Lara
Alla fine lo aveva fatto. Aveva approfittato di un'offerta last minute su booking.com, e aveva acquistato quel biglietto di sola andata per Miami. Aveva scritto la madre, per informarla, ed era partita.
Annie non era molto contenta, e questo glielo fece capire in tutti i modi: con le parole, con i gesti.
Però non avevo scelta.
Non avevo soldi. Né una casa che potessi definire tale.
Era l'unica opzione possibile.
Rimanere su quell'isola sarebbe stato troppo doloroso. Sapendo di vivere a pochi centinaia di metri da Rafe, mi faceva male al cuore.
Ma la mia permanenza a Miami non persistette a lungo. Lei mi odiava. Mia madre, intendo.
Non provava neanche a nasconderlo.
Diceva che assomigliavo troppo a Luke, e non solo esteticamente.
Mi odiava per questo.
Cercavo di compiacerla in tutti i modi. Le facevo da donna delle pulizie, da cuoca, da babysitter. Ma niente. Non mi ha mai voluto bene veramente.
E suo marito? Quel porco l'ho beccato a toccarsi mentre facevo yoga nel salotto.
Dopo questa storia, decisi di metterci un punto.
Quella città non era mia.
Non mi apparteneva. Mi mancavano le outer banks, anche dopo tutto quello che era successo.
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Tornare alle Outer Banks era stata una decisione istintiva.
Non avevo un piano, non avevo un posto preciso in cui andare.
Avevo solo una certezza: non potevo restare un minuto di più a Miami.
Ero tornata da mia madre con l'illusione che le cose potessero essere diverse.
Credevo, o forse speravo, che il tempo l'avesse cambiata.
Che magari il silenzio degli anni avesse lasciato spazio a un po' di amore, o almeno al rispetto.
Ma Annie era rimasta esattamente com'era.
Stessa freddezza negli occhi, stessa lingua tagliente, stessa rabbia sottile che sembrava voler sempre trovare un colpevole per la sua infelicità.
E quel colpevole ero sempre io.
"Non sei come tuo fratello," mi aveva detto una sera, dopo l'ennesimo silenzio carico di ostilità.
Ero scoppiata a ridere, ma dentro mi si era spezzato qualcosa.
Non c'era niente di nuovo in quelle parole.
Le conoscevo fin troppo bene.
Le avevo sentite quando avevo sedici anni, e poi a diciassette, e ancora una volta prima di essere cacciata via di casa.
E adesso di nuovo, come se il tempo si fosse piegato su sé stesso.
Quella notte avevo raccolto le mie cose e me ne ero andata senza fare rumore.
Un piccolo hotel mi aveva offerto riparo per qualche giorno.
I muri erano umidi, la luce del bagno tremolava, ma almeno ero sola.
E in quella solitudine, avevo fatto la scelta che avevo cercato di evitare per mesi.
Tornare.
Tornare là dove tutto era iniziato.
Dove avevo lasciato JJ.
Dove avevo lasciato me stessa.
E dove avevo lasciato... Rafe.
Il biglietto lo comprai con i pochi soldi che avevo messo da parte.
Sola andata.
Senza pensare troppo.
Perché se ci avessi pensato troppo, non lo avrei fatto.
Quando l'aereo atterrò e mi ritrovai di nuovo sull'isola, sentii un nodo in gola.
Il cielo era grigio, coperto da nuvole pesanti.
Sembrava che anche il tempo sapesse chi ero, e cosa mi portavo addosso.
Mi diressi subito verso la casa di mio padre.
Era l'unico posto in cui potevo appoggiarmi, almeno per i primi tempi.
Non avevo idea di come avrebbe reagito nel vedermi, ma avevo la speranza, per quanto flebile, che almeno lui potesse offrirmi un letto.
Anche se la sua presenza era sempre stata più un'ombra che un conforto.
Quando arrivai, però, capii subito che qualcosa non andava.
La casa era spenta, abbandonata.
Posta ammucchiata nell'ingresso.
Stoviglie incrostate nel lavandino.
Coperte buttate su un divano polveroso.
Nessuna traccia di lui.
Il giorno dopo, una vicina che conoscevo da piccola si avvicinò per curiosare.
Aveva quel tono di voce finto cordiale, come se volesse darmi una notizia tragica ma senza sporcarsi troppo.
Mi disse che era stato arrestato settimane prima.
Aggressione.
Violenza, forse.
La voce si abbassò nel dirlo, come se fossi io quella che doveva vergognarsi.
E così mi ritrovai sola.
Ancora una volta.
Senza JJ.
Senza madre.
E senza alcuna idea di cosa fare.
Decisi comunque di restare.
Mi sistemai alla meglio nella vecchia stanza sul retro.
Pulii quel che potevo.
Spostai qualche mobile.
Cercai di rendere abitabile una casa che odorava di muffa, alcool e passato.
JJ mi scriveva ogni tanto.
Messaggi brevi, criptici, come se avesse paura che qualcuno li intercettasse.
Sapevo che era alle Bahamas con gli altri, ma evitavo di chiedere dettagli.
Lo facevo per proteggerlo, ma anche per proteggere me stessa.
Era l'unico legame ancora vivo, ed era abbastanza.
Poi c'era lui.
Rafe.
Non lo avevo visto, ma lo sentivo ovunque.
Nei vicoli, nelle voci della gente.
Nel silenzio della notte.
Il suo nome aleggiava ancora sull'isola, come una nuvola carica di tensione.
Ward Cameron era scomparso dopo essersi preso la colpa per l'omicidio dello sceriffo Peterkin.
E Rafe era rimasto solo.
Con i suoi demoni.
Con la droga.
Con il suo silenzio che urlava più di qualsiasi parola.
Ogni tanto mi chiedevo se sapesse che ero tornata.
Se avesse intuito qualcosa.
Se anche solo per un istante, mentre camminava in riva al mare, gli fosse venuto un dubbio.
Io invece cercavo di costruirmi una nuova quotidianità.
Passeggiate sulla spiaggia la mattina.
Un po' di cibo comprato al minimarket con il resto dei miei risparmi.
Lavoretti saltuari, quando qualcuno era disposto a ignorare il mio cognome.
Non era facile.
E non era vita.
Ma era quello che avevo.
Eppure, ogni volta che chiudevo gli occhi, il suo volto mi appariva.
Le sue mani.
La sua voce, roca, imperfetta.
Il modo in cui mi guardava quando credeva che non lo vedessi.
Era finita da mesi, e io continuavo a sentirlo sotto pelle.
Avevo provato a odiarlo.
Avevo tentato di convincermi che fosse tossico, che fosse solo dolore.
Ma la verità era più complicata.
Lo avevo amato.
Lo avevo amato come si ama chi ti somiglia.
Chi ha le stesse crepe.
Chi riconosce i tuoi silenzi.
E ora eravamo due fantasmi nella stessa isola.
Lontani.
Ma mai davvero distanti.
Mi chiedevo se lo avrei rivisto.
Se un giorno ci saremmo ritrovati per caso, in una strada qualunque, sotto la pioggia o davanti a una spiaggia.
Se avremmo detto qualcosa.
O se ci saremmo solo guardati, lasciando parlare tutto ciò che ci era rimasto dentro.
Ma per ora, ero sola.
In quella casa vuota.
Con i miei pensieri.
Con i miei ricordi.
E con la sensazione che, prima o poi, qualcosa sarebbe successo.
Perché certe storie non finiscono.
Si sospendono.
E aspettano.
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Reflections - Rafe Cameron
FanfictionLara Maybank, sorella gemella di JJ Maybank, è appena ritornata sull'isola delle Outer Banks dopo tre anni di assenza. Il rapporto burrascoso sia con la madre che con il padre la spinge con il tempo ad assumere un atteggiamento solitario, chiudendo...
