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Lara

Non era la prima volta che uscivo da quel bar a mani vuote. Eppure, quella mattina, ci avevo creduto davvero. Mi ero alzata, mi ero sistemata per bene, avevo persino lasciato a casa la mia solita espressione da "non parlatemi, grazie". Volevo un lavoro. Un dannato impiego qualsiasi. Servire ai tavoli, lavare piatti, pulire i bagni—non mi importava. Volevo solo qualcosa che mi tenesse la mente occupata, che mi desse uno scopo per non buttarmi giù, per non ricadere nei soliti abissi.

E invece niente. "Abbiamo già lo staff al completo." Il modo in cui la manager mi aveva liquidata, senza neanche guardarmi negli occhi, mi aveva bruciato più del rifiuto in sé. Mi ero seduta al bancone per bere qualcosa, anche solo per respirare. Avevo ordinato un caffè—più per principio che per gusto—e l'ho vista entrare. Rose. Spavalda, vestita da snob come se stesse per partecipare a un brunch da mille dollari e non per entrare in un bar qualsiasi delle Outer Banks.

«Lara Maybank,» aveva detto con un sorrisetto. «Pensavo fossi tornata a Miami.»

Mi si era gelato il sangue. Non mi aspettavo di trovarmi davanti Rose Cameron, non lì, non così.

«Infatti.» avevo risposto, stringendo la tazza tra le mani. Avevo già voglia di andarmene.

«Sei già tornata?» Chiese, curiosa, ma sempre formale.

Annuii, guardando la mia tazzina del caffè, pensierosa.

«E...Rafe?»

«Sai, non c'è più. È andato via da tempo. Come Ward.»

Avevo smesso di respirare per qualche secondo. Le sue parole mi avevano colpita come un pugno nello stomaco. Mi aveva guardato, misurando la mia reazione, e poi si era voltata per ordinare il suo drink.

Non avevo detto nulla. Non ero riuscita. Avevo pagato il mio caffè ancora pieno, e me ne ero andata.

Il mondo mi era crollato addosso. Mi sembrava di vivere sotto il peso di un'incudine. Non riuscivo a crederci. Rafe... se n'era andato? Senza dirmi nulla? Senza neanche... provare? Ero rimasta immobile per ore, nel letto della casa vuota di mio padre, fissando il soffitto. Sentivo il ronzio della mia mente, il battito accelerato del cuore, e poi... solo il silenzio.

———-

Per giorni non feci altro che fumare e pulire. Pulivo ogni angolo della casa, le finestre, i ripiani della cucina, le piastrelle del bagno, anche i muri, come se volessi cancellare ogni traccia del mio passato. Ogni fumo di sigaretta che si diffondeva nella stanza era come un'altra parte di me che si arrendeva. Avevo di nuovo ripreso il vizio, e male. Una dietro l'altra. Senza filtri. Senza limiti.

Il tempo passava lento. Il telefono era muto. Nessuno mi cercava, e io non cercavo nessuno. Tranne Barry.

Non ci vedevamo da mesi, ma sapevo che lui sarebbe stato ancora lì, sempre nello stesso posto, come un pilastro storto ma solido. Barry ci aveva visti crescere, me e JJ. Luke, nostro padre, lo pagava per tenerci d'occhio mentre andava a drogarsi. Allora io e JJ eravamo piccoli. Troppo piccoli. Ma Barry non era mai stato cattivo con noi. Era ruvido, tossico e pericoloso, ma mai crudele.

Mi accolse con la stessa faccia stanca di sempre.

«Guarda chi si rivede. Pensavo fossi morta.»

«Non ancora» avevo detto, abbassando il cappuccio del mio maglione.

Ci sedemmo nel retro della sua roulotte. Gli raccontai poco, perché Barry non era il tipo da storie lunghe. Ma gli dissi che avevo visto Rose, che mi aveva detto che Rafe non era più sull'isola.

Barry mi guardò con un sopracciglio alzato, tirando fuori una sigaretta già mezza consumata.

«E tu le hai creduto?»

Reflections - Rafe CameronDove le storie prendono vita. Scoprilo ora