Rafe
Non so quanto tempo è passato da quando Lara ha sbattuto quella porta.
Un'ora? Due?
Forse dieci minuti.
O forse un giorno intero.
Il tempo è un concetto strano quando sei fatto.
Soprattutto quando sei fatto e stai da solo con te stesso.
La peggior compagnia possibile.
Mi accascio sul letto. La testa mi pulsa, lo stomaco è vuoto, e il petto... il petto fa male.
Un dolore vero, fisico.
Tipo quando ti prendono a pugni.
Solo che questa volta il pugno era la sua voce.
Il suo sguardo deluso.
Il modo in cui si è divincolata dalla mia presa.
Come se fossi un mostro.
E forse lo sono.
Mi alzo di scatto e vado allo specchio.
Mi guardo.
C'ho le occhiaie viola, la pelle sudata, le labbra secche.
Sembro uno che non dorme da giorni.
Sembro mio padre.
No.
Peggio.
Prendo il primo oggetto che mi capita a tiro — un posacenere — e lo lancio contro il muro.
Si frantuma in mille pezzi.
Come me.
«Stronzo...» mormoro, ma non so nemmeno a chi lo sto dicendo.
A me stesso?
A Dio?
A quel cazzo di mondo che si ostina a girare anche quando crolla tutto?
Mi passo una mano tra i capelli.
Mi fanno male le mani. I muscoli. La testa.
Ogni parte del mio corpo urla.
Ma nessuno sente.
Tranne lei.
Lei... l'ha sempre sentito.
E io?
Io l'ho spaventata.
Porca puttana.
Mi butto di nuovo sul letto, ma stavolta di lato, con la faccia sul cuscino.
Il suo profumo è ancora lì.
Quel cazzo di profumo alla vaniglia che non mi piaceva nemmeno... e ora mi lacera il petto solo a sentirlo.
Mi fa venire voglia di piangere.
E io non piango.
Mai.
Non più.
Ripenso alle sue parole.
«Mi stai urtando.»
«Questo non è amore.»
«Non giurarmi più niente, Rafe.»
Come faccio a spiegarle che è l'unica che ha mai visto qualcosa in me che non fosse marcio?
Che quando mi guarda, per un attimo, mi sento umano?
Che senza di lei, tutto questo — tutto me — torna ad essere spazzatura?
Forse non posso.
Mi alzo di nuovo. Barcollo.
L'effetto sta scendendo, ma il vuoto rimane.
Prendo il telefono.
Apro la chat con lei.
Scrivo qualcosa.
Lo cancello.
Scrivo di nuovo.
Ancora cancello.
"Mi dispiace."
Troppo poco.
"Torna qui."
Troppo egoista.
"Ti amo."
Troppo tardi?
Alla fine, chiudo il telefono.
Lo lancio sul divano dall'altra parte della stanza.
Sento il rumore sordo del colpo.
Mi lascio cadere per terra, le ginocchia contro il petto.
Come facevo da piccolo, quando mia madre se ne andò e mio padre mi guardò come se fosse colpa mia.
E forse, anche stavolta... lo è.
Mi chiedo dov'è adesso.
Lara.
Se è a casa.
Se sta piangendo.
Se mi odia.
O peggio... se ha deciso che ha finito di provarci.
Ho distrutto tutto con quelle cazzo di mani.
Quelle stesse mani che le accarezzavano il viso, la pelle, i fianchi...
Quelle mani che le stringevano le dita quando dormivamo vicini.
Quelle stesse mani che oggi le hanno fatto paura.
Codardo.
Mi alzo per l'ennesima volta.
Apro la finestra.
Piove ancora.
La pioggia mi entra sul viso.
Mi fermo lì, a guardare fuori.
Mi viene da uscire, cercarla, dirle che sono un disastro... ma che voglio aggiustarmi.
Per lei.
Con lei.
Ma resto fermo.
Perché ho paura.
Non della pioggia.
Non di JJ, che mi spaccherebbe la faccia se solo sapesse cos'ho fatto.
Non del mondo.
Ho paura di guardarla negli occhi e scoprire che, stavolta, davvero... non c'è più niente da salvare.
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Reflections - Rafe Cameron
FanfictionLara Maybank, sorella gemella di JJ Maybank, è appena ritornata sull'isola delle Outer Banks dopo tre anni di assenza. Il rapporto burrascoso sia con la madre che con il padre la spinge con il tempo ad assumere un atteggiamento solitario, chiudendo...
