delle porte sbattute, e di quell'ultimo bacio amaro che Lara non riusciva più a togliersi dalla mente.
Il colpo era già stato sparato.
Il sangue, già versato.
E il cuore di Rafe Cameron, già irrimediabilmente compromesso.
Era cambiato tutto.
La morte di Peterkin aveva spaccato in due le Outer Banks.
Chi sapeva davvero — e taceva.
Chi credeva di sapere — e sbraitava.
E chi, come Lara, guardava tutto da lontano con lo stomaco in fiamme e un'unica certezza scolpita dentro: è stato lui.
Non le serviva una confessione.
Non le servivano testimoni.
Lo conosceva.
Lo leggeva nei suoi occhi, ogni volta che si drogava per dimenticare.
Ogni volta che urlava nel vuoto.
Ogni volta che, abbracciandola, sembrava cercare in lei un'ancora a cui non credeva più.
E lei, per un po', aveva provato a reggere.
A tenerlo in piedi.
A far finta che forse, forse, l'amore potesse bastare.
Ma l'amore non cancella un omicidio.
Non asciuga il sangue.
Non redime nessuno.
Quella sera, sotto la pioggia, era stata la fine.
Rafe era fatto.
Fuori controllo.
La rabbia aveva preso il sopravvento.
E Lara, che pure lo amava con una parte di sé che non riusciva a spegnere, aveva avuto paura.
Paura vera.
Di lui.
Di se stessa.
Di quello che sarebbe potuto accadere se fosse rimasta un minuto di più.
Lui l'aveva afferrata per il polso, le aveva parlato troppo vicino, con gli occhi rossi e le mani che tremavano.
Le aveva urlato addosso, poi le aveva chiesto scusa. Poi l'aveva quasi supplicata. Poi era crollato a terra.
E Lara se n'era andata.
Sotto l'acqua.
Sola.
A pezzi.
Da allora non lo aveva più visto.
Non davvero.
Qualche volta lo incrociava di sfuggita.
Alla marina, con i vestiti sporchi.
Per strada, a litigare con sconosciuti.
Sul retro di un bar, mentre tirava su da un sacchetto di polvere.
Era diventato un'ombra.
Sarah non gli rivolgeva la parola.
Ward lo trattava come un'arma da nascondere nel cassetto più buio.
E lui si rifugiava nella droga come se potesse cancellare ogni errore, ogni ricordo, ogni grido.
Lara, intanto, cercava di riprendersi.
Aveva smesso di fumare, anche se ogni tanto le tornava la tentazione.
Aveva ricominciato a frequentare Kiara, almeno nei pomeriggi silenziosi in cui l'unica cosa che riuscivano a fare era guardarsi e dirsi: "Non ci credo che sia successo davvero."
JJ era più instabile del solito.
Non diceva mai apertamente "parliamo di Rafe", ma lo leggeva negli occhi della sorella ogni volta che lei tornava a casa con lo sguardo spento.
Poi era arrivata la notizia bomba.
John B accusato dell'omicidio dello sceriffo Peterkin.
Lui, che con quella storia non c'entrava nulla.
Lui, che aveva la sola colpa di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Ward Cameron, senza alcuna esitazione, aveva spostato ogni responsabilità sul ragazzo.
La stampa impazziva.
I notiziari locali parlavano di "omicidio premeditato", di "follia giovanile", di "pena capitale".
E Lara si sentiva impotente.
Lei sapeva.
Sapeva chi aveva premuto il grilletto.
Sapeva chi aveva guardato la morte negli occhi senza nemmeno battere ciglio.
Eppure non disse niente.
Non riuscì.
Perché denunciare Rafe significava scavarsi una ferita che non sarebbe mai guarita.
Non fu necessario, alla fine.
John B scappò.
Con Sarah.
Insieme.
Disperati e innamorati.
Due ragazzi braccati come animali, in fuga da un sistema marcio.
Lara guardava le foto sui giornali, la faccia di Sarah stampata ovunque, e non riusciva a pensare ad altro se non a come tutto fosse andato in frantumi.
Il gruppo non esisteva più.
I Pogue erano divisi.
I Cameron in rovina.
E lei...
Lei vagava senza meta.
Cominciò a pensare seriamente di tornare a Miami.
Lì, almeno, sapeva cosa aspettarsi: freddezza.
Giudizi.
Forse un altro rifiuto da parte di sua madre.
Ma almeno non avrebbe più sentito quell'odore: salmastro, benzina, bugie.
Miami era lontana.
Dolorosa.
Ma forse era tempo di chiudere il cerchio.
Forse doveva tornare da quella donna che un anno prima le aveva urlato contro:
«Fuori da casa mia! Non tornare mai più!»
All'epoca Lara aveva giurato di non volerla vedere mai più.
Ma adesso si chiedeva se, in fondo, non fossero simili: due donne orgogliose, ferite, testarde.
Magari sua madre, vedendola lì sulla soglia, avrebbe lasciato da parte l'orgoglio.
Magari no.
Intanto, ogni notte, Lara apriva il sito delle prenotazioni.
Guardava i voli per Miami.
Sceglieva una data.
Inseriva i dati.
E poi chiudeva tutto prima di cliccare su "paga ora".
Perché una parte di lei era ancora lì.
Intrappolata.
Incatenata a quell'isola.
A JJ.
Ai suoi ricordi.
A quella stanza in cui Rafe le aveva detto "ti voglio tutta per me" con voce rotta.
A quella maledetta pioggia.
A quell'ultima sigaretta gettata via.
E soprattutto... a lui.
Che ora era solo, disperato, e sempre più lontano da tutto.
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Reflections - Rafe Cameron
Fiksi PenggemarLara Maybank, sorella gemella di JJ Maybank, è appena ritornata sull'isola delle Outer Banks dopo tre anni di assenza. Il rapporto burrascoso sia con la madre che con il padre la spinge con il tempo ad assumere un atteggiamento solitario, chiudendo...
