Lara
«Non devi esserlo,» mormorò, la sua voce così calma da farmi male. Mi prese la mano — la mia, che tremava appena — e la tenne tra le sue come se fosse qualcosa da proteggere. Come se non fosse lui il motivo per cui mi sentivo un vetro rotto, sparso in mille schegge taglienti.
Lo guardai. Non con rabbia. Non più. Con smarrimento. Perché cazzo si comportava così? Perché adesso sembrava che volesse salvarmi, quando io mi ero affondata da sola, mesi prima, anche e soprattutto per colpa sua?
Avevo la gola chiusa, le parole incastrate sotto la lingua come spine. Eppure, tra il frastuono della festa, la musica che batteva forte dalle casse, il chiacchiericcio attorno a noi, tutto sembrava sfocato. C'era solo lui. Solo Rafe.
Ma non potevo cancellare tutto quello che era successo mesi prima.
Scossi la testa.
Strizzai gli occhi.
Lasciai la sua presa sulla mia mano, guardando altrove.
«Non toccarmi»
Sospirò. Aveva quasi paura di fare qualcosa che mi avesse fatto scappare via. Paura di ogni mio singolo passo.
Di ogni singola mossa.
Abbassai lo sguardo sulle sue mani, chiuse a pugno.
«Perché Rose...» domandai, improvvisamente.
Ingoiai la rabbia. «Perché le hai lasciato dire a me che eri andato via?»
Lo vidi irrigidirsi. «Perché Rose è una stronza manipolatrice. E non le ho lasciato dire un cazzo. Ha agito alle mie spalle.»
Chiusi gli occhi. Le sue parole mi fecero più effetto di quanto volessi ammettere.
«Perché non mi hai cercata tu?» dissi quasi in un sussurro, tremando.
Ci fu una pausa. E poi: «Perché mi odiavi.»
La sincerità tagliò più di qualsiasi urlo, di qualsiasi litigio. Mi lasciò stordita, come una doccia fredda dopo un sogno bello.
«Non ti odio,» dissi, più a me stessa che a lui. «Non ti odio Rafe...» E mi resi conto che era vero. Lo avevo maledetto, sì. Avevo pianto per lui. Ma non lo avevo mai odiato. Mai davvero.
«Non ti ho mai odiato»
Scossi la testa.
«Mai»
Lui mi guardava. Ma non con lo sguardo perso e sregolato che ricordavo. Non con lo sguardo di uno strafatto fuori controllo, pronto a fare a pugni col mondo. No. Ora c'era una lucidità in quegli occhi azzurri, una freddezza contenuta. Qualcosa di diverso.
«Sei cambiato,» mormorai.
Lui fece un mezzo sorriso. Ironico. «Pure tu.»
«In peggio.»
Scosse la testa. «No. In sopravvivenza.»
Non so perché, ma quelle parole mi fecero tremare. Perché era vero. Io non ero più la ragazza che era andata via anni prima da Miami con la speranza di rifarsi una vita. Non ero nemmeno quella che era tornata piena di aspettative. Ero diventata... una sopravvissuta. Una che si alzava solo per non morire schiacciata dal peso dei ricordi. Una che fumava per dimenticare e beveva per sentirsi viva.
Rafe si chinò verso di me, solo di qualche centimetro, il volto più vicino al mio.
«Ti va di uscire da qui?»
Lo guardai, tesa. «Dove?»
«Non lo so. Lontano da questi. Non sei tipo da festa, Lara.»
Deglutii. Non lo ero più, in effetti.
«Va bene.»
⸻
La notte ci accolse con la sua aria salmastra e umida. Camminammo in silenzio lungo la strada sterrata per raggiungere l'auto di Rafe. Il cielo era velato, senza stelle, ma per la prima volta dopo giorni sentivo il petto aprirsi, anche solo un po'.
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Reflections - Rafe Cameron
FanfictionLara Maybank, sorella gemella di JJ Maybank, è appena ritornata sull'isola delle Outer Banks dopo tre anni di assenza. Il rapporto burrascoso sia con la madre che con il padre la spinge con il tempo ad assumere un atteggiamento solitario, chiudendo...
